Brevi biografie dei protagonisti del primo Risorgimento bergamasco

Francesco CUCCHI

(Bergamo 17 dicembre 1834 - Roma 1 ottobre 1913)

Appartenente ad una famiglia di antica nobiltà bergamasca, studiò dapprima presso il collegio dei Barnabiti di Lodi, poi in quello di Martinengo e infine nel Ginnasio-Liceo di Bergamo; in questo istituto ebbe come insegnante di filosofia l'abate Carlo Bravi, patriota e sostenitore delle idee liberali.
Nei primi anni cinquanta frequentò la facoltà di matematica presso l'università di Padova. Dopo il conseguimento della laurea compì dei viaggi in Francia e in Inghilterra.
Allo scoppio della seconda guerra d'indipendenza si arruolò nei Cacciatori delle Alpi e, sotto il comando di Nino Bixio, partecipò ai combattimenti di Varese, San Fermo e successivamente a quelli di Rezzato e Treponti vicino a Brescia.
Scioltosi il Corpo dei volontari dopo l'armistizio di Villafranca, egli decise di seguire Garibaldi, che con l'Esercito della Lega (Toscana, Romagna, Parma e Modena) intendeva liberare le Marche. Garibaldi, consigliato da Francesco Nullo, lo chiamò a far parte del suo stato maggiore al comando della Divisione Toscana; durante questa campagna fu inviato anche in missione dal re.
Complicazioni diplomatiche e i conseguenti ordini di Vittorio Emanuele II bloccarono l'azione militare prospettata: Garibaldi diede le dimissioni e Francesco Cucchi decise di seguire l'esempio del suo capo e amico, tornando a Bergamo.

Nell'aprile del 1860, con Nullo, si occupò dell'arruolamento dei volontari per la spedizione dei Mille presso il teatrino dei filodrammatici in via Borfuro. Prima di raggiungere Garibaldi a Genova, Cucchi fu inviato a Milano per cercare di ottenere dal governatore della Lombardia, Massimo d'Azeglio, il permesso di prelevare delle armi moderne comprate con la sottoscrizione "un milione di fucili", permesso che però non fu concesso.
Nella spedizione dei Mille fu arruolato con l'incarico di furiere dell'Ottava Compagnia, costituita esclusivamente da bergamaschi. Per il valore dimostrato nella battaglia di Calatafimi fu promosso ufficiale e aggregato al Quartiere generale di Garibaldi.
Successivamente ebbe parte determinante nei fatti di Roma del 1867, quando si adoperò per alimentare l'insurrezione e divenne l'elemento di collegamento tra Garibaldi, il Comitato romano in Firenze e la giunta rivoluzionaria di Roma.

Su incarico di Crispi e Cairoli, durante la guerra franco-prussiana del 1870 trattò con Bismarck per ottenere il benestare alla liberazione di Roma, promettendo in cambio di impedire un intervento italiano a favore di Napoleone III.
Fu deputato del collegio di Zogno nella decima e undicesima legislatura; dalla dodicesima alla quattordicesima fu deputato di Sondrio e dalla diciassettesima rappresentò lo stesso collegio che però era stato esteso all'intera provincia. In parlamento si schierò nei banchi della sinistra costituzionale. Nel 1892 divenne senatore del regno.

 

Scritti su F. Cucchi:
A.A.V.V., Francesco Cucchi nell'epopea garibaldina, Tip. E. Isnenghi, Bergamo, 1913.
P. Formentini, Francesco Cucchi, in "Rivista d'Italia", 15 luglio 1925, fasc. VII, p. 962.
G. Locatelli Milesi; Francesco Cucchi, in "Bergomum", a. XXVII, vol. 7, n.s., n. 5 dicembre 1933, pp. 243-259.
Piero Capuani, Francesco Cucchi, in A. Agazzi, Le 180 biografie dei Bergamaschi dei Mille; Istituto Civitas garibaldina, Comune di Bergamo, 1960, pp. 135-218.