Brevi biografie dei protagonisti del primo Risorgimento bergamasco

Gabriele ROSA

(Iseo, Brescia 4 novembre 1812 - ivi 25 febbraio 1897)

Repubblicano, federalista e filomazziniano fu, con Mauro Macchi e Alberto Mario, uno dei più stretti collaboratori di Carlo Cattaneo.
Nato a Iseo il 9 novembre 1812 da una famiglia modesta - il padre era un panettiere -, studiò da autodidatta, appassionandosi soprattutto agli studi umanistici e in particolare alla storia e alla filosofia.
Iscritto alla Giovane Italia, il 7 aprile 1835 fu processato e condannato a 3 anni di carcere duro allo Spielberg, dove incontrò il Confalonieri, con cui ebbe modo di dialogare. Divenne libero il 20 aprile 1838,ma la sua salute risentì della difficile esperienza carceraria.
Negli anni successivi si maritò con Clarice Borni, sua concittadina e figlia di un maestro di musica da cui ebbe la figlia Erminia.
Gli anni che precedettero il 1848 furono per il Rosa anni di intenso studio e lavoro: pubblicò i suoi primi saggi e collaborò a varie riviste lombarde, tra cui il "Politecnico" e la "Rivista Europea". Allo scoppio dell'insurrezione di Milano si trovava a Torino, dove era fuggito perché ricercato in Lombardia; partì per recarsi nel capoluogo lombardo dove partecipò e assistette agli eventi.
Negli stessi giorni fu chiamato a Bergamo dal finanziere Carlo Ceresa e da altri amici a redigere in accordo con G. Mazzini il giornale l' "Unione", democratico e antifusionista, che uscì dal 15 aprile al 29 luglio 1848.
Alla fine di luglio, G. Rosa si recò a Brescia, dove fu nominato segretario particolare di Griffini, eletto dittatore dal popolo per difendere la città. Quando fu decisa la smobilitazione, si rifugiò con altri insorti a Lugano in Svizzera, dove ebbe modo di conoscere la mazziniana Teresa Mallegori-Sozzi, che lo convinse a trasferirsi nella sua villa di Caprino (BG) in qualità di precettore dei suoi due figli.
Dopo l'unità d'Italia rimase a Bergamo, e svolse diversi incarichi: membro della Giunta del consiglio comunale guidato da Giovan Battista Camozzi, presidente del Comizio agrario e della Società industriale. Fu anche assunto al Ministero dell'istruzione e nominato provveditore agli studi di Bergamo, carica che ricoprì dal 1860 al 1863, avvalendosi di Pasino Locatelli come segretario. Negli stessi anni venne inviato a Firenze dal ministro della pubblica istruzione F. De Sanctis come relatore al ciclo di conferenze di maestri dirette da Lambruschini. Fu il Rosa questa fu l'occasione di incontrare e stringere amicizia con alcuni intellettuali fiorentini tra cui P. Vieusseux e Gino Capponi, e fu un'esperienza che gli permise, tra l'altro, di scrivere un saggio sulle origini di Firenze, dando continuità al lavoro sulle origini di Venezia.
Nel 1863 lasciò l'incarico di provveditore per dedicarsi agli studi. Strinse amicizia con due grandi linguisti, il padovano Paolo Marzolo e il goriziano G. I. Ascoli, e preparò i materiali per le opere Origini delle civiltà, la Storia delle storie (la cui prima edizione apparve nel 1865) e la Storia dell'agricoltura. Inoltre ebbe occasione di vedere i manoscritti di Costantino Beltrami che, nel 1823, aveva risalito il corso del Mississippi scoprendone le fonti.
Legato affettivamente a Bergamo, anche perché la sua famiglia era originaria di Carenno in Val San Martino, Gabriele Rosa scrisse su questa provincia vari saggi tra cui: Notizie statistiche della provincia di Bergamo in ordine storico, Studi sugli Statuti inediti della provincia di Bergamo e Illustrazione della Valle S. Martino.
Nel 1866, dopo 18 anni di assenza durante i quali si era risposato, decise di ritornare definitivamente a Iseo anche per ricongiungersi con la figlia Erminia. Già nel 1867 era entrato a far parte della Deputazione provinciale di Brescia ed era stato nominato presidente dell'Ateneo e del Comizio Agrario. Sempre a Brescia fondò con l'amico Nicola Gaetani Tamburrini, preside del locale Liceo, il giornale La Provincia di Brescia, con un'impostazione radicale che non piacque al proprietario, il tipografo Sterli, il quale cedette il periodico. Rifiutò la proposta di essere nominato professore dell'Accademia scientifico-letteraria di Milano, così come la carica di direttore della biblioteca civica Queriniana di Brescia. In questi anni scrisse l'opera Feudi e Comuni, nella quale descrisse il governo dei piccoli comuni confederati, meritandosi, tra l'altro, le congratulazioni di Rattazzi: di tale opera egli curò la seconda edizione nel 1876.
Nei giorni che precedettero i fatti di Sarnico (1862), tramite F. Nullo, ebbe modo di incontrare Garibaldi. Successivamente Nullo volle consultare Rosa prima di apprestarsi a compiere con Luigi Caroli la spedizione in Polonia.
A settantasei anni diede le dimissioni dalla Deputazione provinciale di Brescia, continuando però a collaborare al Sole e all'Archivio storico italiano. Nel 1886 accettò dall'amica Jessy Mario l'incarico di curare la pubblicazione degli scritti economici di Carlo Cattaneo, i frutti di questi anni di studio furono la pubblicazione di molte opere fra le quali: la Storia naturale della civiltà, (Brescia, 1880) in cui riassunse le meditazioni sparse in opere anteriori e delineò brevemente una teoria divergente da quella di G. Ferrari, e Genesi della coltura italiana (Hoepli, 1889) in cui sviluppò e approfondì il contenuto del saggio La coltura italiana pubblicato in precedenza a Bergamo. Questi libri non ebbero però molta fortuna.
Negli ultimi anni della vita scrisse brevi lavori quali La Valcamonica nella storia (Breno, 1881), Studi di storia bresciana (Brescia 1886), Costumi lombardi (Bergamo, 1890).
Nella sua intensa attività Gabriele Rosa operò come tramite tra la cultura democratico-federalista di matrice cattaneana e quella della generazione post-risorgimentale, sensibile alle ideologie socialiste di Filippo Turati, Leonida Bissolati e Arcangelo Ghisleri.
Morì nel 1897, all'età di 85 anni. Nel 1912, l'amministrazione comunale di Iseo eresse un monumento al concittadino diventato uno dei grandi protagonisti del risorgimento nazionale e nello stesso anno fu pubblicata, sempre a cura del Comitato per la erezione del monumento in Iseo, la sua autobiografia.

 

Principali pubblicazioni di G. Rosa:
G. Rosa scrisse molto più di 240 pubblicazioni tra saggi di un certo spessore e altri più brevi, oltre a una miriade di articoli su vari giornali lombardi e nazionali oltreché su periodici politici.
Le opere più significative sono state riportate nel profilo biografico, ci limitiamo a segnalare le due autobiografie: Cenni autobiografici, Milano, Tipografia degli operai, 1891 (estratto dal giornale repubblicano L'Italia del popolo), pp 1-40.
Autobiografia, a cura del Comitato per la erezione del monumento in Iseo, Brescia, Stab., Tipo-lit. Appollonio, 1912, pp. 9-108.

Scritti su G. Rosa:
Ugo Da Como, Gabriele Rosa, Brescia, 1902.
Armando Ventura, Gabriele Rosa, Brescia, 1912.
Arcangelo Ghisleri, Gabriele Rosa nella vita pubblica bergamasca dei primi anni del Regno, in "La Rivista di Bergamo", a. VI, n. 2 febbraio 1928, pp. 51-59.
A. Sacchi, Gabriele Rosa nel Risorgimento italiano, Brescia, 1930, pp. 24-27.
Pier Carlo Masini, La scuola del Cattaneo. Il pensiero politico di Gabriele Rosa, in "Rivista storica del socialismo", 1959, pp. 501-524.
A.A.V.V., Gabriele Rosa, Milano, Associazione Mazziniana Italiana, II, 1976, pp. 112 (Atti del convegno di Iseo su G. Rosa del 1976).
P. C. Masini, Eresie dell'Ottocento. Alle sorgenti laiche, umaniste e libertarie della democrazia italiana, italiana, Milano, Editoriale nuova, 1978, pp. 31-53.
Clara Cortinovis, Opere e scritti di Gabriele Rosa (1812-1897), in "Archivio Storico Bergamasco" a. VI, n. 10, 1986, pp. 127-155.
Id., Saggio di bibliografia II, in "Archivio Storico Bergamasco", a. VII, n. 13, 1987, pp. 321-343.