V. MEMORIE E OBLIO - Persecuzione, sopravvivenza, solidarietà

I molteplici fili del razzismo convergono nella persecuzione antisemita durante il periodo della Rsi e dell'occupazione tedesca, quando dalla negazione della parità e dei diritti degli ebrei, si passa alla persecuzione della vita (Michele Sarfatti, Gli ebrei negli anni del fascismo: vicende, identità, persecuzione in Storia d'Italia, Annali, 11, Gli ebrei in Italia, a cura di Corrado Vivanti, tomo 2, Dall'emancipazione a oggi, Torino, Einaudi, 1997, pp. 1627 - 1764).

Sulle responsabilità italiane nella persecuzione antiebraica si è esercitata una lunga e pervicace rimozione, già avviata nell'immediato dopoguerra e che va peraltro inquadrata in un più generale processo di elusione e di alleggerimento nei confronti dell'esperienza fascista, presto messa tra parentesi come estranea alla storia d'Italia, e tale interpretazione fu sostanzialmente condivisa dalla memoria ebraica nei primi anni del dopoguerra. Guri Schwarz (Gli ebrei italiani e la memoria della persecuzione fascista, "Passato e presente", n. 47, 1999, pp. 109-130) osserva a proposito delle leggi razziali che "il comportamento virtuoso di molti italiani ha finito per oscurare la sostanziale indifferenza mostrata dai più tra il 1938 e il 1943": un analogo processo di assoluzione si è esteso al 1943- 45, finendo per scaricare tutte le colpe sull'occupante tedesco.

Eppure le istituzioni e gli uomini della Rsi non furono succubi esecutori della politica di sterminio perseguita dai nazisti, bensì complici e attori in proprio. I temi finali dei partecipanti al corso per gli allievi ufficiali della Gnr (Fontanellato, marzo - agosto 1944) si prestano a varie riflessioni in proposito, anche sotto il profilo dell'efficacia, della "ricezione dei messaggi" in tema di razzismo (1).

La "scuola di razzismo" della propaganda fascista non è dunque una semplice, per così dire, rassegna di nefandezze museali, da relegare al rango di curiosità e merita seria considerazione, anche negli aspetti che ci possono apparire oggi secondari o marginali. Prendiamo dunque in considerazione anche la conferenza di Enzo La Canna sul tema "Giudaismo e massoneria", che viene annunciata e ripresa con rilievo dalla stampa cittadina(2).

"Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica", recita il punto 7 della Carta di Verona, testo programmatico della Rsi, che dà legittimazione alla deportazione e allo sterminio. La prima tappa è la cattura, la restrizione in carcere e in centri e campi di concentramento: Borgo San Dalmazzo, Fossoli, Gries, San Sabba - definito da un anonimo sopravvissuto "microcosmo esemplare dell'universo hitleriano" (La menzogna della razza, p. 359) - dove funzionò anche un forno crematorio.

Dalla condizione di confinati, gli ebrei precipitano in quella di vittime designate per lo sterminio. Come tantissimi altri nell'Italia occupata, la signora Giuseppina Krys con il marito è costretta a lasciare Gromo ed è rinchiusa a Fossoli: "dobbiamo partire da qui e non sappiamo dove e non sappiamo il nostro destino….", scrive il 4 aprile 1944 (3). Noi possiamo ora sapere - grazie alla consultazione dell'opera di Liliana Picciotto Fargion, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall'Italia ( 1943-1945 ), Milano, Mursia, 1991 - che il suo destino insieme a quello del marito si compì tragicamente pochi giorni dopo ad Auschwitz:

 

Wienberger Giuseppina, nata a Vienna in Austria il 25.10.1878, figlia di Giuseppe e Spitz Carlotta, coniugata con Krys Marco. Ultima residenza nota: Cosenza. Arrestata in provincia di Bergamo il *** da italiani. Detenuta a Bergamo carcere, Fossoli campo. Deportata da Fossoli il 5.4.1944 a Auschwitz. Uccisa all'arrivo a Auschwitz il 10.4.1944.

(L. Picciotto Fargion, Il libro della memoria, cit., p. 615).

Far parlare documenti come questo, ma anche carte in apparenza assai più grigie e impersonali, significa scoprire storie tragiche di sofferenze, di fughe, di persecuzioni, di morte, talora di precari e avventurosi rifugi che in svariati casi assicurano la salvezza finale, storie in cui i molti episodi di solidarietà da parte della popolazione si intrecciano a gesti di segno opposto, di odio razziale, di delazione, di acquiescente obbedienza agli ordini aberranti. La lunga e appassionata fatica di Liliana Picciotto Fargion ci permette di ricostruire le circostanze essenziali della cattura e della deportazione degli ebrei dall'Italia: un primo suggerimento per un ulteriore percorso didattico può venire appunto dalla consultazione de Il libro della memoria, alla ricerca di quanti ebrei furono catturati a Bergamo, da chi e in quali circostanze, di chi riuscì a sopravvivere…

Ci sono storie angosciose che si concludono con la salvezza degli ebrei braccati, ma nessun "lieto fine" sarebbe stato possibile senza l'aiuto di molti, senza quel tessuto di resistenza civile che coinvolse larghe masse di popolazione. Ne diamo alcuni esempi.

Il figlio Luciano rievoca la vicenda della madre Elisabetta Ghelfenbein, (4) che rimane nascosta per mesi in un convento di Gandino; si salva la vita, ma la drammatica esperienza la segna in modo indelebile e tutta la sua famiglia di origine, rimasta in parte nella sua città natale di Odessa e in parte emigrata in altre città europee, scompare nella shoah. Sulla stessa vicenda si possono leggere la pagine della figlia Marcella, Spigolando nei ricordi , (1925- 1949). Diario di Marcella Galmozzi (Museo storico di Bergamo, Quaderni, n.12, Bergamo, 1998), mettendo a confronto, tra l'altro, le differenze tra le memorie soggettive e quanto di esse si esprime diversamente nella fonte orale e in quella autobiografica scritta.

La straordinaria storia di Alice Redlich, raccontata dalla stessa protagonista e presentata da Riccardo Schwamenthal e da Teresa Montanari (5), offre uno spaccato vivo e concreto della tessitura di solidarietà offerta ai perseguitati, ma anche del costante pericolo di delazione e di cattura e si presta a svariati, possibili modi di fruizione didattica (intreccio con ricerche sull'istituzione del confino e sui campi di internamento in Italia, con altre fonti autobiografiche tra memoria e letteratura, e così via. Una prima traccia, già presente in questo fascicolo, è costituita da documenti che si riferiscono proprio alla storia di Alice e della sua famiglia).

Il passaggio di ebrei nella provincia di Bergamo e l'aiuto ricevuto dalla popolazione è attestato da testimonianze, dichiarazioni, corrispondenze personali, alcune delle quali venute alla luce proprio in questi ultimi tempi, grazie a ricerche recentissime. Tra le testimonianze, gli stralci da uno scritto di un ex internato che, pur nella concisione, aprono squarci illuminanti sulla vita degli ebrei durante la Rsi e sull'atteggiamento della popolazione (6) e una parte del racconto autobiografico di una donna che nasconde alcuni ebrei in un paese di montagna (7).

Sarebbe sbagliato, tuttavia, circoscrivere questo complesso capitolo alla riduttiva categoria della spontanea generosità, a una sorta di bontà diffusa e, per così dire, istintiva. Le strategie di protezione degli ebrei e dei perseguitati in genere passano attraverso le organizzazioni della Resistenza, le loro risorse, i loro collaudati punti di riferimento, che forniscono, tra l'altro, documenti falsi, indispensabili strumenti di salvezza per moltissime persone, come, ad esempio, Ladislao e Rosalia Gerber che ricevono appunto questo tipo di aiuto attraverso una famiglia di Gandino(8).

La solidarietà incontrata a Gandino è testimoniata anche dai messaggi di ricordo e di ringraziamento pervenuti alla famiglia Rudelli (9), antifascisti attivi nella lotta partigiana con la 53a brigata Garibaldi "Tredici martiri di Lovere". Le vicende della Resistenza armata e della Resistenza civile si intrecciano, come si è accennato qui, nel capitolo dell'aiuto agli ebrei, con tanti fili diversi che un lavoro didattico può cercare di ripercorrere tra le due polarità delle circostanze e degli eventi drammaticamente eccezionali del 1943 - 45 e della vita quotidiana, ricostruendo gli itinerari che portano dalla dimensione privata e personale alle scelte che la sconvolsero, ma che molti ritennero necessario affrontare ( e sotto questo profilo perché non tentare un ritorno al presente, pur in situazioni radicalmente mutate?).

Ci sono dei bergamaschi, e non pochi, che gli ebrei e i perseguitati razziali li hanno incontrati non nei loro paesi della provincia o nei nascondigli sui monti, ma nel luogo dello sterminio. Sono i militari catturati dai tedeschi dopo l'8 settembre e che, rifiutando di aderire alla Repubblica sociale italiana, vivono la terribile esperienza della prigionia in Germania e nell'Europa occupata. I campi militari sono radicalmente diversi dai campi di concentramento e di sterminio per i deportati politici e razziali; tuttavia qualche volta i soldati prigionieri intuiscono, scoprono, l'orrore della shoah e lo rievocano, dopo quasi mezzo secolo, con grande intensità. La campionatura che qui presentiamo (10) potrebbe essere arricchita con fonti orali e scritte, edite e inedite, oltre che estese a deportati politici e razziali: ancora un'occasione per esperienze di intreccio tra vicende individuali e "grande storia".

DOCUMENTI

 

1. Stralci di temi svolti da due allievi - Gilberto Govi e Giovanni Meccali - del "Corso di cultura politico-razziale" organizzato all'interno del corso per allievi ufficiali della Gnr, tenutosi a Fontanellato (Parma) tra il 15 marzo e il 22 agosto 1944, da Paolo Ferrari e Mimmo Franzinelli (a cura), A scuola di razzismo. Il corso allievi ufficiali della Gnr di Fontanellato, "Italia contemporanea", n. 211, giugno 1998, pp. 427-428 e 431-433.

2. Enzo La Canna parla stasera sul tema "Giudaismo e massoneria", "Bergamo repubblicana", 17 gennaio 1945.

[Per la cronaca della conferenza, si veda sulla stessa testata, Il tradimento giudeo- massonico ai danni dell'Italia irrefutabilmente illustrato in tutta la sua criminosa abiezione da Enzo La Canna, 18 gennaio 1945]

3. Cartolina postale inviata da Giuseppina Krys a Angelina Giudici dal campo di concentramento di Fossoli (Modena) il 4 aprile 1944. (Carte Riccardo Schwamenthal, Archivio Isrec Bg)

4. Stralcio dalla testimonianza di Luciano Galmozzi, Cominciavamo a capire da soli, "Studi e ricerche di storia contemporanea". Rassegna dell'Istituto bergamasco per la storia del movimento di liberazione, n. 29, giugno 1988, pp. 57-58.

5. Teresa Montanari e Riccardo Schwamenthal, La storia di Alice Redlich, "Studi e ricerche di storia contemporanea". Rassegna dell'Istituto bergamasco per la storia del movimento di liberazione, n. 28, dicembre 1987, pp. 67-79.

6. Dalla memoria di Jechiel Dubienski, stralci dattiloscritti da I. Kalk e intitolati Confino libero a Gandino (Bergamo), e prima pagina dell'originale. (Fondo Israele Kalk, Archivio del Centro di documentazione ebraica contemporanea - Milano, copia presso Archivio Isrec Bg)

7. Stralci tratti dall'intervista a Eurosia Frosio (nata a Sant'Omobono Imagna nel 1914), raccolta a Sant'Omobono, il 5 giugno 1992, da Riccardo Schwamenthal.

[La signora Frosio, albergatrice a Sant'Omobono Imagna, aveva offerto ospitalità ad alcuni ebrei in una casa di sua proprietà. Secondo la testimone, tra il 1940 e il 1945 erano giunti in paese una ventina di ebrei]. (Fonoteca Isrec Bg)

8. Dichiarazione di Ladislao e Rosalia Gerber sull'aiuto ricevuto dalla famiglia Bolis a Gandino, Bergamo 1 maggio 1945. (Carte Riccardo Schwamenthal, Archivio Isrec Bg)

9. Corrispondenza indirizzata alla famiglia Rudelli di Gandino, sd. e 1964. (Carte Lyna Rudelli, Archivio Isrec Bg)

10. Stralci da testimonianze orali di militari bergamaschi reduci dalla prigionia in Germania (Antonio Migliorati; Andrea Rossi; Marino Carminati; Fernando Baragetti; Ambrogio Mainetti; Andrea Vergani; Pietro Capelli) da Prigionieri in Germania. La memoria degli internati militari, a cura di Angelo Bendotti, Giuliana Bertacchi, Mario Pelliccioli, Eugenia Valtulina, Bergamo, Il filo di Arianna, 1990, pp. 318-320.

Sezione V, doc. 7

Una notte la "Repubblica" sono venuti a vedere dove erano questi ebrei. Noi li avevamo su dietro, in un appartamentino, qui tre lì: papà, mamma e un figlio, allora io ho detto a mia sorella: "Offri qualcosa da bere a 'sti Carabinieri". Intanto io sono scappata dietro e gli ho detto: "Chiudetevi in casa e non aprite a nessuno". E loro han fatto così.

Dopo io sono tornata giù, ho detto [ai carabinieri]: "Se volete vedere dove abitano…". Siamo andati su, han picchiato, han chiamato, ma …non rispondevano nessuno.

Allora io, venendo giù […], proprio sulla strada venivano due persone e le ho chiesto (perché le conoscevano): "Non avete visto una persona, marito e moglie…un po’ anziani…?" e loro mi han detto: "Sì, le abbiamo trovate giù lì, ad un chilometro che andavano in giù!".

Allora quelli lì della "Repubblica" sono andati giù a…a vedere. Invece noi dopo, abbiamo fatto scappare nel bosco [gli ebrei] e di notte con altre persone, non io, li han portati a Laxolo di Brembilla e da là dopo…quando è finita la guerra sono tornati qua.

Newark, 15 maggio 1964

 

Gentilissimi Signori Rudelli e Cara Lina

siamo arrivati a casa una settimana fa.

Nel frattempo la mamma è già partita, sulla nave Shalom la quale la porterà prima in Israele e poi in Italia. Abbiamo fatto ancora in tempo a farle vedere i film che abbiamo fatto a Gandino e a casa vostra, sono riusciti molto bene. Vi abbiamo rivisto con tanta commozione. Il nostro pensiero è tornato ai tempi brutti quando voi ci avete nascosto nella casa di montagna. Erano brutti e tristi momenti, l'uomo dava la caccia a noi che eravamo bimbi e indifesi.

Non vi abbiamo scordato e il nostro ricordo per voi non passerà mai.

Ricordiamo il Professore, la Sig. Candida la Lina che cercava sempre di farci stare allegri.

Ho fatto vedere i film a parecchi amici dicendo loro, che questa è la famiglia del Prof. Rudelli, la quale ha rischiato la propria vita per salvarci durante il regime nazista, e con molto orgoglio racconto a tutti il tipo di gente che siete, e aggiungo pure, che questo mondo dovrebbe avere più anime sante come le vostre. Vi ringrazio dal fondo del cuore per tutto ciò che avete fatto per me, mio fratello Sighi, e la forza di morale che avete dato alla mia mamma, e che Dio vi benedica!

Spero di ricevere presto vostre notizie, credo che mia madre sarà in Italia verso luglio, o forse prima.

Mio marito Ralph è stato pure commosso dalla vostra gentile ospitalità, non fa altro che parlarne. Vi manda tanti e tanti saluti.

Spero che stiate tutti bene di salute.

Io mi preparo a far la donna di casa e la moglie.

Il nostro viaggio di nozze è stato meraviglioso e credo d'essere stata molto fortunata.

Ora vi lascio sperando di ricevere presto vostre notizie.

Vi mando un forte abbraccio e bacio

 

Marina

 

Lina scrivi presto. Bacioni