Gli schieramenti del Risorgimento

Altri personaggi importanti della prima fase del Risorgimento

CARLO ALBERTO (Torino 1798 - Oporto, Portogallo 1849) - re di Sardegna dal 1831 al 1849

Appartenente al ramo cadetto dei Savoia-Carignano, fu educato in Francia e in Svizzera secondo i principi liberali dei genitori. Tornato in Piemonte, quando con la Restaurazione Vittorio Emanuele I tornò sul trono, egli era secondo nell'ordine di successione, perché i Savoia del ramo primogenito erano senza eredi. Pensava tuttavia di essere escluso dalla successione in favore del genero del re Vittorio Emanuele I, il reazionario Francesco IV duca di Modena, anche perché si sentiva osservato con sospetto dalla corte.
Anche per questo motivo attraverso amici liberali entrò in contatto con la carboneria nell'intento di fare da mediatore tra questa associazione segreta patriottica e la corte.
Nel gennaio 1821 manifestò la sua simpatia agli studenti universitari feriti dalla polizia e si spinse a dare, per ritirarla subito, l'adesione ai moti che si andavano organizzando.
Di fronte alla rivolta, Vittorio Emanuele I decise di abdicare a favore del fratello Carlo Felice e Carlo Alberto, in qualità di reggente, concedette la costituzione (14 marzo 1821). Carlo Felice però, che si trovava a Modena, sconfessò il suo atto e gli ordinò di lasciare Torino e di unirsi a Novara alle truppe fedeli. Nel decennio successivo Carlo Alberto fece di tutto per farsi perdonare dalla famiglia reale e per questo partecipò alla spedizione francese intervenuta a Trocader in Spagna nel 1823 per reprimere la rivoluzione liberale.
Salì al trono nel 1831 e si mostrò campione del legittimismo parteggiando per l'opposizione borbonica a Luigi Filippo in Francia.
Modernizzò lo Stato sabaudo con varie riforme, tra cui un nuovo codice civile, anche se il regno fu retto sempre su principi assolutistici e clericali.
Per tutti gli anni trenta la sua politica estera si fondò sull'amicizia con l'Austria. Nel decennio successivo, invece, si riavvicinò ai liberali fautori dell'unità e dell'indipendenza, spronato anche dal neoguelfismo e dall'elezione di Pio IX, che calmavano i suoi scrupoli di fervente cattolico.
Allo scoppiare dei moti del 1848, pur aderendo alle idee nazionali, con grande riluttanza, e solo dopo che gli altri sovrani avevano fatto altrettanto, concesse lo Statuto (4 marzo 1848).
Sulla spinta della rivolta milanese delle Cinque giornate dichiarò guerra all'Austria e adottò la bandiera tricolore con lo scudo sabaudo. Dopo alcune vittorie fu sconfitto a Custoza e dovette firmare l'armistizio. Sospettato per il suo passato, accusato di voler ingrandire il Piemonte piuttosto che liberare l'Italia, accettò di riprendere le ostilità nonostante le condizioni sfavorevoli: sconfitto a Novara il 23 marzo 1849, Carlo Alberto fu costretto ad abdicare e recarsi in esilio in Portogallo.
Le difficoltà di rapporti con il resto della casata per la diversa sensibilità politica, nonché i vincoli oggettivi interni e internazionali posero non pochi ostacoli al tentativo di Carlo Alberto di far confluire le spinte indipendentistiche e nazionalistiche del movimento liberale entro una soluzione politico-istituzionale favorevole alla corona. Questo spiega anche la contraddittorietà delle sue scelte. Tuttavia proprio lo Statuto da lui concesso nel 1848 e la prima guerra d'indipendenza da lui condotta favorirono il processo di progressiva identificazione tra aspirazioni indipendentistiche e unitarie e Regno di Sardegna.

Pio IX - Giovanni Maria Mastai Ferretti (Senigallia 1792 - Roma 1878) -  papa dal 1846 al 1878

Nominato cardinale nel 1840, aveva fama di religioso aperto e favorevole alle riforme. Nel 1846 fu nominato papa, dopo un brevissimo conclave in cui prevalse sull'intransigente cardinale Lambruschini.
Appena eletto decretò un'amnistia che copriva anche i reati politici, istituì una Consulta di Stato, permise la Guardia civica e una limitata libertà di stampa. Si trattava di misure molto contenute, che vennero interpretate come apertura ai principi liberali e che nel clima di eccitazione di quegli anni fecero vedere in lui il papa vagheggiato da V. Gioberti per realizzare l'ideale neoguelfo. L'equivoco si accrebbe nel 1848, quando egli concesse la costituzione e permise all'esercito pontificio di partecipare alla I guerra d'indipendenza contro l'Austria; il 29 aprile, tuttavia, ne decideva il ritiro, affermando l'impossibilità di partecipare ad una guerra contro il cattolico governo di Vienna.
Dopo l'assassinio del primo ministro P. Rossi e la creazione della Repubblica romana, fu costretto a fuggire a Gaeta. Rientrò a Roma solo nel 1850, una volta caduta la Repubblica.
Dopo questa esperienza Pio IX assunse una posizione di totale intransigenza nei confronti del liberalismo, che condannò integralmente nell'enciclica Quanta cura (1864) con l'annesso Sillabo degli errori del mondo moderno. Contemporaneamente quei cattolici che avevano tentato di conciliare la fede religiosa coi principi del liberalismo vennero sconfessati e venne rotta politicamente ogni relazione con il governo italiano; Pio IX respinse anche il manifesto sottoscritto nel 1862 da molti ecclesiastici perché venissero conciliati valori religiosi e patriottici. Sotto la sua influenza, nel 1870 durante il Concilio Vaticano I fu approvato non senza resistenze e polemiche il dogma dell'infallibilità del papa.
Nello stesso anno, quando l'esercito italiano entrò in Roma, si considerò prigioniero politico e scomunicò tutti coloro che avevano contribuito alla fine del potere temporale del papa. Vietò con il non expedit la partecipazione dei cattolici alle istituzioni politiche dello stato italiano e rifiutò la legge delle guarentigie (13 maggio 1871), con cui il parlamento italiano intendeva regolare i rapporti tra stato e chiesa.
La contrapposizione tra realtà ecclesiale e stato sostenuta da Pio IX lasciò segni profondi nel mondo cattolico e in senso più ampio in tutta la società italiana.

LEOPOLDO II di Asburgo-Lorena (Firenze 1797 - Roma 1870) - granduca di Toscana dal 1824 al 1859

Successore del padre Ferdinando III. In contrasto con il clima dominante della restaurazione, attuò riforme politiche, amministrative e una politica di lavori pubblici che lo resero molto popolare. Nel 1847 concesse la libertà di stampa e nel 1848 la costituzione, ma la rivoluzione democratica di F. D. Guerrazzi e G. Montanelli lo costrinse a rifugiarsi a Gaeta (1849). Ritornato sul trono, si allineò alla politica austriaca, fino al suo definitivo rovesciamento come sovrano nel 1859.