Progetto Museo: Torre dei Caduti

BERGAMO DALLE SUE TORRI
TORRE DEI CADUTI
un balcone sulla città

progettista: architetto Marcello Piacentini
committente-. Comune di Bergamo
costruzione: 1922-1924
inaugurazione: 27 ottobre 1924
altezza: m 45
misure esterne: m 7,50 x 7, 60
numero gradini per accedere alla balconata panoramica: 192

al primo piano
sacrario dei Caduti nella guerra 1915-1918

ai piani superiori
storia del luogo e del monumento

Il prato di S. Alessandro e la Fiera

Dove ora sorge la Torre dei Caduti ci fu per secoli un prato, uno spazio libero tra i borghi che si diramavano dalla città sul colle.
Questo prato era sede di una Fiera annuale, documentata già alla fine del IX secolo e che si apriva in coincidenza con le feste patronali di S. Alessandro (26 agosto).
A monte nacque nel Quattrocento, dalla fusione di undici ospedali minori, l'Ospedale grande di S. Marco, (di questo impianto, demolito negli anni Trenta del secolo XX, rimane la chiesa).
Prossimo al luogo dov' è la Torre c'era il convento domenicano femminile di S. Marta, fondato nel secolo XIV e soppresso nel 1796 (del complesso rimane il chiostro, restaurato nel 1934). 
Nella prima metà del Settecento per la Fiera, da tempo di fama internazionale, venne deliberata una costruzione fìssa in muratura di mattoni, eseguita negli anni 1734-1740: l'edifìcio su pianta quadrangolare (lato di m 147) vedeva allineate 540 botteghe, secondo uno schema ortogonale. 
Nella piazza centrale alberata era posta una fontana, che è la stessa oggi al centro di piazza Dante.



La sistemazione dell'area della Fiera

La crisi della Fiera di Bergamo cominciò verso la metà
dell'Ottocento. Alla decadenza commerciale dell'impianto, dovuta ai nuovi sistemi intemazionali dei trasporti e all'evoluzione dei metodi produttivi, s'intrecciarono i problemi di una evoluzione urbana che si attuava con il sistematico trasferimento nella parte bassa della città di tutte le funzioni direzionali, eccetto quella religiosa. Il vuoto tra i borghi, proprio al centro della città piana in fase di crescita,
appariva come un'anomalia da correggere.
Si studiarono piani regolatori per questa parte della città. Furono varati progetti di trasformazione dei fabbricati della Fiera e sue adiacenze: questo diventò nel 1906 il tema di un concorso nazionale al quale parteciparono undici concorrenti. Il risultato più importante del concorso fu la relazione della commissione giudicatrice (presidente: arch. Gaetano Moretti; segretario: Ugo Ojetti) che spiegava le
ragioni della bocciatura di tutti i progetti e proponeva uno schema di altezze da rispettare per "portare il maggiore rispetto possibile al panorama dell'alta città", come stabiliva il bando. 
Un nuovo concorso a doppio grado vide vincitore assoluto il progetto presentato da Marcelle Piacentini, con l'ingegnere Giuseppe Quadroni di Roma.

L'architetto Marcello Piacentini

Marcello Piacentini (Roma 1881-1960) fu il regista autorevole esagace della costruzione del nuovo centro di Bergamo. 
Più della soluzione urbanistica generale, che risentì degli schemiortogonali già presenti nella vecchia Fiera e adottati nei piani varati dal Comune attorno al 1890 per la sistemazione di quell'area, vanno riconosciuti a Piacentini gusto colto e sapienza compositiva nella progettazione del nuovo complesso.
 Usufruendo della collaborazione di professionisti locali, dialogando con le forze economiche di una città in fase di espansione, accordandosi con un'Amministrazione Comunale solerte e attenta alle norme e alle scadenze da rispettare. Piacentini lasciò qui un'opera considerata significativa nella storia dell'urbanistica italiana: un nuovo centro urbano veniva costruito all'esterno di quello antico, che rimaneva intatto.
L'intervallo di tempo tra la vittoria al concorso (1908) e la finedella prima guerra mondiale (1918), quando iniziarono i lavori, servì per una maturazione delle questioni organizzative e dellesoluzioni formali.
La costruzione del nuovo centro in armonia ambientale con la città antica, la maggiore iniziativa edilizia felicemente compiuta inBergamo nel secolo XX.

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