La città e la popolazione tra settecento e ottocento

Vincenzo Bonomini, "Contadini". Tempera a soggetto macabro-grottesco, inizi del XIX secolo. Anche in seguito alle modifiche nel tessuto urbano introdotte durante l'età napoleonica, tra la fine del Settecento e la seconda metà dell'Ottocento, il centro politico, sociale ed economico della città si sposta sempre più dalla Città Alta alla Città Bassa: i quartieri di Borgo S. Leonardo, Borgo S. Antonio, Borgo Palazzo e Borgo S. Caterina aumentano sensibilmente i propri abitanti; lo sviluppo della Fiera, dei commerci e delle industrie creano nuovi insediamenti urbanistici e punti di ritrovo (ad esempio il Sentierone), ma anche osterie, squallide bettole e lupanari nei quartieri pi& urgave popolari; Piazza della Legna (oggi Piazza Pontida) diventa ben presto il cuore pulsante dell'intera città, mentre nel 1837 viene costruita la nuova barriera daziaria in Porta Nuova e pochi anni dopo la stazione ferroviaria con la stazione urbana per i passeggeri e lo scalo merci (1857); infine, quasi a conclusione di tale processo, nel 1870 vi è la costruzione del nuovo palazzo della Prefettura e nel 1874 il trasferimento del palazzo comunale dalla Piazza Vecchia al palazzo della Pretura in città bassa. Importante per la nuova fisionomia della città è il tracciato della strada Ferdinandea, che collega la città piana con l'abitato sul colle partendo dalla stazione ferroviaria e terminando a Porta Sant'Agostino (l'attuale viale Papa Giovanni XXIII - Viale Vittorio Emanuele): iniziata nel 1838 per celebrare la visita di Ferdinando I a Bergamo, si costituisce ben presto come vera arteria cittadina che, se ai contemporanei risultò poco utile, certamente fu determinante a ridisegnare l'intero volto di Bergamo. Attorno alla Ferdinandea sorgono rapidamente nuovi insediamenti abitativi, caserme e luoghi adibiti al commercio ed essa diviene l'asse di simmetria e la spina dorsale per l'intera città, tanto che la borghesia e la stessa nobiltà spostano le proprie abitazioni verso la città bassa.
Le nuove forme di urbanizzazione in atto a partire dalla fine del Settecento, determinate sia dalla notevole forza di attrazione del polo commerciale (Fiera-Piazza della Legna) sia dall'insediamento delle prime manifatture tessili lungo le rogge cittadine, si accompagnano a profonde modifiche di carattere sociale e demografico. Dal 1780 al 1881 (anno del primo censimento post unitario) la popolazione del capoluogo sale da 31.000 a 39.000 residenti, con un incremento del numero degli attivi (da 9.000 a 18.000). Dal punto di vista occupazionale, la città che emerge dal primo censimento post unitario è una realtà assai complessa, dove le attività agricole lasciano sempre più il posto al commercio e a quelle attività essenziali a garantire servizi alla borghesia cittadina (sarti, modiste, negozi di beni di qualità), ma anche alle nuove esigenze delle masse popolari (scuole primarie, spettacoli popolari, teatri, osterie...). Decisamente consistente nel 1881 il numero di disoccupati: 15222, a confermare che ben pochi trovavano, se non stagionalemente, una occupazione stabile.
Altrettanto preoccupante era il numero dei poveri ricoverati presso le strutture assistenziali: 269 nella sola città. Per tutto l'Ottocento infatti la situazione sanitaria del capoluogo e della provincia bergamasca si presenta allarmante. Ad esempio, i livelli di mortalità presso l'Ospedale Civile di Bergamo si aggirano intorno al 10% del totale dei ricoverati, con uno scarto nella percentuale dei morti tra i maschi e le femmine di 3,5 punti in pi&urgave per le donne. Il maggiore contributo alla mortalità è dato dalla pellagra, dalla tisichezza polmonare, dalle diarree e dalle febbri catarrali. In particolare la pellagra colpisce duramente il territorio bergamasco: nel 1830 si contano in provincia di Bergamo 6.071 pellagrosi (pari al 30% della Lombardia) e nel 1856 8.522 (il 23% del totale della Lombardia). La causa della pellagra è nell'assenza di vitamina P.P. (pellagra preventing) nel granoturco che, consumato sotto forma di polenta, era diventato l'alimento fondamentale e in molti casi esclusivo della dieta contadina, provocando guasti irreparabili all'organismo e alla mente della popolazione rurale. Alle condizioni di morbilità ordinarie, vanno aggiunte quelle prodotte dalle frequenti epidemie che, nel corso dell'Ottocento, scoppiarono in modo improvviso e rapido, e che finirono per elevare anche vertiginosamente i livelli di morbilità e mortalità: tifo, colera, vaiolo e scarlattina. Presso l'Ospedale Maggiore, il principale nosocomio cittadino, vennero riservate delle sale per ricoverarvi i colpiti dalle varie epidemie; inoltre per far fronte alla situazione di emergenza furono di volta in volta allestiti degli ospedali provisionali o succursali. In genere, quest'ultimi furono aperti negli ex conventi soppressi in età napoleonica e che, nel frattempo, erano diventate sedi di istituzioni assistenziali.