Bergamo nei secoli
Preistoria e antichità
Medioevo
Rinascimento ed età moderna
Ultimi decenni dell'Ottocento
Prima guerra mondiale e fascismo

Cronologia

PREISTORIA E ANTICHITÀ

In età neolitica (V-IV millennio a.C.) l'area fra Adda e Oglio non presenta insediamenti consistenti. Ripari sotto la roccia indicano una prima antropizzazione in Val Brembana.

Nell'età del Bronzo (II millennio a.C.) il territorio bergamasco, compreso tra la facies culturale di Polada (Brescia) e quella di Canegrate (Varese), non esprime una propria specifica identità, divenendo un'area di saldatura tra le due culture.

Nell'età del Ferro (dopo il 1000 a.C.), quando si sviluppano flussi di scambi tra l'Etruria padana e il Canton Ticino e tra gli inediamenti di Brescia e Como, il territorio bergamasco assume un ruolo centrale lungo tali direttive di scambi e gli insediamenti protostorici si addensano.

Agli inizi del IV secolo a.C. l'invasione gallo-celtica consolida Bergamo quale oppidum insieme a Brescia e Como: capoluogo di aggregazioni tribali privo peró di costituzione cittadina.

La romanizzazione comporta la trasformazione degli oppidum in unità territoriali omogenee, i municipia.

Nel 49 a.C. la Gallia Cisalpina riceve la nazionalità romana e Bergamo assurge alla condizione di civitas: da questo momento la città è amministrata direttamente da Roma e la popolazione, prima unita da legami di sangue ma decentrata sul territorio, entra a far parte di un corpo politico fondato sul principio della cittadinanza e consolidato in un vero nucleo urbano.

Nel 45 a.C. il sistema della municipalizzazione è esteso alla Transpadana: Bergamo diventa formalmente Municipium Civium Romanorum.

Dopo l'entrata di Bergamo nel sistema romano, viene fondata l'urbs sul colle: un'area rettangolare di circa 24 ettari circondata da mura, nelle quali si aprivano quattro porte. Si sviluppano insediamenti extra moenia: i futuri Borgo Canale, Valverde, Borgo S.Caterina, Borgo Palazzo, Borgo S.Leonardo. Sempre extra moenia si collocano importanti attrezzature urbane: l'acquedotto proveniente da Castegneta; il mercato annuale, la futura Fiera; il tempio e le tombe dei Corpi Santi, dove sarebbe sorta la colonna dedicata al martirio di S.Alessandro, futuro patrono della città.

MEDIOEVO

Nel 568, dopo essere stata vittima di ripetute incursioni ad opera dei Goti, degli Unni, dei Vandali e degli Alani e dopo l'occupazione bizantina, Bergamo viene conquistata dai Longobardi.

Tra la pololazione e i nuovi dominatori la fusione è graduale e il nuovo equilibrio comporta un periodo di pace interna ed esterna. Riprende a svilupparsi la vita economica: Bergamo è sede di zecca e conio.

I Franchi occupano Bergamo nel 774 e la città entra nell'impero carolingio e successivamente nel Sacro Romano Impero. Accanto al potere laico si rafforza sempre più quello del vescovo.

Lo sviluppo cittadino continua sulle linee già evidenti in età romana: oltre le mura della parte alta, che racchiudono un territorio di 26 ettari in piccola parte adibito anche a coltivazioni, l'urbanizzazione prosegue nei borghi.

Nel 1098 viene deposto il vescovo-conte Arnolfo, scomunicato dal concilio di Milano. Cessa così il lungo periodo di potere vescovile e Bergamo diventa Comune. La popolazione comunque, divisa in vicinie, ossia comitati di quartiere, già da tempo partecipava all'amministrazione cittadina.

Dal 1110 il potere viene esercitato da consoli eletti in numero variabile da 3 a 14, affiancati dall'arengo, l'assemblea cittadina. Bergamo decide ormai autonomamente non solo della vita amministrativa, ma anche di quella politica e militare. Risalgono a questo periodo le prime notizie sul gonfalone della città, descritto come uno zendado vermiglio e giallo.

La nascita di una lega antimperiale prima veronese e poi lombarda vede Bergamo protagonista: la città aveva seguito in precedenza una politica filoimperiale, ma le prepotenze e le ingiustizie dei podestà inviati da Federico I il Barbarossa alimentano l'odio verso l'impero. Nel 1165 la popolazione si ribella al Barbarossa unendosi ai veronesi e due anni dopo partecipa al giuramento di Pontida. Non ci sono testimonianze circa la partecipazione bergamasca alla battaglia di Legnano.

Nel 1183, con la pace di Costanza, Bergamo riprende la politica filoimperiale.

Il XIII secolo segna anche per Bergamo l'inizio di aspre contese tra Guelfi e Ghibellini. Il dissidio tra i due gruppi è profondo e provoca danni e vittime in città e in provincia. Il governo cittadino, dopo un trentennio di regime"democratico", nel quale i consoli erano estratti a sorte, passa al podestà Filippo della Torre nel 1263.

L'intervento del re Giovanni di Boemia e dei Visconti, chiamati quali paceri tra Guelfi e Ghibellini, comporta per Bergamo la perdita dei diritti e delle libertà comunali. Nel 1332 Azzone Visconti si impadronisce della città, estendendo poi il suo dominio fino a Treviglio, Lodi e Brescia.

Alla morte di Azzone la città e il suo territorio passano nelle mani di altri membri della casata viscontea, che riafferma la sua signoria su Bergamo. Il governo visconteo è durissimo dal punto di vista fiscale e politico, poiché porta con sé spoliazioni, ruberie e sanguinose lotte tra le fazioni cittadine. Fiorisce comunque anche a Bergamo la cultura umanistica, mentre viene realizzata la cittadella fortificata.

Nel 1428 Filippo Maria Visconti viene sconfitto da Venezia e Firenze alleate e cede la Lombardia orientale alla Serenissima. I bergamaschi accolgono la nuova supremazia con gioia, sperando ponesse fine alle lotte fratricide. Il dominio veneto sarebbe durato sino al 1797.

RINASCIMENTO ED ETÀ MODERNA

Il governo veneziano segna per Bergamo l'inizio di un lungo periodo di pace, ma esclude la città dalla vita politica italiana ed europea. A rappresentare Venezia sono un podestà e un capitano, i rettori, affiancati da due consigli cittadini nelle decisioni amministrative. La giustizia viene amministrata con puntualità, continuo è il controllo delle truppe venete, numerosi sono i privilegi e gli sgravi fiscali concessi: un'amministrazione dunque attenta anche se severa, che, unitamente alla pace, favorisce il progresso economico.

Nella metà del 1400 spunta l'astro di Bartolomeo Colleoni, condottiero che, inizialmente al servizio degli Sforza, si consegna poi a Venezia, divenendo comandante supremo delle milizie veneziane.

Solo la pace di Cateau-Cambresis (1559) segna il definitivo assestamento del dominio veneto nel bergamasco. In precedenza la città era stata oggetto di scorrerie, saccheggi e occupazioni durante la guerra tra Milano e Venezia e tra Venezia, la Francia e la Spagna.

La vita economica ha i suoi fulcri nella coltivazione del granoturco, nella lavorazione della seta e nel commercio, con il grande evento della Fiera nel mese di agosto, in occasione della quale affluiscono a Bergamo mercanti lombardi, italiani e svizzeri. E' tale l'importanza della Fiera che il Senato veneto le concede numerosi privilegi e nel 1732 le baracche in legno vengono sostituite da edifici in muratura.

I secoli XVI e XVII sono per Bergamo epoche di carestie e pestilenze: la popolazione scende dagli oltre 30.000 abitanti del 1450, ai 20.000 di fine 1500. Particolarmente feroce è l'epidemia del 1630, che provoca nella sola Bergamo 10.000 vittime.

Il governo della Serenissima modifica l'assetto urbano e monumentale cittadino, costruendo il palazzo e la loggia comunale, completando la rocca e la cittadella, iniziando la fabbrica del duomo e avviando la costruzione dell' Hospitale Grande di San Marco. Nel 1561 Sforza Pallavicino inizia l'edificazione della mura che ancora oggi circondano città alta: i lavori, imponenti e costosissimi, si chiudono nel 1590. Bergamo, terra di confine tra Venezia e il territorio milanese controllato dalla Spagna, è ora ben difesa.

La vita culturale e artistica bergamasca è animata nei tre secoli di dominio veneto da nomi quali Bernardo Tasso, Mario Lupi, Alessandro Furietti, Pier Antonio Serassi, Gerolamo Tiraboschi, Evaristo Baschenis, Andrea Fantoni. Tra 1600 e 1700 in particolare nascono accademie e istituzioni ancora oggi attive: le due accademie degli Arvali e degli Eccitati, fuse poi all'inizio del 1800 nell'Ateneo di Scienze Lettere ed Arti; la Civica Biblioteca; la Biblioteca Tassiana; l'Accademia Carrara.

Nel 1797, giunte in Italia le truppe francesi, Bergamo si ribella a Venezia e la popolazione proclama la Repubblica.

ULTIMI DECENNI DELL'OTTOCENTO

Dopo l'Unità l'amministrazione bergamasca è controllata dal gruppo liberalmoderato, composto da possidenti e professionisti, molti dei quali protagonisti delle vicende risorgimentali. E' un'amministrazione prudente nelle spese e incerta nei provvedimenti, che modifica il suo atteggiamento solo negli anni Ottanta dell'Ottocento, con l'ingresso tra le sue file di rappresentanti della nuova generazione professionista e imprenditoriale, molti dei quali appartenenti all'ala progressista del partito liberale.

Questi homines novi chiedono precisi interventi nel tessuto urbano per sostenere il progresso economico e per rispondere ad esigenze ereditate dai secoli precedenti, in particolare la decadenza economica e sociale della parte alta e lo sviluppo dei borghi. La nuova realtà bergamasca richiede la riorganizzazione delle imposte e dei tributi, la costruzione di un acquedotto e di strade per l'abitato in piano, l'attivazione di linee tramviarie verso i paesi limitrofi e le valli e di collegamenti ferroviari con il resto della Lombardia, la costruzione dello scalo merci nei pressi della stazione ferroviaria, l'attivazione di nuove scuole, la realizzazione della funicolare tra la parte bassa e quella alta, l'adozione di un piano regolatore per la zona industriale prossima alla stazione ferroviaria, l'abolizione del dazio interno.

Il centro della vita cittadina si sposta definitivamente nella parte bassa, soprattutto dopo il trasferimento degli uffici pubblici. L'abitato sul colle è costituito perlopiù da vecchie e fatiscenti case che circondano gli antichi palazzi nobiliari, case ai limiti dell'abitabilità, occupate da immigrati ex contadini in attesa di lavoro in precarie condizioni economiche e sanitarie. Restano eredità del nuovo secolo la ristrutturazione e la rinascita economio-sociale di città alta.

La popolazione di Bergamo aumenta lentamente dopo l'Unità, anche per i notevoli problemi occupazionali e sanitari.

Nell'Ottocento gli interventi a favore dei gruppi cittadini più poveri si mantengono nell'ambito dell'assistenzialismo e della beneficenza, mentre resta aperto il problema fognario: la consapevolezza dell'importanza di una precisa politica sanitaria e sociale sarebbe apparsa solo nel Novecento.

Attivi proprio nel settore sanitario e educativo sono invece i cattolici bergamaschi, guidati da Stanislao Medolago Albani e Niccolò Rezzara. Decisi dopo il Congresso del 1877 a conquistare spazio nella vita amministrativa cittadina e provinciale, i laici cattolici si organizzano attorno a comitati e associazioni e hanno il loro portavoce nel quotidiano "l'Eco di Bergamo". Nei primi anni del Novecento essi guidano la vita cittadina non solo attraverso propri rappresentanti negli organismi comunali e provinciali, ma soprattutto attraverso scuole, casse di risparmio e istituzioni assistenziali che, pur animate da un intento religioso sul piano educativo e conservatore sul piano sociale, operano fattivamente per il miglioramento delle condizioni dei meno abbienti.

PRIMA GUERRA MONDIALE E FASCISMO

Notevole è il contributo di Bergamo alle guerre coloniali di fine 1800 e alla guerra libica del 1911.

Ad invitare la cittadinanza all'intervento nella prima guerra mondiale, giunge a Bergamo Cesare Battisti il 5 novembre 1914. Nel maggio seguente i militi bergamaschi partono per il fronte, mentre in città le principali associazioni -Dante Alighieri, Lega Navale, Croce Rossa, Congregazione di Carità, istituti scolastici- organizzano spazi per accogliere i feriti e i profughi e spedizioni di materiale medico dirette alla prima linea.

Tra i soldati distintisi spicca il nome di Antonio Locatelli, pluridecorato pilota, disegnatore e fotografo, morto in Etiopia nel 1936.

Il dopoguerra segna anche per Bergamo l'inizio di un periodo di tensioni politiche e sociali. In occasione di uno sciopero nella fabbrica di Dalmine (marzo 1919) parla agli operai Benito Mussolini.

L'avvento al potere del partito fascista porta con sé a Bergamo lo sviluppo di tensioni e lotte, in particolare tra i cattolici e le milizie di Mussolini.

È però proprio durante la dittatura fascista che Bergamo conosce un periodo di sviluppo economico e di rinnovamento urbano. Nel 1927 la costruzione dell'autostrada Milano-Venezia pone fine all'isolamento di Bergamo dalle grandi direttrici di traffico, isolamento decretato dalla modifica del tracciato della ferrovia Milano-Venezia nel 1873, che veniva abbreviato escludendo Bergamo a favore di Treviglio. In città negli anni Trenta del 1900, opera l'architetto Marcello Piacentini, che trasforma il centro.