L'età napoleonica (1797-1814) 

[Bandiera Bonomini]Il 9 luglio 1797, con la proclamazione della prima Repubblica Cisalpina (1797-1799), termina l'esperienza di autogoverno cittadino e Bergamo, in qualità di capoluogo del Dipartimento del Serio, viene a dipendere dal potere centrale milanese. Dopo la breve occupazione austro-russa (maggio 1799-giugno 1800), entra a far parte della seconda Cisalpina, poi della Repubblica italiana (1802) e quindi del Regno d'Italia (1805).
Nella Cisalpina sono numerosi gli uomini che, politicamente attivi nella Repubblica bergamasca, vanno a ricoprire ruoli di rilievo sia a livello dipartimentale e comunale sia a livello governativo (Marco Alessandri e Girolamo Adelasio entrano a far parte del Direttorio); si afferma dunque nel primo periodo napoleonico una classe dirigente differenziata rispetto a quella veneta sia dal punto di vista ideologico sia, in parte, per la provenienza sociale. La proclamazione della Repubblica italiana e quindi del Regno d'Italia permette la realizzazione di un apparato statale fortemente centralizzato, che vanifica nei fatti i poteri degli organi costituzionali e attua una sempre maggiore limitazione dei poteri locali. Abbandonate le velleità di sovranità popolare (l'albero della libertà scompare dalle piazze cittadine nel 1805 per decreto sovrano), il regime cerca la collaborazione di un ceto di notabili con vocazione più moderata e conservatrice, scelti fra i proprietari terrieri, la borghesia ricca dei commerci e delle professioni, gli

Illustrazione: Vincenzo Bonomini, labaro con aquila imperiale napoleonica.

intellettuali, i gradi alti dell'esercito: ad essi concede cariche di prestigio, onorificenze e titoli nobiliari, col proposito di allargare le basi del consenso e di ridurne la resistenza al nuovo assetto statuale. L'opposizione più esplicita al governo nel territorio bergamasco è rappresentata dal clero ed è tanto più rilevante nelle sue conseguenze se si considera la forte influenza che prelati e parroci hanno su una popolazione così saldamente ancorata ai principi religiosi. Tale opposizione, in contrasto con l'atteggiamento personale del vescovo Dolfin che appoggia la politica francese, è aperta e dichiarata nel periodo giacobino, ma continua anche negli anni successivi, quando Napoleone cerca la riconciliazione con la Chiesa quale mezzo indispensabile per la stabilità politico-sociale.

Le gravi congiunture politiche ed economiche del 1799-1800 e del 1809-1811, il continuo regime di guerra, il peso della tassazione sempre più opprimente vanno a gravare soprattutto sui ceti popolari e si traducono in deterioramento del loro tenore di vita e in aumento del pauperismo. A scavare ulteriormente il solco tra governo e classi subalterne molto contribuisce l'introduzione della coscrizione obbligatoria, -quattro anni in tempo di pace e senza termine in tempo di guerra-, novità resa ancora più impopolare dalla pratica della supplenza, che permette ai ceti abbienti di pagarsi un sostituto. La resistenza al reclutamento è forte e continua, favorisce focolai di rivolta e sfocia in un movimento di opposizione passiva generalizzata per la connivenza di parroci, amministratori locali, parenti, invano minacciati dalle autorità. Di fronte alle dure misure repressive tanti giovani, costretti alla macchia per ragioni di sussistenza, vanno ad aggravare l'endemico brigantaggio locale, che, alimentato anche dal contrabbando del sale e del tabacco, risulta sempre operante nel territorio e particolarmente nelle valli.

Durante l'età napoleonica i criteri di razionalizzazione e di controllo che ispirano i provvedimenti legislativi ed amministrativi investono anche la politica territoriale e determinano mutamenti nell'organizzazione della città, che pongono i presupposti per le decisive trasformazioni ottocentesche. Il dipartimento viene suddiviso in distretti (enti sovracomunali il cui numero varia nel tempo), in cantoni (per un certo periodo) e quindi in municipalità o comuni. Bergamo è il capoluogo del I distretto.
Hanno inoltre evidenti effetti sulla struttura della città i diversi provvedimenti adottati in materia sociale, assistenziale, religiosa, culturale, scolastica, sanitaria, oltre che ovviamente urbanistica. La progressiva riduzione degli ordini religiosi con relativo incameramento dei beni, che viene portata avanti con vigorosa azione dal governo francese dal 1797 al 1810-1811 quando si giunge alla soppressione di tutti gli istituti, porta alla ridestinazione e al riuso di complessi conventuali e chiesastici, che vengono convertiti in caserme, uffici doganali, carceri, case di lavoro, ospedali, ospizi. La legislazione scolastica, che prevede, tra l'altro l'apertura di scuole pubbliche presso ogni sede parrocchiale (1801), porta con la riforma del nuovo liceo dipartimentale all'acquisto dell'ex convento di Rosate (1803) e alla fondazione dell'Istituto Musicale (1805). Così il rifacimento del teatro Riccardi, la costruzione del teatro Cerri nel Palazzo Vecchio, del teatro Sociale su disegno del Pollak e dell'Accademia Carrara, la sostituzione dei ponti lignei di accesso alle porte con quelli in muratura, la valorizzazione del viale alberato da porta San Giacomo a porta Sant'Agostino, l'edificazione della strada di circonvallazione fuori delle Muraine e i provvedimenti in campo sanitario che determinano la costruzione di campisanti fuori dall'abitato, rientrano in quel processo di espansione delle infrastrutture e dei servizi che è proprio della politica urbanistica napoleonica. Da leggere invece nell'ottica della celebrazione del potere sono i progetti che si susseguono per l'abbellimento di porta Osio (che ora rappresenta la nuova direttrice principale verso Milano), la trasformazione dell'obelisco di Prato, che viene dedicato a Napoleone, e i diversi monumenti di architettura effimera che nel periodo vengono eretti in città.
In questi medesimi anni si avviano le operazioni per la prima catastazione condotta con criteri moderni su quella parte dell'attuale provincia che era sottoposta a Venezia, mentre per i ventiquattro comuni ex milanesi le rilevazioni erano già state fatte al tempo del catasto cosiddetto teresiano. Per altro proprio al modello teresiano viene ispirato il progetto di catasto napoleonico, imposto per porre fine alla confusione del sistema contributivo e per avere una rappresentazione fiscale della città e del territorio basata su dati attendibili ed uniformi.
Nel dipartimento del Serio i lavori iniziano nel 1808 sotto la direzione dell'ing. Giuseppe Manzini e si concludono nel 1813. In tale occasione viene composta, con l'unione delle singole tavolette, la prima mappa di Bergamo in scala 1:2000; il documento, fonte di straordinaria importanza per la conoscenza del tessuto urbano, è conservato all'Archivio di Stato di Milano.