Brevi biografie dei protagonisti del primo Risorgimento bergamasco

Daniele PICCININI

(Pradalunga, Bergamo 3 giugno 1830 - Tagliacozzo, l'Aquila 9 agosto 1889)

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Nacque da una facoltosa famiglia borghese che si occupava dell'estrazione e del commercio delle pietre coti a Pradalunga, nella bassa Valle Seriana. Il nonno materno era stato un ufficiale napoleonico ed era di idee antiaustriache.
Studiò "grammatica" nella casa di educazione Grismondi a Redona, vicino a Bergamo, e poi si presentò come privatista all' I.R. Ginnasio di Bergamo negli anni 1841-'43. Proseguì gli studi presso l' I. R. Ginnasio di Pavia, dove, per le reiterate manifestazioni di patriottismo di cui fu protagonista, venne espulso da tutte le scuole dell' I. R. Governo Austriaco.
Scoppiata la rivoluzione a Bergamo nel marzo 1848 si precipitò in città riuscendo a partecipare all'occupazione delle caserme di Santa Marta e di Sant'Agostino. Conclusasi l'esperienza insurrezionale, ritornò a vivere a Pradalunga, mantenendo, probabilmente, dei contatti con gli elementi liberali del capoluogo.
Nel marzo 1859 prese la decisione di partire per il Piemonte e il 28 marzo a Savigliano si arruolò nella V Compagnia del 2° Reggimento del Corpo Cacciatori delle Alpi. Seguì, come altri volontari bergamaschi, le vicende gloriose del corpo partecipando alle battaglie di Varese, San Fermo (dove fu ferito a una mano), Seriate e Treponti, combattendo con eroismo e meritandosi la promozione a caporale prima e poi a sergente. Dopo la pace di Villafranca, deluso, fece ritorno al paese d'origine.

Avuta notizia della spedizione in Sicilia voluta da Garibaldi, collaborò con Nullo e Cucchi ad arruolare i volontari e quindi a sua volta si imbarcò a Quarto. A Talamone fu nominato comandante della II squadra dell'VIII compagnia. Combatté con valore a Calatafimi a fianco di Garibaldi, meritandosi il grado di ufficiale e inoltre si distinse nell'assalto a Palermo, durante il quale fu ferito. Per l'eroismo dimostrato in questa occasione fu nominato capitano del 5° battaglione Cacciatori delle Alpi e decorato della medaglia d'argento al valore militare. In seguito fu scelto come presidente di una commissione istituita dal neonato Tribunale di guerra costituito a Palermo.
Si distinse nei combattimenti successivi e in modo particolare a Santa Maria di Capua, dove, al comando della Brigata Eber, contribuì alla vittoria delle truppe garibaldine.
Fu a fianco di Garibaldi anche durante il tentativo di liberare Roma conclusosi in Aspromonte del 1862 e, in quell'occasione, venne arrestato e imprigionato nel forte di Bard; liberato, fece nuovamente ritorno a casa.
Scoppiata la terza guerra d'indipendenza si arruolò tra i volontari di Garibaldi come semplice soldato. Distintosi nel combattimento di Lodrone (Storo), meritò una seconda medaglia d'argento. Nel 1867 decise di seguire nuovamente Garibaldi per tentare la liberazione Roma; quando però seppe dell'arresto del generale a Sinalunga ritornò indignato a casa e non partecipò più agli avvenimenti politici e militari.
Trascorse gli anni successivi come privato cittadadino, dividendosi tra Pradalunga e Selvino, dove si dedicava alla caccia e ospitava gli amici, tra i quali il primo ministro Benedetto Caroli.
Desideroso di rivedere i luoghi dove aveva combattuto, alla fine degli anni ottanta decise di visitare il Lazio e l'Abruzzo. Mentre si trovava a Tagliacozzo l'8 agosto 1889 fu accidentalmente colpito a morte da un amico che maneggiava la sua pistola.

 

Scritti su D. Piccinini:
Ippolito Negrisoli, Davide Piccinini, in Bergamo e i Mille, Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1932.
Id., Daniele Piccinini, in "Rivista di Bergamo", luglio 1932, pp. 280-284.
Luigi Tironi, Daniele Piccinini, in A. Agazzi, Le 180 biografie dei Bergamaschi dei Mille; Istituto Civitas garibaldina, Comune di Bergamo, 1960, pp. 277-306.