Città e provincia di Bergamo

Caserme e luoghi militari nella città

In riferimento all'insurrezione bergamasca del 1848 è opportuno un accenno ai luoghi militari della città.
Lo facciamo utilizzando una fonte di parte austriaca, che dedica un paragrafo alla situazione della città prima dello scoppio della rivolta, e la cartografia, che ci permette di localizzare le caserme.

 

Documenti

Prospettiva e posizione militare

(...)
La città consiste di tre parti divise, che per se stesse possono considerarsi piccole cittadine e delle quali, due si stendono nella pianura, la terza invece si trova sulla menzionata altura il cui accesso è assai ripido e difficile e domina perciò favorevolmente le altre due parti di città da 50 a 60 tese sopra la pianura. Quest'ultima parte di città è parzialmente contornata da un bastione murato, assai ben sistemato alla conformazione dell'altura, il quale, costrutto al tempo della dominazione veneta, è assai forte e ben conservato e potrebbe quindi essere tuttora impiegato, non solo alla dominazione delle due sottostanti parti maggiori della città ma puranco all'impiego di una maggiore guarnigione per ulteriori scopi. Inoltre fuori della porta S. Alessandro sull'adattissima cresta di S. Vigilio si ha un castello isolato in parte ancora ben conservato e forte, il quale domina la città alta e il tratto di alture estendentisi verso ovest; più vi ha un secondo, però men ben conservato, un tempo già forte castello; giace in prossimità della Porta S. Lorenzo nell'interiore della città alta; colla sua particolare assai forte ed isolata struttura può venire parimenti usato per dominare anche questa parte della città.
Per la comunicazione con le parti sottostanti della città, oltre alle due suaccennate Porte, ve ne sono due sole ancora, e cioè la Porta San Giacomo verso il Borgo S. Leonardo e la Porta S. Agostino verso il Borgo Pignolo. Fra queste due Porte e le sue due parti della città bassa vi ha uno spazio completamente sgombro da fabbricati; quasi a forma di spalto di sufficiente sviluppo, che ha lo scopo di impedire ogni avvicinamento dai contigui bastioni verso il contorno bastionato della città alta.
Le due parti basse della città, che in addietro erano divise da grandi spazi di campagna, sono ora quasi completamente collegate per mezzo di pubblici edifici e frammezzo ad esse corre una strada di nuova costruzione, che senza pericolo, conduce dalla vicina Porta delle Grazie per la porta S. Agostino alla città alta.
In una sommossa di popolo la guarnigione per rimanere padrona di questa importante città, deve anzitutto essere in possesso del castello di S. Vigilio sufficientemente armato e vettovagliato, per dominare la città alta col tiro d'artiglieria di esso castello. Nella città alta devono essere messi in stato di difesa gli edifici della Delegazione, del Liceo e la caserma S. Agostino, si devono occupare tutte le comunicazioni dei bastioni che guardano nell'interno delle case; ai due bastioni prossimi alle Porte che stanno contro la città bassa, vi dev'essere collocata almeno una mezza batteria da 12 o da 30 o 60.
Inoltre la guarnigione deve occupare il grande Ospedale civile ed avere in suo potere la caserma di S. Marta, il teatro, la Porta delle Grazie e la vicina omonima Congregazione di Carità, edifizi questi che giacciono tutti nel centro della città bassa.
A ciò occorrono almeno una brigata di fanteria, due batterie, uno squadrone di cavalleria e più l'accennato armamento per il Castello di S. Vigilio.
Al tempo della sommossa invece la guarnigione di Bergamo si componeva di soli due battaglioni, dei quali uno del reggimento italiano Arciduca Sigismondo al comando del tenente colonnello Barone Lodovico Ischnaider e del colonnello Heyntzel e l'altro battaglione appartenente al reggimento Confine sloveno al comando del maggiore Kussenitz.
Alla metà di marzo addirittura non vi erano che sole nove compagnie in questa città di 30.000 abitanti e fino all'ultimo momento non vi era né artiglieria, né cavalleria, ed egualmente mancava tutto il carreggio reggimentale, giacché l'armata che trovavasi nelle provincie italiane non si trovava sul piede di guerra.
Causa la posizione e la poca importanza delle caserme della città, ai due battaglioni di guarnigione non si poté dare altra dislocazione che la seguente, assai sparsa e militarmente sfavorevole:

2 compagnie slovene a S. Agostino.
4 compagnie nel Lazzaretto Civile, distante un miglio a Nord della città, il quale situato in un fondo bagnato epperciò malsano, era ordinariamente disabitato ed ove perciò le 4 compagnie stavano assai male e con sola paglia a terra.
1 compagnia Sigismondo nella piccola caserma alla Fara in città alta.
1 compagnia in Santa Marta.
4 compagnie in S. Giovanni in città Bassa.

Tutte le caserme erano provvedute col solo casermaggio disponibile alle sole nove compagnie che prima si trovavano in guarnigione, perciò mancava la parte di casermaggio occorrente all'aumentata forza di 3 compagnie ed eravi quindi deficienza di rastrelliere, tavole, panche, coperte, pagliericci e lenzuola, ciò che ha fatto soffrire specialmente le 4 compagnie accasarmate al Lazzaretto anche per il pessimo tempo che si ebbe nel mese di marzo.
Tutte le più zelanti premure all'uopo fatte dal Comando di città rimasero insoddisfatte, ad onta della pronta cooperazione da parte del Comune, poiché, causa la doppia mancanza dei materiali e del tempo, non era concesso di provvedere tutto abbastanza presto.
Ad eccezione della caserma di S. Marta tutti gli altri quartieri militari giacevano nella parte di città più lontana da Milano per inevitabili impedimenti locali, i Comandanti dovettero alloggiare lontano dalle loro già sparse truppe ed il brigadiere Arciduca Sigismondo, destinato a Bergamo per la circostanza, poté bensì acquartierarsi nel centro di tutte le caserme, ma l'alloggio giaceva in una stretta di strada assai sfavorevole, nella quale gli si poteva agevolmente tagliare il collegamento con le caserme.
Siccome data l'esiguità delle truppe disponibili, non era affatto pensabile alla possibilità di tenere una città estesa, le cui difficoltà locali e svantaggi già dimostrammo, così non si poté stabilire per il caso di un allarme altra disposizione che l'occupazione rinforzata delle Porte, la sistemazione di sicurezza dei comandanti con guardie egualmente rinforzate, la consegna delle truppe nelle caserme, la prontezza per l'invio nei vicini punti e altre consimili necessità, avendo di mira più alla sorveglianza esteriore che all'ammorzamento di una sommossa interna.

Francesco Marenzi, L'insurrezione a Bergamo e Brescia 1848, pp. 5-10, in Biblioteca Civica "A. Mai", Archivio Comunale 1800, fald. 157, (Traduzione dell'opera Der Aufstand in Bergamo und Brescia in Marz 1848. Ein Beitrag zur Kriegsgeschichte, Vienna, Carlo Gerold e figlio, 1850)

Il barone Francesco Marenzi era un ufficiale austriaco, pertanto egli descrisse la città dal punto di vista di chi la occupava.

 

Pianta di Bergamo dell'ingegnere architetto Giuseppe Manzini (1816)

 

Pianta di Bergamo dell'Istituto regio militare austriaco (1838)

 

Pianta della città con rimandi suddivisi in Stabilimenti Civili e Militari del Prof. Cav. Vincenzo De Castro (1869)