Progetto Museo: Complesso della Rocca

Il complesso sorge sul colle di S.Eufemia, sulle cui falde si sono stabiliti i celti, i primi abitanti di Bergamo nel IV secolo a.C., costruttori del nucleo originario della fortezza. I romani successivamente hanno mantenuto il carattere militare dell'area, aggiungendovi un altare dedicato a Giove: una lapide rinvenuta in Rocca, che prova il culto al padre degli dei, è conservata nel Museo archeologico.

La struttura moderna della Rocca viene realizzata tra il 1331 e il 1336: un mastio a pianta rettangolare con quattro torri quadrate agli angoli, collegate da camminamenti e con merlatura ghibellina. A iniziare la costruzione è Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia, a cui la città di Bergamo si dona nel 1331, rinunciando alla condizione di libero comune, nella speranza di porre fine alle lotte intestine tra famiglie ghibelline e famiglie guelfe. Giovanni non ha il tempo però di portare a termine il progetto: a completare il complesso è Azzone Visconti, che si impadronisce della città nel 1332, inaugurando 96 anni di duro dominio visconteo sul territorio bergamasco.

L'arrivo dei veneziani nel 1428 segna l'inizio di un nuovo dominio, meno duro del precedente, ma molto più lungo: sarebbe terminato con l'arrivo di Napoleone nel 1797. I nuovi signori di Bergamo intervengono sull'assetto urbano cittadino: Bergamo, terra di confine tra la repubblica serenissima e la Milano spagnola, deve essere adeguatamente fortificata. Oltre a realizzare una cinta di mura intorno alla parte bassa della città (1430-1450) -le Muraine abbattute all'inizio del Novecento, che transitavano dove ora sorge Porta Nuova- e le mura che ancora circondano la parte alta (1561-1590), i veneziani aggiungono alla Rocca il torrione circolare di sud-est (1455-1458) e il fabbricato per alloggiare gli artiglieri (fine 1500). Il torrione, privo di merlatura, con la base inclinata "a scarpa", è alto 23 metri ed è diviso all'interno in tre piani, collegati da scale asportabili. Adibito anche a deposito di polvere da sparo, per due volte esplode e viene ricostruito dai veneziani. L'edificio interno per gli artiglieri, detto Scuola dei bombardieri, era a due piani, ma il secondo non è più visibile essendo stato abbattuto agli inizi del Novecento.

Nel 1814, con l'arrivo degli austriaci in Lombardia, la Rocca diviene una delle sedi delle truppe destinate al controllo del territorio. Gli eventi insurrezionali del 1848-49 coinvolgono direttamente il complesso. Il 25 marzo 1849 Gabriele Camozzi, patriota bergamasco, entra in città alla guida di un gruppo di volontari incaricato di spalleggiare l'esercito di Carlo Alberto, che qualche giorno prima aveva ripreso la I guerra d'indipendenza contro gli austriaci, interrotta nell'agosto 1848. Attaccati dalla colonna Camozzi, gli austriaci si asserragliano nella Rocca e da qui, per tre giorni (27-29 marzo), cannoneggiano la città con quattro mortai da bomba, due obici e due cannoni di grosso calibro, mentre i volontari di Camozzi dalle torri, dai campanili e dagli abbaini sparano sui nemici. Preoccupato dei danni subiti dalla città, Camozzi decide il 29 marzo di interrompere l'assedio alla Rocca e di negoziare una tregua con gli austriaci. Avuta poi notizia della sconfitta subita dai piemontesi a Novara, che decreta l'insuccesso della guerra, Camozzi lascia Bergamo, mentre gli austriaci avviano una dura repressione: arresti, confisca dei beni, fucilazioni, imposizione di tasse straordinarie si susseguono e la Rocca si trasforma nel carcere dei patrioti bergamaschi. L'ampio parco che circonda la fortezza, oggi denominato Parco delle rimembranze, diviene teatro delle fucilazioni dei bergamaschi arrestati per "reati politici": sul muro esterno, in prossimità della scala che conduce al sottostante Convento di S.Francesco, sede del Museo storico della città, è visibile una lapide che riporta i nomi di alcuni

condannati. In realtà per molti di loro la colpa non era di aver cospirato contro gli austriaci, ma solamente di possedere armi, un reato che la legge austriaca colpiva con la pena di morte anche se le armi rinvenute nelle mani degli arrestati erano gli strumenti da taglio e da caccia da loro comunemente usati per il lavoro di contadini. Non si conosce con esattezza il numero dei fucilati, ma di alcuni di loro è rimasta la storia nelle carte di don Premerlani, il sacerdote che assisteva i condannati a morte, conservate presso il Museo storico della città.

La liberazione di Bergamo dagli austriaci, avvenuta per mano di Garibaldi l'8 giugno 1859, mentre i franco-piemontesi si battevano vittoriosamente nella zona del Garda contro le truppe di Vienna, segna l'ingresso della città e del suo territorio nel Regno d'Italia. La Rocca diviene sede delle truppe italiane e carcere per reati comuni.

E' degli anni venti del Novecento il passaggio di proprietà del complesso dallo Stato al Comune di Bergamo, che avvia un restauro inteso a restituire la Rocca al suo aspetto originario. L’edificio viene visto in quegli anni, per il ruolo avuto nella storia locale, come la sede ideale per la celebrazione degli eventi politico-militari e degli uomini che avevano realizzato l'unità d'Italia tra Ottocento e Novecento. Nel 1928 all'interno dell'ex Scuola dei bombardieri viene trasferito il Museo del Risorgimento, mentre l’anno prima il Parco adiacente la Rocca veniva dedicato ai caduti della I Guerra mondiale: si crea un'ideale continuità tra le battaglie risorgimentali e la I Guerra mondiale, che, per la liberazione di Trento e Trieste dagli austriaci, viene considerata la IV Guerra d'indipendenza.

 

Obice da 100/17 modello 14 austriaco

Semovente M14/41 prodotto dalla ditta Ansaldo di Genova. Obice da 75/13.
Il modello è stato prodotto in qualche centinaio di esemplari. Rappresenta 
il miglior mezzo corazzato italiano, efficiente in particolare nel tiro anticarro. 
Semoventi di questo modello sono stati usati nella guerra in Africa Orientale 
e anche dalle truppe tedesche dopo l'8 settembre 1943. Sono rimasti in 
dotazione all'esercito italiano nel secondo dopoguerra.
L'esemplare presente in Rocca è completo esternamente (mancano solo 
i tubi di scappamento), ma la canna è stata sostituita con un simulacro 
dissimile all'originale.

Cannone anticarro daa 47/31 modello 35 Italia, ma di origine austriaca

Il museo accoglie in seguito un aereo pilotato da Antonio Locatelli, oggi in restauro, e la sezione dedicata alla Resistenza, allora considerata il Terzo Risorgimento. Negli anni Ottanta, per problemi di sicurezza e per l'obsolescenza delle strutture e dell'esposizione, il Museo viene chiuso: dal 1997 il Museo storico della città ne ha raccolto l'eredità, rinnovando sia i contenuti che i criteri espositivi.

L'ex Scuola dei bombardieri non è visitabile, perché oggetto di lavori di restauro che la trasformeranno nella sezione del Museo storico riservata alle due guerre mondiali; restano aperte al pubblico le altre aree interne al complesso della Rocca.

Salendo da Piazzale Brigata Legnano si entra, attraverso un arco a tutto sesto, nel cuore del complesso. Originariamente si accedeva alla Rocca solo per mezzo di scale di legno, ritraibili in caso di pericolo; sempre in caso di pericolo, due aperture, dette caditoie, visibili sopra l'arco d'ingresso -una rettangolare ed una quadrata più in alto- consentivano di colpire gli assalitori. Lungo i lati dell'arco scorrono le due guide del cancello che chiudeva la Rocca, mentre sulla destra è visibile la targa che ricorda la dedizione di Bergamo a Giovanni di Lussemburgo. Superato l'ingresso si accede al cortile centrale. Di fronte all'entrata sorge l'ex Scuola dei bombardieri e all'estrema destra è visibile un argano con catena utilizzato per manovrare il ponte levatoio della Porta del soccorso, un'apertura che consentiva sia la fuga in caso di pericolo, sia l'ingresso di viveri e truppe di rincalzo durante gli assedi: la porta si vede all'esterno sopra la lapide dedicata ai bergamaschi fucilati dagli austriaci.

Di fronte all'ex Scuola dei bombardieri si trova la chiesa di S.Eufemia, d'epoca paleocristiana (V sec. d.C.), costruita sul luogo ove già esisteva un antico tempio pagano e dedicata a S. Eufemia in Calcedonia, ove si è tenuto nel 451 d.C. il concilio che condannava l'eresia monofisita. Di originale resta solo l'abside: la pianta circolare è stata dimezzata in occasione della costruzione della Scuola, mentre la facciata è stata ricostruita negli anni Trenta del Novecento e gli affreschi interni sono opera moderna degli allievi dell'Accademia Carrara.

La chiesa ha risentito pesantemente delle vicissitudini del complesso: nel 1859 è stata sconsacrata e destinata a carcere, per tornare solo agli inizi del nostro secolo alle sue sacre funzioni.

Alla destra della chiesa una scala conduce al camminamento di guardia e al torrione di sud-est.

Sui muri esterni della Scuola dei bombardieri e della chiesa sono visibili alcune lapidi che ricordano i bergamaschi protagonisti delle battaglie risorgimentali, delle guerre coloniali, della guerra italo-turca e della resistenza antifascista. In particolare sul muro della Scuola si vede la grande lapide che il Comune ha dedicato nel 1860 ai bergamaschi della Spedizione dei Mille: i nomi sono riportati su sei colonne, incorniciate dai toponimi delle vittoriose battaglie garibaldine. All'estrema destra e all'estrema sinistra sono murate due lapidi dedicate ai martiri della resistenza antifascista. Sul muro esterno della chiesa, lungo la scala d'accesso, si trova la lapide che copre le spoglie di 17 bergamaschi fucilati dagli austriaci nel castello di Trento nell'aprile 1848: i loro nomi sono sconosciuti, ma Bergamo ha voluto ugualmente ricordare il loro generoso tentativo di impedire l'avanzata dei rinforzi austriaci durante la I guerra d'indipendenza. A fianco si trova la lapide che ricorda i perseguitati politici bergamaschi morti nei campi di sterminio tedeschi durante la II guerra mondiale.

Nel Parco delle rimembranze sono raccolti piccoli monumenti dedicati ad alcuni reparti dell'esercito italiano nei quali hanno militato cittadini bergamaschi: tra gli altri, due sculture a ricordo della sezione di Bergamo della Croce Rossa, una delle prime fondate in Italia nel settembre 1864. Il Parco ospita anche alcuni pezzi d'artiglieria pesante utilizzati durante le due guerre mondiali.