II. RAZZISMO COLONIALE E RAZZISMO QUOTIDIANO - L'Africa orientale e l'impero


La conquista dell'Etiopia (1935-1936), ultimo stato indipendente dell'Africa, fu lungamente preparata da Mussolini anche per conseguire sul piano esterno quel successo che potesse consentire al regime fascista di far fronte ai problemi interni. L'aggressione dell'Italia fu condannata dalla Società delle nazioni, di cui l'Etiopia era membro, con sanzioni economiche parziali e inefficaci, che finirono per favorire l'offensiva propagandistica fascista. Sollecitando l'orgoglio nazionalistico, essa si tradusse in un'intensa campagna di mobilitazione a sostegno dell'Italia portatrice della "civiltà cristiana" in Etiopia, avversata dalle "nazioni plutocratiche", in primo luogo la Francia e l'Inghilterra.

La conseguente proclamazione dell'impero, che ritorna "sui colli fatali di Roma", provoca entusiasmi e consenso, mentre si diffondono anche attraverso i canali privati delle corrispondenze familiari messaggi rassicuranti, come ad esempio "morettini" a scuola che inneggiano all'Imperatore e al Duce, o compunti "balilla neri" schierati attorno al vescovo (1, 2).

Più che cogliere l'enfasi con cui la nascita dell'impero viene salutata sulla stampa nazionale e locale (una semplice ricerca sulle testate del tempo può fornire materiali abbondanti e interessanti), è utile riflettere sull'uso politico della storia e sulla sua riscrittura, sulla base dei miti della romanità e via via delle "imprese" coloniali del Regno d'Italia, riviste tutte in chiave eroica, per la costruzione del consenso al fascismo. La scuola riveste una funzione centrale in questo processo, con gli intuibili riflessi nella formazione degli orizzonti culturali di massa e nella diffusione della copertura ideologica che legittima il razzismo quotidiano (il nero come essere inferiore a cui il dominio coloniale porta la civiltà).

Già negli anni precedenti si era coltivato nelle scuole un retroterra culturale che dava spazio al colonialismo e ai suoi miti. In proposito riproduciamo alcuni stralci tratti dall’"Annuario" del Liceo scientifico "Lussana" di Bergamo (1924-1928) (3), e dall'opuscolo curato dall’Opera nazionale "Balilla", Crociera mediterranea degli Avanguardisti, Settembre 1927 (4).

Il quaderno dei dettati di un alunno della scuola elementare "Francesco Cucchi" di Bergamo (5) offre una sintesi persino sconcertante, nella sua esemplarità, della propaganda veicolata dal canale scolastico e della sua capacità di persuasione proprio sul terreno della fissazione del dogma dell'inferiorità del nero in quanto tale.

Su tale base, gli alunni più dotati e capaci potevano cimentarsi nella composizione di testi poetici (6), presentati nel corso di cerimonie solenni che coinvolgevano per il loro carattere celebrativo intere comunità, moltiplicando gli effetti di penetrazione dei messaggi.

Passatempi e oggetti di svago apparentemente innocenti , come questo gioco dell'oca (7), intensificano i messaggi: nel retro, la cartina dell’Africa orientale e la pubblicità dell’"italianissimo" dado "Nutra" .

 

La conquista dell'Impero (ovvero le imprese coloniali italiane) ha molte pagine di storia accuratamente nascoste negli anni del regime e largamente rimosse anche in questo secondo dopoguerra: contro l'esercito etiopico e anche contro la popolazione civile inerme furono impiegate non solo tutte le armi moderne, ma anche gas tossici, bombardamenti a tappeto e la repressione di ogni forma di resistenza fu durissima, con esecuzioni sommarie, stragi, deportazioni di popolazioni. Il campo di concentramento di Danane in Somalia, costruito nel 1935 per ordine del comandante Graziani, divenne nel 1937, dopo l’attentato allo stesso Graziani, un "vero e proprio lager, senza nulla da invidiare agli altri micidiali campi di concentramento coloniali", dove "sovraffollamento, condizioni igieniche malsane, vitto scarso ed immangiabile, tende stracciate e tucul cadenti" rendevano assai difficile la sopravvivenza (Centro Furio Jesi, La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell'antisemitismo fascista, Bologna, Grafis Edizioni, 1994, p. 285).

Scrive Giorgio Rochat:

 

Fino al 1935 - 36 il colonialismo italiano era stato intriso di un razzismo ora paternalistico ora spietato, non troppo dissimile da quello francese ed inglese, non sbandierato né codificato. A partire da 1936 e dalla fondazione dell'impero, invece, la proclamazione di una netta separazione tra padroni e sudditi, tra italiani ed africani, divenne uno dei cardini della politica fascista. Dall'autunno del 1938, infine, lo scatenamento della campagna antisemita in Italia (questa sì senza basi nella tradizione e nella cultura italiana) portò ad un appesantimento della politica razziale italiana in Etiopia e in Libia, la cui espressione più chiara fu la legge per la difesa del prestigio della razza ariana.

(Il colonialismo italiano, cit., p. 206).

A testimoniare questa svolta, proponiamo stralci della legge relativa alla difesa del prestigio di razza di fronte ai nativi dell'Africa italiana (8) e rinviamo, per ulteriori materiali e spunti, a: Mauro Gelfi, L'Africa vista dai soldati italiani: 1896-1943, "Quaderni del Museo storico della città di Bergamo", n.7, 1997.

Le riproduzioni - il disegno di Antonio Locatelli (9), il fumetto I tre Macallé (10) e la vignetta intitolata Tra una "società" e l'altra (11) - suggeriscono un filone di osservazione su cui si può facilmente rinvenire abbondante materiale nella ricchissima iconografia disponibile in molte pubblicazioni (a partire dal volume La menzogna della razza, cit.), vale a dire il passaggio dall'esotismo alla raffigurazione del nero in forma esasperantemente caricaturale e a quella in cui predominano gli stereotipi "bestiali". (per la lettura delle immagini, si veda Enzo Quarenghi, Le immagini del razzismo e dell'antisemitismo, in Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea, "La menzogna della razza": il centro e la periferia. Materiali per la didattica, Quaderni del Museo storico della città di Bergamo n.13, Centro stampa del Comune di Bergamo, 1998, pp. 9-11; XLV - LVI). Non uomini dunque, ma piuttosto animali selvaggi, e secondo questi stereotipi saranno appunto raffigurati, nella propaganda della Repubblica di Salò, i soldati di colore delle truppe afro-americane (12).

I metodi repressivi adottati da Graziani, l'impalcatura legislativa che segna e sostiene la discriminazione razziale, il sostrato culturale intriso di razzismo quotidiano spiegano gli atteggiamenti sprezzanti (in molti casi degenerano in un vero e proprio imbarbarimento) che si diffondono largamente negli italiani presenti in Africa come soldati o come lavoratori. Un falegname e carpentiere di Schilpario, Antonio Grassi, raccontando nel suo diario l'esperienza di emigrazione "temporanea" in Africa orientale, cominciata nel 1935, scrive:

 

Si è formato un gruppo di bambini neri alquanto belli e simpatici come in generale sono tutti i bambini anche neri perché quando sono grandi sono sporchi e sudici ed usano la mania di vestirsi di bianco così risulta ancor più la loro sporcizia.

(Antonio Grassi, Diario della mia permanenza africana. La mia vita africana, 27 novembre 1935, Archivio Isrec Bg; si veda anche Elisabetta Tassis Torriani, "A te caro libro che affidai tutti i miei sospiri…". Il diario di un operaio italiano a Massaua 1935-1936, "Studi e ricerche di storia contemporanea" n. 26, dicembre 1986, pp. 63-74).

 

Riferimenti su questo tema si possono rintracciare in numerosi studi e pubblicazioni. Nelle lettere inviate alla famiglia tra il 1937 e il 1940 da Vincenzo Ambrosio, "funzionario coloniale di carriera, laureato in giurisprudenza", si leggono frequentemente espressioni di questo tipo:

 

Grazie al sistema duro, la gente, al nostro passaggio, si prostra fino a baciare la terra. Fosse così dappertutto!

e ancora:

 

La sera, quando cala giù la bandiera nostra al palazzo del Governo, tutti i neri si fermano come statue e si tolgono il cappello: vuol dire che di buon grado o a mal grado, si inchinano alla superiorità dei bianchi; e sapessi come fa piacere questo!

La regola nostra è che debbono lavorare gli indigeni, per noi che siamo i padroni di casa. Più vado avanti e più mi accorgo che molti dei concetti del cosiddetto umanitarismo debbono essere sacrificati al concetto veramente italiano e utilissimo di "Dominazione". (Testimonianza citata da A. Del Boca, Le leggi razziali nell'impero di Mussolini, cit., pp. 344-345)

 

Significativa anche la lettera – che proponiamo integralmente – di un maggiore dell’aviazione, inviata alla madre da Gorrahei nell’aprile del 1936. Con estrema naturalezza egli scrive:

 

"Nessuno mi tenga il broncio perché quando torno, con l’esperienza scannatoria di oggi, posso essere pericoloso!" (13)

 

 

DOCUMENTI

1. Fotografie di Marco Signorile, inviate come cartoline postali alla famiglia a Bergamo, da Dessié, settembre 1937. (Fondo Marco Signorile, Archivio fotografico Isrec Bg)

2. Fotografia di Marco Signorile, inviata come cartolina postale alla famiglia a Bergamo, da Dessié, 26 dicembre 1937. (Fondo Marco Signorile, Archivio fotografico Isrec Bg)

3. Riproduzione di una parte del frontespizio e stralci da Vita della scuola. Conferenze, manifestazioni di carattere patriottico ed educativo, corsi facoltativi, concerti, gite e visite istruttive in R. Liceo scientifico "Filippo Lussana". Bergamo (1924-1928), Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1930, pp. 86-87. (Biblioteca Isrec Bg)

4. Copertina dell'opuscolo: Opera nazionale "Balilla", Crociera mediterranea degli Avanguardisti - Settembre 1927- Anno V. Genova - Napoli - Palermo - Tripoli - Messina - Livorno - Genova, sl., Ente nazionale industrie turistiche, [1927] e stralci relativi alla descrizione di Tripoli, una delle tappe del viaggio, pp. 11-12. (Biblioteca Isrec Bg)

5. Stralci dattiloscritti (5a) di dettati e una pagina dell'originale, con il disegno del girotondo di bambini neri (5b), tratti dal quaderno dell'alunno Andrea Rosa, classe II mista, Scuola elementare "Francesco Cucchi" di Bergamo (Fondo Vittoria Rosa, Archivio del Museo storico della città di Bergamo)

6. L'Italia in cammino, componimento poetico, scritto da una scolara in occasione dell'inaugurazione di una scuola elementare, avvenuta a Gubbio il 24 maggio 1936, intitolata ad un concittadino caduto a Adua l'1 marzo 1896. (Carte Tiraboschi-Della Torre, Archivio Isrec Bg)

7. Riproduzione del "Giuoco dei dadi 'Nutra'", Alla ricerca del tesoro di Menelick, 1936. (Carte Serena e Eugenia Valtulina, Archivio Isrec Bg)

8. Stralci tratti dalla Legge n.1004 del 29 giugno 1939 - a. XVII, Sanzioni penali per la difesa del prestigio di razza di fronte ai nativi dell'Africa italiana, da Mauro Gelfi, L'Africa vista dai soldati italiani, cit. pp. 23-24.

9. Disegno di Antonio Locatelli, maggio 1936. (Fondo Antonio Locatelli, Archivio del Museo storico della città di Bergamo).

10. I tre Macallé, stralcio da un fumetto di Giove Toppi, apparso su "L'Avventuroso", Firenze, V, 224, 22 gennaio 1939, p. 1, da La menzogna della razza, cit., p. 164.

11. Tra una "società" e l'altra, vignetta di Bepi [Russi] tratta da "Il «420»", Firenze, XXI, 1076, 28 luglio 1935, p. 5, da La menzogna della razza, cit., p. 155.

12. Cartolina illustrata databile tra il 1943 e il 1945. Porta sul recto il testo "L'Italia del sud. Nell'Italia del Sud le truppe di occupazione ammazzano e bruciano, minacciano la popolazione e saccheggiano. I quartieri completamente sporcati dalle truppe di colore debbono essere puliti dagli Italiani", firmato da Luigi Maggionsalda, Ufficiale del 10° Reggimento Arditi, Roma (S. Severo), sul verso della cartolina si legge la scritta "Due mondi". (Fondo Gian Carlo Pozzi, Archivio Isrec Bg).

13. Lettera di un ufficiale dell'aviazione alla madre da Gorrhaei, 10 aprile 1936. (Fondo Casile Codenotti, Archivio del Museo storico della città di Bergamo)

14. I negri in casa nostra? Giammai! Lotta fino alla vittoria, 1944 (?)

 

Sezione II, doc. 5a

 

 

27 ottobre [1935]

 

Dettato

Oggi 28 ottobre è il quindicesimo anniversario della Marcia dei fascisti su Roma.

Quanti avvenimenti si sono operati sotto il Littorio! La nostra Patria è divenuta più bella, più ricca, più forte.

Gli italiani disciplinati e operosi, ubbidiscono al Capo che guida l’Italia al bene.

Quest’anno il 28 ottobre è celebrato con particolare gioia, perché si compie col primo anno dell’Impero.

 

 

18 novembre 1935

 

Il mondo assediò

l’Italia

Perenne infamia

A chi volle favorì

consumò

Il crimine assurdo

 

Cuore d’Italia,

Luce al mondo intero

dominatore delle folle cieche

tu ridonasti a Roma

 

vita e impero

 

15 gennaio [1936]

 

LA BANDIERA

Bella Bandiera dei tre colori ti abbiam portato in Abissinia e con i neri suoi moretti abbiam formato una famiglia e coi neri suoi moretti ti abbiam fatto sventolar.

Ti abbiam fissato bella bandiera sulle capanne di quel mondo ed insieme coi moretti abbiam fatto un girotondo ed insieme coi moretti girotondo intorno a te.

Bella bandiera dei tre colori sei la speranza, sei la luce che ci stringe intorno al Duce che ci lega al nostro Re che ci fa gridare al mondo che l'Italia fa da sé.

 

Sezione II, doc. 8

 

Sanzioni penali per la difesa del prestigio di razza difronte ai nativi dell’Africa italiana (Legge n.1004 del 29 giugno 1939-XVII)

 

Lesione del prestigio di razza (art.1)

Agli effetti della presente legge si intende lesivo del prestigio di razza l’atto commesso dal cittadino abusando della sua qualità di appartenente alla razza italiana o venendo meno ai doveri che da tale appartenenza gli derivano di fronte ai nativi, così da sminuire nel loro concetto la figura morale dell’italiano.

Agli effetti della stessa legge si intende lesivo del prestigio della razza italiana l’atto del nativo diretto ad offendere il cittadino nella sua qualità di appartenente alla razza italiana, o, comunque, in odio alla razza italiana.

 

Definizione del cittadino e parificazione (art.2)

Agli effetti della presente legge:

per cittadino italiano si intende il cittadino italiano metropolitano di razza ariana;

al cittadino italiano metropolitano si intende parificato lo straniero di razza ariana;

al nativo dell’Africa italiana si intende assimilato lo straniero appartenente a popolazione che abbia tradizioni, costumi e concetti religiosi, giuridici e sociali simili a quelli dei nativi dell’Africa italiana.

[…]

 

Abuso di credulità di nativo (art.9)

Il cittadino che per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, con danno di nativo dell’Africa italiana, abusa della credulità o del diverso grado di intelligenza e di conoscenza di lui, è punito con la pena prevista per il reato commesso, aumentata da un sesto ad un terzo.

 

Relazione d’indole coniugale (art.10)

Il cittadino che tenga relazione d’indole coniugale con nativo dell’Africa italiana è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

 

[…]

 

Lavoro od impiego e prestazione d’opera manuale (art.13)

Il cittadino che, nei territori dell’Africa italiana, senza autorizzazione scritta, generale o speciale, del governatore, accetti da nativo lavoro a carattere continuativo od impiego, ovvero svolga a favore dello stesso prestazione d’opera di carattere manuale, è punito con l’ammenda fino a lire 5.000.

 

[…]

 

Reato del nativo in circostanze lesive del prestigio della razza italiana (art.15)

Il nativo dell’Africa italiana, che commetta un reato in circostanze lesive del prestigio della razza italiana, è punito con la pena stabilita per il reato, aumentata fino ad un quarto.

 

[…]

 

Sezione II, doc. 13

 

Gorrahei, 10-4-36

 

Carissima mamma

 

Grazie della tua lettera e dell'invito che nuovamente avete voluto fare a Maria in occasione delle prossime feste. Essa mi scrive con tanto entusiasmo lieta di rispondere favorevolmente alla vostra chiamata se riceve anche da me il benestare. Figurati se io posso esserne contrario; però, non mi sono preso la briga di telegrafare in merito perché non vi sono ragioni per pensare ad un mio divieto.

Tanto per non lasciarti errare nel concetto della mia posizione, sappi che non sono più il comandante del campo di manovra di Gorrahei, poiché, l'entità delle nuove forze unitamente ai compiti di alta importanza assegnati in questo momento all'aviazione, richiedono un Capo di alto grado e di provata capacità come lo è il nostro Generale Ferruccio Ranza.

Per quaranta giorni sono stato anch'io comandante effettivo ed ho avuto le mie soddisfazioni perché fortunato nelle richieste d'intervento che chiedevano l'impiego degli aerei per azioni improvvise vicino e lontano dalla base.

Ora sono aiutante maggiore al Gruppo e volo in coppia col mio Ten. Col. Pilota Liberati. Uomo di grande valore al quale sono affezionato per dovere e per sentimento. Da esso sono pure compreso, stimato e valorizzato più di ogni mio merito.

Ringrazia Piera della sua affettuosa lettera e le cugine dei lavorini che stanno preparando per la mia casetta. Non scrivo direttamente anche a loro perché le mie novità e il mio affetto sono per tutti anche se scrivo a te sola. Nessuno mi tenga il broncio perché quando torno, con l'esperienza scannatoria di oggi, posso essere pericoloso! buoni dunque e buona Pasqua a tutti.

Baci a te per la comunità (Ninì, Virgilio e nipotine comprese).