III. LE LEGGI RAZZIALI E L'ANTISEMITISMO - Il centro e la periferia 

 

Il razzismo fascista ha "lunghe radici", per usare l'efficace espressione di Alberto Burgio (L'invenzione delle razze. Studi su razzismo e revisionismo storico, Roma, manifestolibri, 1998, p. 115 e segg.) e precedenti circostanziati e precisi nella storia del regime. La guerra di Etiopia, ad esempio, aveva dato nuovo impulso teorico e offerto l'occasione all'approntamento di strumenti legislativi per evitare "ogni ibridismo " e tenere salda la gerarchia tra bianchi colonizzatori e neri colonizzati (i documenti e le indicazioni della precedenti sezioni si prestano a introdurre percorsi didattici che si muovono in questa direzione).

Si deve inoltre considerare l'antigiudaismo cattolico, che fino a tempi recenti ha considerato l'ebreo come deicida, quindi colpevole in sé, generando un sostrato profondamente radicato e capillarmente diffuso che ha costituito una componente non secondaria nell'antisemitismo e ha offerto elementi di consenso alle leggi razziali fasciste (l'opposizione del mondo cattolico alla legislazione razziale riguarda soprattutto il vulnus al Concordato in materia di matrimoni misti e in ordine alla questione dei figli nati da tali matrimoni, e non è una chiara e univoca condanna del razzismo).

Il 1938 è l'"anno terribile" in cui si passa dal razzismo diffuso al razzismo di stato. L'emanazione delle leggi razziali è immediatamente preceduta da eventi molto significativi, quali la pubblicazione su "Il Giornale d'Italia", 15 luglio 1938, de Il fascismo e i problemi della razza, più conosciuto come Manifesto degli scienziati razzisti, e la nascita della rivista "La difesa della razza" - il primo numero esce il 5 agosto - sostenuta, tra l'altro, da ingenti finanziamenti (un'ampia raccolta di questa testata è disponibile presso l'Emeroteca dell'Isrec Bg).

Tappa fondamentale e strumento per la successiva persecuzione è il censimento di tutti gli ebrei: " tra la mattina e la sera del 22 agosto 1938 tutti gli ebrei d'Italia ricevettero la visita di un rilevatore incaricato di identificarli. Con ciò essi cessarono di essere italiani o stranieri e diventarono ufficialmente ebrei, più soli, meni uguali" (Michele Sarfatti, Il censimento degli ebrei del 22 agosto 1938 nel quadro dell'avvio della politica antiebraica di Mussolini, in Italia Judaica. Gli ebrei nell'Italia unita 1870 - 1945, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, 1993, pp. 358 - 413).

Il complesso della legislazione razzista del fascismo, per la quale rimandiamo al numero 17 del Quaderno del Museo storico della città, curato da Mauro Gelfi (Le leggi razziali in Italia: 1938-1945), può dare materia a svariati percorsi di riflessione e di approfondimento. In questa sezione proponiamo qualche stralcio di una sintesi particolare di tale legislazione, tratta da Il secondo libro del fascista, Verona, Mondadori, 1939 e rivolta, in forma di catechismo, ovvero di domande che anticipano già le risposte da imparare a memoria, rivolte agli alunni delle scuole elementari e medie. Nella pagina riprodotta dall'originale, un ragazzino trasgressivo ha sostituito i no con dei sì (1).

L'indottrinamento delle masse conosce naturalmente anche altre forme di persuasione, tra cui spicca il coro della stampa nazionale e locale. Sono stati riportati - ad esempio - i titoli di due testate importanti, il "Corriere della sera" e "La stampa", uscite rispettivamente nel settembre e nel novembre 1938 (2), ma chi volesse cimentarsi in percorsi di lettura, di comparazione e di analisi in questo settore ha a sua disposizione uno specifico strumento di lavoro, lo spoglio dei periodici locali curato da Mauro Gelfi, L'antisemitismo a Bergamo: 1938 - 1945, "Studi e ricerche di storia contemporanea", n. 50, dicembre 1998, pp. 57-72.

Alcune circolari della Prefettura di Bergamo, emanate tra il 1938 e il 1944, (3) si prestano a illustrare aspetti della legislazione razzista, dello sviluppo delle fasi della persecuzione razziale, che culmina nel 1943 - 1945, e della sua trasmissione dal centro alla periferia. L'apparente neutralità e il grigiore del linguaggio burocratico, come il carattere di certi provvedimenti, che di primo acchito appare marginale, non possono nascondere la sostanza: la discriminazione antisemita, immediata premessa alla persecuzione e allo sterminio. Ma quanti lo percepirono allora? E quanti bravi italiani accettarono questi provvedimenti, quanti si accorsero della loro inaudita gravità? Può essere l'avvio di un percorso di riflessione sulla "banalità" della persecuzione che ci riporta al presente, come ci invita a fare, ad esempio, David Bidussa ne Il mito del bravo italiano, Milano, Il Saggiatore, 1994.

Il capillare censimento degli ebrei si aggiorna e si completa nel territorio di tutti i comuni, dai più grandi ai più piccoli. Gli ebrei sono "invitati" a denunciarsi (chi si sottrae all'invito incorre nell'arresto e in pene pecuniarie) e a ciò non consegue "soltanto" la registrazione anagrafica: cominciano subito anche la limitazione e la negazione dei diritti (4).

Fuori gli ebrei dalle scuole: questo il senso di una circolare del Provveditore di Bergamo (5) e dei due documenti - un modulo non compilato di non appartenenza alla razza ebraica necessario per l'iscrizione a scuola e una dichiarazione di non appartenenza alla razza ebraica - qui riportati (6). Queste carte richiamano l'attenzione sulla realtà della scuola, già proposta nelle altre sezioni del dossier, un terreno aperto a ulteriori approfondimenti non solo e non tanto sugli effetti dell'"arianizzazione" nelle scuole bergamasche, quanto sul tipo di consenso e di cultura che vi circolava e sulle isole di dissenso. Per questa ricerca (e per molte altre) gli archivi e le biblioteche degli istituti scolastici costituiscono un patrimonio prezioso da salvaguardare, da interrogare, da valorizzare.

Un altro documento relativo alla non appartenenza alla razza ebraica (7), oltre ad essere significativo in sé, si lega a una storia di vita, quella di Elisabetta Ghelfenbein, alla quale ci si riferisce più avanti.

Le discriminazioni nei confronti degli ebrei li espellono progressivamente da interi settori lavorativi e da attività professionali. La stessa esclusione dal Partito fascista significa per molti la perdita del posto di lavoro nelle numerose realtà dove l'iscrizione era un obbligo, al di là delle convinzioni politiche personali. Anche a Bergamo, dove pure la presenza ebraica era del tutto esigua, si ha notizia di ebrei che si trovano di colpo ai margini della società in cui erano perfettamente integrati , talora a livelli socialmente elevati. E' venuta alla luce recentemente la vicenda di Andrea Viterbi, affermato ricercatore nel campo delle telecomunicazioni, al quale è stata conferita dal Comune di Bergamo nei primi mesi del 1999 la cittadinanza onoraria, un doveroso risarcimento per quella ordinaria, perduta nel 1939: la famiglia di origine ebrea, dopo l'emanazione delle leggi razziali del 1938, era stata costretta a riparare negli Stati Uniti (il padre, professor Achille, era primario di oculistica all'Ospedale di Bergamo).

I destini degli ebrei residenti a Bergamo si diversificano: una serie di circostanze favorevoli, comprese le risorse economiche, consentono ad alcune famiglie di espatriare in tempo, mentre altri proprio a Bergamo vengono catturati e deportati nei campi di sterminio, come avviene alla famiglia del dottor Levi, farmacista di Ambivere, di cui riesce a sopravvivere soltanto la figlia Laura, e ancora vicende diverse, come vedremo, consentiranno a altri di restare nascosti e di sfuggire alla morte.

I Sacerdote, proprietari di un negozio di abbigliamento nel centro cittadino, resistono per qualche tempo a minacce, aggressioni, insulti (la fotografia riprodotta con il numero 8 è databile 1944), finché riescono a fuggire in Svizzera. Discriminazioni e disuguaglianza dei diritti colpiscono gli ebrei anche nel settore economico, e le disposizioni della Repubblica di Salò prescrivono la confisca di tutti i beni mobili e immobili appartenenti agli ebrei. Proprio in provincia di Bergamo, a San Pellegrino, ha sede l'Ente di gestione e liquidazione immobiliare, a cui sono affidati dal gennaio del 1944 tali sequestri, che naturalmente si verificano anche in sede locale. Che cosa avvenne a Bergamo a questo proposito? Quando, in quale misura, con quali modalità si procedette ai risarcimenti? Possiamo solo suggerire una domanda, ma è in corso una ricerca che speriamo possa dare qualche risposta.

Anche a Bergamo, in conseguenza delle leggi razziali e degli eventi bellici, gli ebrei diventano progressivamente più numerosi dopo il 1940. E' una presenza dissimulata, sono gli ebrei "invisibili", rimasti tali fino a tempi abbastanza recenti, internati nella nostra provincia. I primi a essere colpiti da provvedimenti di internamento tra il 1940 e il 1943 (in campi di concentramento, come Ferramonti di Tarsia, "il principale campo di internamento per gli ebrei italiani e stranieri, appositamente costruito a tal fine", oppure in internamento "libero" in piccoli paesi, in pratica una forma di confino) sono gli ebrei stranieri: anche gli archivi comunali di vari paesi della bergamasca ne conservano traccia. Dietro queste carte (9) si nascondono storie sempre penose, spesso tragiche, anche se i confinati nei paesi potevano avere condizioni di vita migliori di quelle di chi si trovava nei campi. Privazione della libertà, precarietà assoluta delle condizioni di vita, angoscia per la propria sorte e quella di amici e familiari caratterizzano la condizione di queste persone, già provate da oppressioni e persecuzioni di ogni tipo, a ciò si associa sovente l'umiliazione della sottomissione. "Neanche all'internamento libero eravamo liberi: al mattino dovevamo recarci dal podestà per dirgli: "buon giorno cavaliere!", ricorda Samuel Eisenstein (testimonianza citata da Carlo Spartaco Capogreco, L'internamento civile nell'Italia fascista, in Italia 1939 - 1945. Storia e memoria, a cura di Anna Lisa Carlotti, Milano, Vita e pensiero, 1996, p. 550) ed è legittimo chiedersi se la lettera di condoglianze firmata da alcune famiglie internate nel comune di Serina sia un atto spontaneo o imposto, l'espressione di un sincero rammarico per una persona che ha cercato di alleviare una condizione tanto penosa (come ci piacerebbe che fosse) o un'ennesima umiliante, costrizione (10).

 

 

 

DOCUMENTI

1. Riproduzione del frontespizio e dell'indice del volume: a) Pnf, Il secondo libro del fascista, Verona, Edizioni A. Mondadori, 1939, XVIII; b) riproduzione dattiloscritta del capitolo La difesa della razza, pp. 15-19 e c) una pagina dell'originale, p. 81. (Biblioteca Isrec Bg)

2. Titoli e occhielli apparsi sul "Corriere della sera", Edizione del mattino, del 3 settembre 1938 (n. 209) e su "La stampa" dell'11 novembre 1938 (n. 268). (Emeroteca Isrec Bg)

3. Circolari del prefetto, del questore e del capo della provincia di Bergamo ai podestà, ai commissari prefettizi, alla direzione degli ospedali e infermerie dei comuni della provincia e altri (1938 -1944). (Carte Giuseppe Berti, Archivio Isrec Bg)

4. Riproduzione del Manifesto comunale per la denuncia di appartenenza alla razza ebraica (Cdec), da La Menzogna della razza, cit., p. 304.

5. Circolare del R. Provveditorato agli Studi per la provincia di Bergamo sul divieto di iscrizione ai corsi di ogni ordine di scuola per gli studenti stranieri ebrei, Bergamo 19 agosto 1938. (Fondo Isml, Archivio Isrec Bg)

6. Modulo di dichiarazione di non appartenenza alla razza ebraica per l'iscrizione a scuola (AdS-Mo, Fondo: Provveditorato, Serie: C.16.3), da La menzogna della razza, cit., p. 322.

Modulo di non appartenenza alla razza ebraica compilato per l'iscrizione alla Scuola pratica di commercio di Bergamo, 31 ottobre 1938. (Carte Mario Pelliccioli, Archivio Isrec Bg)

7. Riconoscimento di non appartenenza alla razza ebraica, Bergamo 24 maggio 1940. (Carte Luciano Galmozzi, Archivio Isrec Bg)

8. Fotografia della scritta apposta all'ingresso del negozio Sacerdote a Bergamo, 1944. (Collezione privata)

9. Corrispondenze e documenti della questura di Bergamo e dei comuni di Serina, Oltre il Colle, San Giovanni Bianco, Clusone, su ebrei internati, 1939 - 1943. (Carte Giancarla Bonaldi; Carte Riccardo Schwamenthal, Archivio Isrec Bg)

Comando Distretto militare di Bergamo, Ufficio reclutamento, Circolare indirizzata al comune di Vilminore di Scalve relativa ad accertamenti di razza, Bergamo, 27 gennaio 1939. (Carte dell'Archivio comunale di Vilminore di Scalve, Archivio Isrec Bg)

10. Biglietto di condoglianze di alcune famiglie internate a Serina per la morte del podestà, Serina, 2 novembre 1942. (Carte Giancarla Bonaldi, Archivio Isrec Bg)

Sezione III doc. 1a

Sezione III doc. 1b

 

 

LA DIFESA DELLA RAZZA

La storia rivela un destino di giovinezza e di forza perenne degli arii.

Ma il destino può essere mutato, in bene o in male, dagli individui, dai popoli, dalle razze.

La razza ariana presenta, qua e là, situazioni di pericolo o di decadenza.

Alcune nazioni di origine ariana accusano una progressiva sterilità, perdono il senso della razza e non esitano a chiamare nel loro seno il sangue estraneo.

La razza va difesa nel senso fisico e nel senso spirituale, perché possa conservare la sua purezza e la sua capacità di ascesa e di dominio.

La prima essenziale difesa della razza consiste nell’impedire ogni connubio e ogni incrocio con genti di origine diversa.

Ma la difesa del sangue non basta. La razza ariana deve respingere ogni sorta di contaminazioni morali e intellettuali, ossia tutte quelle teorie e ideologie, tutti quei sistemi filosofici, politici, sociali, economici, tutte quelle espressioni artistiche, letterarie o sedicenti scientifiche, tutti quei costumi che sono in contrasto con la sua tradizione e la sua indole.

La difesa della razza deve essere attiva. Se nel passato sono avvenuti miscugli nell’ordine fisico, e cedimenti nell’ordine morale, essi vanno eliminati.

I miscugli o incroci si eliminano coll’impedire che si rinnovino e si moltiplichino, sicchè, nel ciclo di alcune generazioni, gli elementi estranei scompaiano per consunzione dal nostro sangue, sempre più diluendosi e perdendo la capacità genetica.

Nell’ordine etico il ristabilimento della purità razziale si ottiene con l’educazione e con gli ordinamenti che regolano la vita individuale e sociale, in modo da conformarla a quelli che sono i caratteri genuini e le necessità superiori della razza.

La razza è quantità e qualità.

La potenza, cioè l’energia vitale di una razza, consiste nel numero degli individui che ad essa appartengono e nelle loro doti spirituali e fisiche.

Rientrano perciò nella difesa della razza – e sono basi del suo avvenire – la custodia della religione tradizionale, della famiglia, delle virtù domestiche; il culto della maternità, la tutela dei fanciulli, la loro preparazione alla vita come produttori e come soldati, lo sviluppo dello spirito guerriero, la lotta contro l’immortalità e contro le malattie sociali, la divulgazione delle norme igieniche fondamentali, la diffusione della cultura e tutte quelle iniziative e quegli istituti che mirano a portare nell’esistenza popolare il benessere, la salute, la serenità, la gioia.