La II guerra d'indipendenza (1859) 

Nel 1859, grazie all'alleanza franco-piemontese, il programma per la soluzione unitaria del Risorgimento diventa attuabile. In città, nei primi mesi dell'anno, si verificano manifestazioni popolari di patriottismo e contemporaneamente aumenta il pesante controllo militare da parte degli Austriaci. Nonostante ciò, oltre un migliaio di bergamaschi passa clandestinamente il confine e numerosi altri giungono a Torino dai diversi centri di emigrazione politica per arruolarsi nell'esercito sardo e, i più, nei Cacciatori delle Alpi, il corpo che viene messo in campo, accanto alle cinque divisioni regolari, sotto il comando di Garibaldi nominato generale. Ricordiamo, tra gli altri, Gabriele Camozzi, Francesco Nullo, Francesco Cucchi, Alessandro Carissimi, Antonio Curò, Giuseppe Gamba, Luigi Enrico Dall'Ovo, Daniele Piccinini, Giuseppe Tironi, Guido Sylva.
 


Gabriele Camozzi, olio su tela

Gabriele Camozzi in particolare diviene il principale artefice della liberazione di Bergamo e delle azioni militari dei Cacciatori delle Alpi. Egli però aderisce al programma di Garibaldi solo dopo avere avuto assicurazioni da Cavour che le milizie volontarie sarebbero state impiegate in una guerra regolare e non insurrezionale, con un ruolo quindi diverso da quello ricoperto nel 1849.

La funzione dei Cacciatori delle Alpi è quella di appoggiare gli eserciti regolari che operano nelle zone di pianura con un'azione di disturbo e di aggiramento nella fascia pedemontana, atta anche a mobilitare ed armare le diverse popolazioni liberate. Dopo il combattimento di San Fermo (27 maggio) e l'occupazione di Varese e Como, mentre le forze franco-piemontesi vincono a Magenta (4 giugno), il corpo dei volontari entra in Lecco (5 giugno) e si dirige verso Bergamo. Camozzi, divenuto maggiore, che con l'invio di informazioni e di guide facilita l'occupazione della città natale, scrive al generale: "Siete atteso da un momento all'altro e potete contare sull'appoggio di quella popolazione" e contemporaneamente invita con un proclama i Lombardi a rinnovare il voto di adesione al regno sabaudo già formulato nel 1848: "Lombardi, confermate quel voto, e pronti ad ogni sacrificio per non lasciarlo violare o distruggere, sanzionate l'unione col Piemonte, sotto il governo del Re Vittorio Emanuele, pegno d'indipendenza insieme e di libertà. Viva l'Italia, Viva Re Vittorio Emanuele".

Gli austriaci abbandonano Bergamo nella notte del 7 giugno e il giorno seguente Garibaldi con il suo stato maggiore entra in città dalla Porta San Lorenzo, successivamente chiamata Porta Garibaldi. Un nuovo combattimento a Seriate, guidato da Narciso Bronzetti alla testa di cento uomini, disperde mille soldati austriaci inviati nel bergamasco dai comandi militari di Brescia e Verona. Bergamo proclama la propria annessione al Piemonte. Garibaldi invita tutti i giovani a prendere le armi: animati da Gabriele Camozzi, investito di pieni poteri, in soli due giorni, più di mille si arruolano nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi presso l'Ufficio allestito nelle Scuole dei Tre Passi.
Nello stesso giorno della liberazione di Bergamo, Napoleone III e Vittorio Emanuele II fanno il loro ingresso in Milano; gli austriaci si ritirano e ci si avvia verso le battaglie decisive di Solferino e di San Martino (24 giugno).