Razzismo di stato e razzismo quotidiano-Una proposta per la scuola


Non servono davvero lunghe premesse per spiegare le ragioni che hanno indotto l'Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea e il Museo storico della città di Bergamo a rinnovare il loro impegno sul tema del razzismo e dell'antisemitismo, dopo il complesso delle iniziative intraprese lo scorso anno, in particolare la presentazione a Bergamo, presso il Monastero di Sant'Agostino, della mostra " La menzogna della razza" curata dal Centro studi "Furio Jesi" di Bologna (ottobre - novembre 1998), la realizzazione del fascicolo di materiali didattici che della mostra riprendeva il titolo ("La menzogna della razza": il centro e la periferia. Materiali per la didattica, Quaderni del Museo storico della città di Bergamo n. 13, 1998), l'organizzazione del ciclo di incontri seminariali "Tra razzismi, revisionismi, negazionismi", svoltosi sempre tra l'ottobre e il novembre.

Non intendiamo nascondere che il successo di queste iniziative, la risposta attiva di molti docenti (un esempio significativo é offerto da una delle schede che pubblichiamo), e - quel che più conta - di numerose classi e gruppi di studenti, la partecipazione attenta e spesso appassionata di un pubblico ben più numeroso di quanto fosse lecito aspettarsi, l'apprezzamento riscontrato anche in sedi non locali hanno costituito uno stimolo per proseguire, ma lo sprone maggiore non è venuto tanto dai risultati positivi, quanto dal constatare, ancora una volta, il permanere di atteggiamenti di indifferenza, se non di aperto rifiuto, di insensibilità diffusa, da parte di taluni insegnanti - che hanno preferito "parcheggiare" a Sant'Agostino le loro scolaresche demotivate, piuttosto che impegnarsi in una scelta di studio e di lavoro - e di qualche istituto scolastico, che, anziché facilitare, ha reso praticamente impossibile la partecipazione delle classi alle visite guidate e così via. Eppure la tematica leggi razziali, deportazione, razzismi è un nodo centrale, ineludibile, nella storia del Novecento: è ancora possibile sfuggirgli o cercare scorciatoie per non affrontarlo seriamente?

Ci sono dunque motivi di fondo che ci hanno convinto dell'utilità di dar seguito e sbocco alla ricerca intrapresa, con la realizzazione di una mostra permanente presso i locali del Museo storico della città, sviluppo di un primo assaggio della sezione locale già esposta lo scorso anno a fianco della mostra bolognese, e di questo nuovo quaderno, che a sua volta riprende e amplia la pubblicazione diffusa lo scorso anno. Nel quadro della piena collaborazione tra Istituto e Museo, si è costituito un gruppo di lavoro "misto", e in coerenza con le finalità e le competenze dei due enti, la mostra è stata curata in modo precipuo dal Museo, mentre della pubblicazione si è occupato principalmente l'Istituto.

Se si discute tanto di razzismo, a proposito e a sproposito, con serietà critica oppure con eccessiva sicumera e disinvoltura, è perché le proporzioni del fenomeno sono inquietanti, la sua stessa definizione difficile e fonte di dibattito, ancor più ardue le strategie per combatterlo. Dovrebbe essere ormai assodato che le buone intenzioni non servono a nulla, i discorsi generici neppure e che, anzi, le più nobili battaglie antirazziste che rimuovono la complessità dei fenomeni, i loro mutamenti nel divenire storico e sociale, che fanno appello ai buoni sentimenti e ai nobili principi, ipotizzando la cancellazione dei conflitti, delle tensioni, dei problemi reali, sono peggio che inutili, controproducenti. Ma proprio per orientarsi nel presente, bisogna interrogare il passato, quel passato, tutt'altro che remoto, in cui il razzismo ha trovato la sua formulazione più sconvolgente e orrenda. E occorre farlo appunto con serietà e con rigore, senza chiamarsi fuori, senza autoassolversi in partenza, cioè senza fare appello al mito ricorrente del buon italiano, che consente di scaricare tutte le colpe sul tedesco malvagio, e senza procedere alla seconda autoassoluzione: il razzismo e la persecuzione degli ebrei riguardano, tutt'al più, altre zone dell'Italia, mentre la provincia di Bergamo ne sarebbe stata sostanzialmente immune.

Rimaniamo convinti che verificare in chiave storica la vicenda del razzismo italiano, del razzismo di stato proclamato dal fascismo, delle sue conseguenze e dei suoi esiti negli anni della seconda guerra mondiale, sia un passaggio necessario per affrontare in modo più consapevole, meno moralistico e almeno tendenzialmente più efficace, l'approccio ai problemi del razzismo attuale, nelle sue nuove dimensioni e connotazioni.

 

La proposta che rivolgiamo agli insegnanti con questo dossier di documenti e materiali verte appunto attorno a un oggetto concreto e storicamente determinato, il razzismo fascista, e trova i suoi presupposti nei risultati della ricerca scientifica e del dibattito storiografico che si sono intensificati e arricchiti proprio in questi ultimi anni, trovando momenti significativi di confronto sia attorno alla mostra "La menzogna della razza" e all'attività degli studiosi che l'hanno predisposta che in occasione del cinquantesimo anniversario delle leggi razziali.

Questi studi, mostrando la coerenza del razzismo di stato rispetto alla natura del regime fascista e ricostruendone le radici nella società e nella cultura liberale, hanno definitivamente messo in crisi la presunta estraneità e innocenza degli italiani nei confronti del razzismo e dei suoi crimini. La prospettiva da cui abbiamo guardato a questo complesso nodo di problemi è quella locale, ma - come già abbiamo avuto modo di osservare nel precedente fascicolo - non certo per spirito localistico.

Il nesso che ci interessa, infatti, è quello che collega e diversifica il centro e la periferia, mai una pura trasmissione o riduzione di scala dei fenomeni, e neppure una supposta, irriducibile diversità da sbandierare, appunto, in chiave di autogratificazione assolutoria. I materiali che presentiamo qui vogliono suggerire uno sguardo più attento, più consapevole e acuto sulla realtà bergamasca, in grado di superare la visione troppo rassicurante che la vuole isola tranquilla, se non felice, immune dalle vergogne del razzismo e dell'antisemitismo, spesso riconosciuti come tali solo nelle manifestazioni più estreme. E senza un simile sguardo anche i non pochi fenomeni ed episodi di segno opposto perdono di spessore storico e si impoveriscono di significato.

Insieme a questa particolare angolatura prospettica - il centro e la periferia - da cui suggeriamo di cogliere gli intrecci con i processi generali, abbiamo cercato di evidenziare alcuni aspetti del razzismo quotidiano, ovvero dei complessi fenomeni in cui confluiscono pregiudizi e effetti della propaganda, con accostamenti che tuttavia invitano a cogliere le distinzioni e gli scarti rispetto ai piani dell'ideologia razzista vera e propria, del razzismo di stato e delle sue conseguenze.

In altre parole, nei documenti del dossier gli insegnanti potranno trovare elementi, suggerimenti e ulteriori spunti per ricostruire nella concreta e specifica realtà locale alcuni tra i meccanismi e gli strumenti attraverso i quali si alimenta la catena di pregiudizi e di irrazionalità su cui si innestano le ideologie e si giustificano le pratiche razziste; potranno cogliere il problema dell'acquiescenza alla discriminazione razziale, della passività nella trasmissione di atteggiamenti e comportamenti che trovò canali assai scorrevoli nelle istituzioni dello stato e della società, a livello periferico e non solo a livello centrale, ma potranno anche trovare segni di opposizione, soprattutto quando dalla discriminazione si passò all'odio razziale e alla persecuzione degli ebrei (presenti, tra il 1943 e il 1945, in numero maggiore di quanto forse non si pensi comunemente ). Tali vicende si intrecciano con quelle della Resistenza armata e della Resistenza civile, a mostrare che la ribellione è stata necessaria e possibile, perché si potesse progettare un futuro in cui norma e valore tornassero a coincidere.

Tutto questo, tuttavia, non basta, come non bastano neppure le operazioni didattiche più raffinate a garantire che ci sia un coinvolgimento attivo e reale dei giovani, se non si prende l'avvio dal presente e soprattutto se non si ritorna al presente, a una realtà che ci mostra, come si è accennato, il riemergere del razzismo, in forme diverse, in Italia e in Europa. E' un coinvolgimento possibile, con strategie e strumenti sperimentati in molte realtà scolastiche e nelle situazioni più diverse (nella Bibliografia diamo le indicazioni essenziali, necessarie per avere informazioni su queste esperienze, spesso preziose e innovative, ma senza "mercato" e quindi ignorate dall'industria culturale).

I materiali di questo fascicolo, che sono soltanto una campionatura parziale delle possibili fonti, sono stati predisposti specialmente per esperienze didattiche riconducibili al Laboratorio di storia, che non dovrebbe essere soltanto uno spazio fisico attrezzato, bensì soprattutto un luogo di discussione e di elaborazione che coinvolge i docenti insieme agli studenti.

Se veramente si vogliono affrontare nel vivo e nel concreto i grandi temi dell'insegnabilità della storia contemporanea, del suo valore formativo, dei nessi storia - memoria - trasmissione, senza di che l'educazione al "non razzismo", l'educazione alla pace, e così via, rischiano di rimanere platoniche espressioni di buona volontà, occorre rinnovare il modo di fare storia a scuola, e il rinnovamento passa attraverso la pratica del Laboratorio. Questo fascicolo può facilitarne l'avvio.

La scansione delle cinque sezioni (I. Razzismo coloniale e razzismo quotidiano. Dalla guerra di Libia al fascismo; II. Razzismo coloniale e razzismo quotidiano. L'Africa orientale e l'impero; III. Le leggi razziali e l'antisemitismo. Il centro e la periferia; IV. Razzismo quotidiano e storia rimossa. Le immagini del "nemico"; V. Memorie e oblio. Persecuzione, sopravvivenza, solidarietà) segue un andamento tematico - cronologico non rigido, con sconfinamenti intesi a suggerire correlazioni e esiti di processi in fasi diverse. Ciò risponde a una precisa scelta di merito, che intende esplicitare appunto le lunghe radici del razzismo di stato, degli stereotipi razzisti e dei loro sviluppi, e che si presta a una prima serie di operazioni didattiche, finalizzate alla ridistribuzione e al riaccorpamento dei documenti secondo periodizzazioni o tematizzazioni diverse (guerre coloniali, seconda guerra mondiale, Resistenza e Rsi; la scuola e la trasmissione di stereotipi, la propaganda e l'ideologia, e così via ). Ciascun capitolo presenta dunque una sequenza organizzata, ma non rigida, che può essere ridisegnata, con l'apporto delle altre parti del dossier, integrata con gli elementi derivanti dalla visita alla mostra e naturalmente con altra documentazione, a seconda delle esigenze e delle scelte operate dall'insegnante.

 

Aggiunte e integrazioni sono più che opportune e auspicabili, perché i documenti qui proposti sono soltanto una campionatura parziale delle possibili fonti, né esauriscono l'arco delle disponibilità e delle problematiche che si possono affrontare, svolgono, se mai, la funzione di esempi e di concreti stimoli a ricercare.

La tipologia delle fonti scelte spazia dalle testimonianze orali agli scritti autobiografici, dai documenti ufficiali alle pubblicazioni minori, dai quaderni scolastici alle immagini della propaganda: questa varietà vuole sollecitare gli insegnanti e i loro studenti a percorrere itinerari aperti ai collegamenti trasversali verso altre aree disciplinari, un invito questo rafforzato e reso esplicito dalle Schede nelle quali - oltre alla presentazione della mostra, ricca di per sé di elementi in tal senso - si offrono due esempi di approccio alla tematica del razzismo rispettivamente attraverso la storia di una canzone divenuta simbolica, e la lettura di alcuni dipinti presentati al " Premio Bergamo" e al "Premio Cremona". Nel primo caso, ci si sofferma sull'immagine della donna nera e sulle strategie del consenso attorno alla conquista dell'impero; nel secondo sui canoni razzisti dettati all'arte del regime, ma si accenna anche al più raffinato tentativo di controllo esercitato su artisti meno conformisti. Due "assaggi", dunque, da cui si può prendere l'avvio per progettare più ampi percorsi. La quarta scheda, infine, presentando la sintesi del percorso didattico seguito dagli studenti di una terza media, delinea alcune possibili modalità di approccio al rapporto passato-presente in tema di razzismo.

 

Abbiamo ripetuto spesso, e non per caso o distrazione, il termine scelta. Nell'universo strabordante delle informazioni possibili (chi non conosce l'immane gigantismo delle fonti per la storia contemporanea?), la necessità della selezione e della scelta diventa un problema cruciale, a cui non si possono sottrarre, pur nelle loro diverse modalità di lavoro, né i ricercatori né gli insegnanti. Per poter operare una selezione e non una mutilazione o una parodistica riduzione della complessità alla formuletta nozionistica, occorre focalizzare l'attenzione sull'inscindibilità tra la costruzione consapevole della memoria storica e la sua trasmissione, conoscere i complessi meccanismi delle reciproche interferenze tra storia e memoria e i problemi dell'uso pubblico della storia e renderli percepibili attraverso il corretto approccio alle fonti e ai documenti. E ciò è tanto più necessario su temi "caldi", come appunto quelli che qui si affrontano, sui quali troppo spesso si rinuncia a svolgere un serio lavoro didattico , per cedere passivamente alla spettacolarizzazione (persino la shoah diventa un puro spettacolo), o alle polemiche storico-giornalistiche, ambigui surrogati del dibattito storiografico, se non esempi di sfrenato uso politico della storia.

Nulla ci mette al riparo dalla responsabilità e dal coinvolgimento dell'interpretazione, nè esiste un'ipotetica par condicio che distribuisca equamente torti e ragioni per non scontentare nessuno. Nessun patetico appello alla presunta oggettività ci esime dall'affrontare i formidabili problemi connessi agli usi e agli abusi della storia e della memoria. E' meglio allora misurarsi consapevolmente con le fonti della soggettività e della memoria, imparare a conoscere i meccanismi, i linguaggi, in cui la soggettività si esprime e la contestualizzazione storica in cui matura. Ci auguriamo che l'inserimento di documenti autobiografici di vario tipo solleciti l'attenzione dei docenti anche su questo terreno. Il tema del razzismo, per le sue valenze conoscitive e le capacità di coinvolgimento emotivo, se adeguatamente affrontato, può aprire per tutti, docenti e discenti - come si soleva dire un tempo - qualche nuovo orizzonte, qualche nuova consapevolezza di sé e degli altri. Non è detto che ciò avvenga sempre e in ogni caso: non ci sono ricette sicure per nessuno, ma vale la pena di provare Da parte nostra, ci auguriamo che il nostro lavoro possa essere di qualche utilità a chi intende tentare questa esperienza.

g.b.