Le insurrezioni del 1848-1849 nelle città italianee

Il 1848

Palermo
(12 gennaio)
L'insurrezione popolare che richiedeva la costituzione ed era animata da intenti separatistici, si estese nei giorni successivi a tutta la Sicilia. Il 29 gennaio, il re Ferdinando II, primo fra i sovrani italiani, concesse una vera e propria costituzione modellata su quella francese del 1830. Fu però anche il primo a riprendere in mano la situazione nel mese di maggio. Il costo dell'insurrezione fu di 600 morti.
Venezia
(17 marzo)
L'annuncio della rivoluzione in Austria (il 13 marzo l'insurrezione popolare aveva provocato la caduta di Metternich e la concessione della costituzione) provocò l'insurrezione di Venezia e di Milano. Nella città lagunare, il 17 marzo, la popolazione insorse contro il governo austriaco: le truppe di stanza nella città furono cacciate e vennero liberati i prigionieri politici tra cui Daniele Manin e Niccolò Tommaseo. Il 23 marzo fu restaurata la Repubblica democratica, retta da un governo provvisorio guidato da D. Manin. L'insurrezione oltre che a Venezia scoppiò nelle città della terraferma. Venezia resistette fino al 24 agosto 1849.
Milano
(18 - 23 marzo)
L'insurrezione del popolo milanese, nota come le "Cinque giornate di Milano", scoppiò alla notizia della rivoluzione a Vienna e dell'insurrezione di Venezia. Vennero costruite barricate per le strade della città e furono ingaggiati dei combattimenti con le truppe austriache. Il 20 fu costituito un Consiglio di Guerra composto da C. Cattaneo, E. Cernuschi, G. Clerici, G. Terzaghi per condurre sino in fondo l'insurrezione, mentre la direzione politica fu assunta da un Governo provvisorio a prevalenza moderata presieduto da G. Casati. Il 23 marzo gli insorti costrinsero il comandante delle truppe austriache, maresciallo Radetzky, ad abbandonare Milano e a ritirarsi verso Verona e le altre fortezze del Quadrilatero. Ai combattimenti, che costarono agli insorti oltre 300 morti, parteciparono anche volontari provenienti da altre province lombarde, tra cui Bergamo.
Bergamo
(20 - 23 marzo)
Il giorno 20, quando le truppe austriache tentarono di uscire dalle caserme per dirigersi verso Milano, vennero prese di mira dagli insorti, che spararono e lanciarono tegole, mattoni e sassi dalle barricate o dai tetti. Nella notte tra il 20 e il 21 marzo, l'arciduca Sigismondo, rappresentante del governo austriaco in città, riuscì a riparare a Brescia.
Il 21 tre cittadini, inviati alla caserma di S. Agostino per trattare in modo da evitare altre vittime, vennero trattenuti in ostaggio. Poiché scarseggiava la polvere da sparo, un manipolo di insorti comandati da Giovan Battista Spinelli riuscì a impadronirsi, dopo un furioso scontro, della polveriera ubicata nei pressi del cimitero di S. Maurizio. Il 23 tornarono da Milano i volontari che avevano partecipato alle "Cinque giornate" e diedero la notizia della fuga di Radetzky. Durante la notte il grosso del contingente austriaco lasciò la città diretto a Brescia. Nei giorni successivi anche i restanti reparti li seguirono mentre i tre ostaggi riuscirono a liberarsi.
Brescia
(18-22 marzo)
Il primo giorno la popolazione si riunì in piazza della Loggia. Per decisione del Consiglio municipale una commissione fu inviata dalle autorità austriache della città a chiedere la costituzione della guardia civica. Nella notte giunse la notizia dell'insurrezione di Milano e si decise di inviare dei volontari. L'indomani, alla notizia dell'insurrezione di altre città lombarde, il popolo costruì barricate per le vie e assalì la caserma di S. Faustino e i forni militari. Il 22 il principe Schwarzenberg sottoscrisse i patti per la capitolazione, dopodiché le truppe austriache lasciarono la città. Nella notte tra il 22 e il 23 si costituì il governo provvisorio, che fu presieduto dal conte Luigi Lechi. Le vittime della rivoluzione furono per entrambe le parti 12 e una trentina di feriti.
Napoli
(15 maggio)
I deputati al Parlamento, riuniti nella capitale, volevano modificare la costituzione e ridurre i poteri del re. Il 15 maggio, divenuto impossibile un accordo con il re, in città sorsero le prime barricate. Gli insorti, circa un migliaio, non appoggiati dalla popolazione, vennero sconfitti da 12.000 uomini della forza regia, per lo più mercenari svizzeri, che massacrarono un centinaio di insorti.

Molte altre città italiane insorsero nel marzo del 1848 e tra di esse ricordiamo Cremona, Livorno, Bologna, Genova.