La Repubblica Bergamasca (1797)

In Italia è con l'arrivo dei principi rivoluzionari francesi e poi con l'avvento dell'età napoleonica che si pongono le premesse, sia sul piano ideologico sia su quello politico-istituzionale, delle successive lotte per l'indipendenza e per l'unificazione nazionale.Bergamo è la prima delle città venete di terraferma a ribellarsi a Venezia e la prima a costituirsi in repubblica autonoma il 13 marzo 1797. La rivolta è organizzata e gestita da esponenti della nobiltà locale, per lo più giovani, che, appoggiati da un gruppo di intellettuali e di uomini dei ceti medi, decidono di muoversi in modo autonomo, seppur sotto l'indispensabile copertura dell'esercito francese. 
Quest'ultimo, la vigilia di Natale del 1796, aveva occupato porte e Castello (S. Vigilio) della città, sempre nel formale rispetto del potere veneto. Il 12 marzo 1797 i rivoluzionari impongono ai deputati del Consiglio Minore di sottoscrivere il voto per la libertà e l'unione alla Repubblica Cispadana; nella notte tra il 12 e il 13, in una sala di Palazzo Roncalli, viene ufficialmente proclamata la Repubblica e nominata la nuova Municipalità e la mattina seguente Angelo Ottolini, ultimo rappresentante veneto a Bergamo, viene allontanato dalla città senza spargimento di sangue.

Si aprono le sottoscrizioni al giuramento di fedeltà:"Giuro perpetuo odio alla tirannia oligarchica e fedeltà al popolo di Bergamo". Anche il vescovo Dolfin sancisce con il suo voto la legittimità del nuovo governo. Il 16 marzo vengono atterrati i simboli del passato regime e viene innalzato in Piazza Vecchia il primo albero della libertà: la distruzione dei vecchi emblemi e l'imposizione dei nuovi risignificano politicamente la città. Le feste civiche, i pranzi patriottici, i catechismi, gli opuscoli di pedagogia politica, le stampe satiriche (mezzo di comunicazione di immediata comprensione anche per le masse analfabete) attuano nei mesi successivi una vera e propria campagna di propaganda rivoluzionaria. L'obiettivo esplicito è quello di radicare la nuova realtà e il suo portato ideologico in una popolazione che ha solo preso atto dell'avvenuto cambiamento di governo, quando non vi si è opposta violentemente, soprattutto in provincia. All'indomani della rivolta, infatti, da tutte le valli i "valleriani" erano scesi minacciosi fino alle porte della città e solo il pesante intervento delle truppe francesi li aveva ridotti alla sottomissione.

Nell' illustrazione:Arlecchino svende a Pantalone ordini cavallereschi, tiare, chiavi, aquile e stemmi. Stampa satirica del tempo.