Brevi biografie dei protagonisti del primo Risorgimento bergamasco

Gabriele CAMOZZI

(Bergamo 24 aprile 1823 - Dalmine, Bergamo 16-17 aprile 1869)

Fratello di Giovan Battista Camozzi, era figlio di un possidente e imprenditore serico bergamasco e della contessa Elisabetta Vertova. Studiò dapprima nel collegio dei Barnabiti di Monza, poi proseguì nel liceo ginnasio di Bergamo e, infine, frequentò la facoltà di giurisprudenza a Pavia, dove si laureò. Nella vita civile si occupò del commercio della seta e delle sue proprietà terriere.
Sin da giovane ebbe contatti con alcuni esponenti liberali e democratici lombardi in particolare dell'ambiente milanese, grazie all'acquisita parentela con Cesare Giulini della Porta. Fu inoltre amico di Gabriele Rosa.
All'età di 25 anni fu uno dei protagonisti della rivolta del 1848 a Bergamo: la sua abitazione divenne il quartier generale dell'insurrezione, inoltre partecipò egli stesso ai combattimenti contro gli austriaci e si occupò anche di coordinare l'azione di Milano e Bergamo. Istituì la Guardia Nazionale di cui divenne comandante per tutta la provincia ed entrò nel Governo Provvisorio costituito il 23 marzo 1848.
Ripresa la guerra, nel febbraio 1849, accettò dal governo piemontese l'incarico di guidare una colonna di volontari con il compito di organizzare una rivolta nella bergamasca ed appoggiare l'ala sinistra dell'esercito sabaudo. Giunto a Bergamo il 24 marzo, pose l'assedio alla Rocca, ma rimasto privo di informazioni e aiuti fu costretto a ritirarsi. A quel punto decise di correre in aiuto di Brescia insorta, ma vi giunse quando ormai gli austriaci avevano ripreso la città.

Per il ruolo avuto nei moti del 1848-1849 fu proscritto dalle autorità austriache, che gli sequestrarono il patrimonio e gli addebitarono un'elevata tassa di guerra. Da questa esperienza derivò una forte delusione nei confronti del governo piemontese, da lui accusato di non essere stato capace di tutelare i cittadini lombardi coinvolti nella guerra e di lasciarli alla mercé della dura repressione austriaca.
Dopo l'insurrezione, dapprima si rifugiò in Svizzera, poi decise di spostarsi con il fratello Giovan Battista a Genova, uno dei centri dell'emigrazione clandestina in cui vivevano molti esuli politici. Qui incontrò Alba Coralli, sposata con il marchese Carlo Belcredi e madre di due figli: tra loro, che ebbero modo di frequentarsi assiduamente anche perché vivevano nella stessa abitazione, si sviluppò un legame sempre più intenso, che sfociò nel matrimonio nell'aprile del 1859, dopo che Alba era rimasta vedova e dopo che aveva accolto nella sua famiglia anche quattro nipoti orfani.
L'abitazione genovese di Alba e Gabriele fu un importante cenacolo politico, dove si ritrovarono gli esponenti dell'emigrazione clandestina e dove venne suonato per la prima volta l'inno a Garibaldi il 31 dicembre 1858..
Nel 1859 Gabriele si arruolò come volontario nei Cacciatori del Alpi con la convinzione che fosse giunta l'occasione per contribuire alla tanto attesa liberazione della Lombardia. Partito come sottotenente portabandiera, al seguito di Garibaldi divenne maggiore, comandante militare e commissario regio di Como e, infine, commissario regio di Bergamo.
Dopo l'unità fu eletto deputato nel collegio bergamasco di Trescore e pertanto si traferì con la famiglia da Genova a Torino.
Se in precedenza il suo orientamento politico oscillò tra la condivisione del progetto moderato di annessione della Lombardia al Piemonte e la collaborazione con Mazzini e Garibaldi, esponenti di un' idea democratica e insurrezionale del Risorgimento, dopo la nomina a parlamentare Gabriele Camozzi si avvicinò alle posizioni moderate, mentre la moglie Alba restò fedele agli ideali democratici, scontrandosi per questo motivo con lui. Nel 1868 nacque la figlia Luisa e due anni dopo Attilio
Fu questo un periodo difficile per Camozzi, perché si moltiplicarono gli impegni familiari legati al mantenimento e all'educazione degli otto figli e aumentarono le difficoltà economiche: da un lato le spese necessarie al sostentamento della numerosa famiglia e quelle connesse all'incarico parlamentare crescevano, mentre dall'altro diminuivano le rendite delle proprietà fondiarie nella bergamasca e nel pavese. A tutto ciò si aggiunse, nel 1865, la morte del secondogenito Attilio.
Dall'estate del 1866 - vigilia dello scoppio della III guerra d'indipendenza - fino al luglio 1867, Gabriele ricevette l'incarico di Comandante della guardia nazionale di Palermo, con il compito di riorganizzarla e di riportare l'ordine nell'isola dopo 5 anni di malgoverno e di repressioni militari, che rischiavano di far esplodere una rivolta. Egli però, per vari motivi, riuscì solo in parte a svolgere questa missione.
Dal 1864 si recò per le sedute parlamentari a Firenze ma, appena libero da impegni politici, raggiungeva la famiglia o si occupava dei suoi beni.
L'esperienza parlamentare fu per lui fonte di delusioni a causa del prevalere di atteggiamenti disonesti e individualistici nella classe politica, che, ai suoi occhi, era incapace di affrontare molti problemi dell'Italia unita. Egli però mantenne l'incarico di deputato sino alla morte e non modificò il suo atteggiamento moderato, anche se rispetto a singole questioni, come la liberazione di Roma, appoggiò le posizioni di Garibaldi.
Colpito da febbre tifoidea morì nella notte tra il 16 e il 17 aprile 1869 nella sua residenza di campagna a Dalmine, lontano dalla figlia Lisa e dalla moglie, che si trovava a sua volta ammalata a Casteggio.

 

Principali pubblicazioni di G. Camozzi:
Cenni e documenti dell'insurrezione lombarda del 1849, Tip. Elvetica, Capolago, 1849.
Ragioni di Gabriele Camozzi col Governo Italiano pei fatti del 1848 e 1849 nella guerra dell'indipendenza, Bergamo, Bolis, 1863.
Lombardo-Veneto e il nuovo regno d'Italia, (Raccolta di documenti), Torino, Tipografia editrice del Regno d'Italia, 1864.
Agli elettori del Collegio di Trescore, Bergamo, Tip. Pagnoncelli, 1860.

Scritti su G. Camozzi:
Federico Alborghetti, Gabriele Camozzi, Bergamo, Pagnoncelli, 1869 [necrologio].
Id., Gabriele Camozzi, in "Gazzetta di Bergamo", 18 aprile 1869.
Giovanni Corna, Agli amici che con insistenza paria all'amore vogliono conoscere le parole onde onorai la tomba del Commend. Nob. Gabriele Camozzi. Addì 20 aprile 1869 offro dolente, Bergamo, Tipografia Cattaneo, 1869.
A Gabriele Camozzi nel dì I° novembre inaugurandosi la lapide apposta dal Municipio di Sabbio sulla casa in Dalmine ove egli morì, Bergamo, Bolis, 1869.
Onori funebri al deputato Gabriele Camozzi, in "Gazzetta di Bergamo", 18 aprile 1869.
A.A.V.V., Gabriele Camozzi, 8 giugno 1884, Bergamo, Bolis, 1884.
Giuseppe Locatelli Milesi, Alla memoria di Gabriele Camozzi, Bergamo, Bolis, 1896.
Telesforo Sarti, Il parlamento subalpino e nazionale. Profili e cenni biografici di tutti i deputati e senatori eletti e creati dal 1848 al 1890 (legislatura XVI), Terni, Tipografia editrice dell'Industria, 1890, pp. 209-210.
G. Locatelli Milesi, Gabriele Camozzi, in "Bergamo o sia Notizie patrie", 1894, pp. 30-48.
C. Giglioli, Alla memoria di Gabriele Camozzi, Bergamo, Bolis, 1896.
G. Locatelli Milesi, G. Camozzi. Cenni biografici, Bergamo, Bolis, 1904.
Ib., La colonna Camozzi e l'insurrezione bergamasca del 1849, Bergamo, 1904.
Dalmine a Gabriele Camozzi. 8 settembre 1912, Bergamo, Società editrice commerciale, 1912.
Parole onde vennero memorate all'Italia le patrie virtù di Gabriele Camozzi. Camera dei deputati, tornata del 19 aprile 1869, Bergamo, Ist. Ital. d'Arti grafiche, 1912.
Antonietta Barbaro; Gabriele Camozzi, in "Bergomum. Bollettino della Civica Biblioteca di Bergamo", anno XVII, 1923, 3, p. 113; 4 p. 177.
Paolo Romano, Gabriele Camozzi, Luigi Torelli e i moti palermitani nel settembre 1866, in "Bergomum", 1941, 4, pp. 123-142.
Maria Luisa Crosio, Dei maggiori patrioti bergamaschi del 1848, in "Bergomum", 1948, 1-2, pp. 45-46.
G. Scichilone, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. 17, 1974, pp. 298-30, ad vocem.
Bortolo Belotti, Gli eccellenti bergamaschi, La stamperia di Gorle, Bergamo, vol. III, pp. 37-49, ad vocem. Il profilo di G. Camozzi fu scritto prima della morte del Belotti avvenuta nel 1944.
Chiara Geroldi, Archivio Camozzi Danieli. Riordinamento e inventariazione, tesi di laurea, Università di Udine. Facoltà di Lettere e filosofia. Laurea in Conservazione dei Beni culturali, a.a. 1995-'96, p. 63 e ss.
Adriana Bortolotti, Lettere tra Gabriele Camozzi e Alba Coralli (1851-1869), Quaderno ad uso didattico, Museo storico della città, Bergamo, 1999.

Archivi:
Documenti materiali appartenuti a Gabriele Camozzi e alla sua famiglia e a quelle ad essa imparentate, sono conservati in tre archivi: l'Archivio Camozzi-Danieli, l'Archivio Gamba, l'archivio Camozzi. I primi due conservati presso la Biblioteca A. Mai e il terzo presso il Museo storico della città. Per l'Archivio Camozzi-Danieli si consulti la citata tesi di C. Geroldi (scheda Alba Coralli Belcredi Camozzi).