Garibaldi, I Mille e Bergamo (1859 - 1860)

Alla notizia della pace di Villafranca (11 luglio 1859) tra Austria e Francia e alle conseguenti limitazioni territoriali e politiche imposte al processo dell'unificazione italiana, molti sono i volontari arruolati nei Cacciatori delle Alpi e i giovani che avevano partecipato ai moti ad interpretare tutto ciò come un tradimento verso la causa dell'unità d'Italia. Lo stesso Garibaldi, che da poco aveva posto il suo quartier generale a Lovere, comincia a ricostruire una fitta rete di incontri e di contatti (in quest'opera un ruolo fondamentale lo ha il bergamasco Francesco Cucchi) al fine di preparare un nuovo esercito composto da soli volontari, in grado di liberare tutta la nazione.

A Bergamo l'arruolamento dei volontari, iniziato nell'aprile del 1860, viene condotto da Francesco Nullo e Francesco Cucchi: "...si apprese che realmente nel teatrino di filodrammatici, che allora esisteva nel vecchio fabbricone in fondo a destra di via Borfuro, andando verso S.Alessandro... si era stabilito l'Ufficio, per mò di dire, di arruolamento per la Sicilia"(Guido Sylva). 
Della folla che accorre per l'arruolamento, centottanta sono quelli selezionati e, dopo molti rinvii, la mattina di giovedì 3 maggio 1860 ai bergamaschi viene dato l'ordine di radunarsi la sera presso la stazione ferroviaria, in attesa di partire alla volta di Genova e quindi della Sicilia.
Ma chi erano i bergamaschi che partirono con Garibaldi? Innanzitutto erano certamente dei giovanissimi (il 60% aveva meno di 22 anni), mossi da un ideale e dal richiamo che un personaggio così mitico e mitizzato come Garibaldi poteva produrre; a ciò si aggiunga che molti dei 180 bergamaschi dichiararono un'età maggiore per poter partire (è ad esempio il caso di Guido Sylva). Inoltre provenivano soprattutto dal capoluogo (il 62%), a sottolineare ancora un certo dualismo tra città e provincia. Infine, seppur su queste definizioni sarebbe necessario soffermarsi a lungo, la maggioranza dei garibaldini era di umili origini, principalmente operai di mestiere e artigiani, mentre manca completamente la presenza del mondo rurale: quest'ultimo, se escludiamo rari esempi, in tutta Italia sarebbe risultato il grande assente.