L'opposizione antiaustriaca e il 1848


[Elmo del 1848]Gli avvenimenti del 1820-1821, legati all'insurrezione di Napoli e poi del Piemonte, non trovano particolare risonanza nel territorio bergamasco. Ci sono alcuni arresti e inquisizioni, ma sono relativi a episodi isolati, non collocabili in un movimento organizzato, presenti più in provincia che in città e in particolare nella zona del lago d'Iseo, al confine con Brescia, dove la cospirazione ha radici profonde. Si diffonde in terra bergamasca la Giovine Italia, l'associazione che Mazzini istituisce nel 1831. All'inizio del 1832 la Federazione inizia a diramarsi in provincia per opera soprattutto di tre personaggi di Iseo: Gian Battista Cavallini, Gabriele Rosa e Alessandro Bargnani, avvocato residente a Sarnico. Tra gli affiliati i più sono inquisiti e quindi liberati, altri condannati, altri prendono la via dell'esilio. Sempre nel 1832 un nucleo dell'associazione si costituisce in città, dove conosce per altro scarsa diffusione. La dissidenza dunque è nuovamente più viva nelle valli che in città ed è rappresentata da professionisti, studenti universitari, negozianti e da qualche artigiano.
Se l'attività cospirativa coinvolge Bergamo solo marginalmente, dagli anni quaranta in poi vanno invece acquistando rilievo crescente e maggiori consensi nelle classi dirigenti le tendenze liberal moderate, che rifiutano la linea insurrezionale e si coagulano attorno al programma riformista. Così, nel dicembre del 1847, anno di tensione per tutto il Lombardo Veneto, il bergamasco G.B. Nazari presenta alla Congregazione Centrale di Milano una mozione con cui si chiede di esternare all'Imperatore l'insoddisfazione del paese per la politica governativa. Il gesto suscita reazioni a catena in Lombardia, in particolare a Milano, da dove si inviano a Bergamo "gratulazioni solenni".

Nel 1848 Bergamo vive la sua prima significativa opposizione all'Austria. Il mese di febbraio vede crescere la tensione in città ed allargarsi il dissenso: si moltiplicano le manifestazioni patriottiche (lancio di manifestini nei tre colori nazionali al Teatro Sociale, diffusione di un catechismo rivoluzionario, distribuzione di poesie e canti insurrezionali), si verificano atti diversi di insubordinazione ed avvengono scontri tra soldati e studenti. Alla notizia dell'insurrezione milanese anche Bergamo insorge e si combatte per cinque giornate, dal 18 al 22 marzo, a Borgo San Leonardo, a Porta Broseta, alle caserme di Santa Marta e Sant'Agostino, alle carceri di San Francesco e alla polveriera situata presso il cimitero di San Maurizio. Sono scontri duri, che vedono il coinvolgimento di buona parte della popolazione e l'intervento, accanto al popolo urbano di gruppi di valligiani e di contadini. Il 20 marzo in Piazza Vecchia si innalza l'albero della libertà, questa volta coronato dal tricolore. Tutte le truppe austriache, 1600 uomini divisi in 15 compagnie, sono costrette ad abbandonare la città entro il 23 marzo.
Contemporaneamente da Bergamo e dalla provincia gruppi di volontari partono per Milano e determinante è il loro contributo nella presa di Porta Tosa (oggi Porta Vittoria). Fra i nomi di coloro che si distinguono nei diversi combattimenti figurano, tra gli altri, quelli di Francesco Nullo, Giovan Battista e Gabriele Camozzi, Vittore Tasca, Federico Alborghetti, Daniele Piccinini, personaggi che ripetutamente torneranno nelle vicende risorgimentali cittadine.
Il 23 marzo viene istituito un governo provvisorio, formato da rappresentanti della proprietà agraria (aristocratici e non) e della borghesia legata all'industria e al commercio: F. Roncalli (presidente), G.A. Piazzoni. C. Steiner Saluzzi, G.B. Berizzi, P. Moroni, L. Terzi, G. Camozzi, L. Ferrari. A metà aprile si insedia come autorità amministrativa la locale Congregazione provinciale: il passaggio della gestione amministrativa ai deputati della Congregazione, nominati prima della rivoluzione, segna una svolta in senso conservatore rispetto al primo reggimento provvisorio. Infatti, quale rappresentante della provincia nel Governo centrale della Lombardia, viene designato il 12 aprile il conte Pietro Moroni, un elemento moderato. La scelta suscita proteste da parte di alcuni gruppi, ma il controllo politico della città è saldamente in mano ai liberal-monarchici, che nei mesi successivi riescono a imporsi senza rilevanti contrasti sulle minoritarie forze repubblicano-democratiche.

Nell'immagine:Elmo della Guardia Civica di Roma utilizzato nel 1848.