Cronologie

Cronologia dettagliata del Risorgimento a Bergamo dal 1814 al 1849

1814 12 giugno: viene emanato il proclama Bellegarde in cui si annuncia che le provincie lombarde sono aggregate all'Austria.
1820-21 Il movimento patriottico bergamasco, certamente limitato, si svolge in questi anni e in quelli successivi verso il confine con Brescia e in particolare nella zona di Iseo, dove opera Gabriele Rosa.

16 gennaio 1820: a Lovere viene arrestato l'avvocato Antonio Solera, accusato di avere rapporti con i carbonari del Polesine.

marzo 1821: studenti universitari bergamaschi vengono arrestati con l'accusa di alto tradimento per essere accorsi in Piemontea sostenere l'insurrezione contro Vittorio Emanuele I.

18 maggio 1821: l'ingegner Andrea Magoni è arrestato a Bracca, accusato di affiliare alla carboneria un parrucchiere.

23 maggio 1821: muore a Redona il generale Sant'Andrea, ritenuto uno dei principali esponenti del movimento patriottico bergamasco.

1821-25 Si susseguono a Bergamo visite arciducali e imperiali:

28 agosto 1821: giunge, proveniente da Lovere, il viceré Ranieri con la vice-regina.

29 agosto 1822: arriva Federico di Prussia, accompagnato da Carlo Felice con la regina.

23-25 giugno 1825: a Pavia, nel corso di tumulti, viene ucciso lo studente universitario bergamasco Antonio Guerra.

30 giugno 1825: ritorna ancora il viceré Ranieri è nuovamente in città per accompagnare l'imperatore Francesco Giuseppe I d'Asburgo e la consorte Carolina Augusta di Baviera.

1830-31 Continua la stretta sorveglianza austriaca.

11 febbraio: viene arrestato il giovane Balicco, accusato di aver fischiato i musicanti che suonavano nella casa di un comandante austriaco.

4 aprile: ordine del viceré Ranieri di destinare forzatamente al servizio militare i giovani oziosi e di sospetta condotta. La delegazione di Bergamo trasmette un elenco di circa 250 nomi.

10 aprile: a Verdello si verificano degli scontri tra patrioti e polizia, nel corso dei quali la forza pubblica viene insultata e malmenata

1832-35 Continuano le ricerche della polizia austriaca per individuare eventuali associati o simpatizzanti della Giovine Italia, considerati colpevoli d'alto tradimento.
Tra i patrioti bergamaschi attivi in città e nel territorio in quegli anni, oltre a Gabriele Rosa e allo studente universitario a Pavia Giovan Battista Cavallini, anch'egli di Iseo, vi sono: Carlo Ceresa, l'avvocato Alessandro Bargnani e il dottor Gaspare Belcredi.

1833-1835: continuano le visite arciducali in città: l'arciduca Ranieri e la consorte in occasione della Fiera del 1833; nel 1834 l'arciduca Giovanni, fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe I; nell'aprile 1835 ancora l'arciduca Ranieri, prima di iniziare una visita nel territorio bergamasco.

1834: Costantino Beltrami, famoso esploratore bergamasco, pubblica a Lugano la lettera L'Italia, ossia scoperte fatte dagli Italiani nelle scienze, nelle arti... che contiene in germe l'opera del Gioberti Primato degli italiani e che appassionatamente segnala le "sventure" nazionali.

27 febbraio 1835: nell'ambito del processo alla Giovine Italia, pubblicazione della sentenza con la condanna a morte (poi commutata in pene minori) di 19 patrioti. Tra i condannati vi sono: Gabriele Rosa e Carlo Foresti, 24 anni di Tavernola, praticante farmacista residente a Bergamo. Tra gli implicati vi sono il conte Giuseppe Baglioni, possidente, 30 anni, di Bergamo; Giuseppe Cattaneo di Bergamo, 26 anni; Carlo Fontana, 24 anni, ragioniere possidente di Bergamo; il medico Angelo Banzolini; l'avvocato Alessandro Luigi Bargnani di 36 anni d'Iseo; il dottor Vincenzo Bergomi, nativo di Iseo e aggiunto commissario distrettuale a Sarnico; Federici Giovanni di Pisogne, studente di medicina a Padova.

1838-43 settembre 1838: giunge a Bergamo Ferdinando I imperatore d'Austria, successore di Francesco Giuseppe.

Dopo il 1840: Cesare Correnti è a Bergamo in qualità di alunno presso la I. R. Delegazione. Ricerca, studia e raccoglie informazioni sulla storia a sulle condizioni economiche del territorio bergamasco, raccolte nel saggio Indicazioni storiche e statistiche sulla provincia di Bergamo, pubblicato negli Annali Universali di Statistica del luglio-agosto e novembre-dicembre 1844 e del gennaio 1845.

1841: arriva la regina reggente di Spagna Cristina, figlia di Francesco I re delle Due Sicilie.

21 agosto 1841: è la volta di Francesco IV d'Este, duca di Modena.

agosto 1843: un'altra visita dell'arciduca Ranieri, che ritorna poi di passaggio nell'ottobre dello stesso anno e nuovamente nel 1845.

1846-1847 1846 (dall' estate): si inneggia a Pio IX, che il 17 luglio aveva concesso l'amnistia.
La Lombardia e Bergamo sono invase da una moltitudine di catechismi rivoluzionari, dialoghi, poesie satiriche antiaustriache.
I poeti antiaustriaci di Bergamo sono Luigi Beltrami e Alessandro Valoti oltre a Ottavio Tasca che lavora a Milano.

settembre 1847: il bergamasco conte Carlo Romilli diventa arcivescovo di Milano, succedendo all'austriaco Gaysruck; è il primo presule nominato dal papa liberale e la nomina è l'occasione per grandi feste popolari in cui si inneggia a Pio IX.

9 dicembre 1847: l'avvocato Giovan Battista Nazari di Treviglio, deputato alla Congregazione centrale della Lombardia, presenta una mozione in cui chiede che venga nominata una commissione composta da tanti deputati quante erano le provincie lombarde, con l'incarico di stendere una relazione sulle condizioni della regione e sulla causa del malcontento diffuso tra la popolazione. La mozione riscuote un grande consenso tra i liberali lombardi. Per decisione del viceré Nazari viene sottoposto a sorveglianza da parte della polizia.

1848
L'insurrezione del 20-23 marzo

10 febbraio: durante uno spettacolo al Teatro Sociale vengono distribuite molte copie di un catechismo politico antiaustriaco con versi del Prati e foglietti a colori nazionali, che suscitano reazione tra gli ufficiali austriaci.

13 febbraio: in Santa Maria Maggiore, durante l'elevazione, si intona il Te Deum invocando "la più grande Patria italiana".

19 marzo: si sparge la voce dell'insurrezione di Milano e si forma un assembramento in borgo San Leonardo inneggiante a Pio IX, alla Repubblica e all'Italia. Una commissione di cittadini guidata dal conte Francesco Roncalli chiede la costituzione di un corpo di guardia civico.

20 marzo: un gruppo di volontari guidati da Benigno Regazzoni si dirige a Milano. Anche da Treviglio parte un altro gruppo guidato dall'ingegner Bicetti. Altri 300 uomini al comando di Nicola Bonorandi accorrono in aiuto ai rivoltosi milanesi. Un altro contingente di volontari parte da Caprino sotto la guida dell'ingegner Gerolamo Rota Rossi.
I soldati austriaci escono dalle caserme di S. Giovanni e di Sant' Agostino, ma la popolazione, per impedire che si dirigano a Milano, li blocca, costruendo barricate e aprendo il fuoco. E' l'inizio della rivolta.

20-21 marzo: nel corso della notte l'arciduca Sigismondo, rappresentante del governo austriaco in città, riesce a riparare a Brescia.

21 marzo: continuano gli scontri. Tre cittadini inviati alla caserma di S. Agostino per trattare con gli austriaci allo scopo di evitare altre vittime, vengono trattenuti in ostaggio. Assalto alla polveriera nei pressi del cimitero di S. Maurizio da parte di un manipolo di uomini comandati da Giovan Battista Spinelli di Comenduno: dopo un furioso combattimento, riescono nell'impresa.

22 marzo notte: i militari austriaci dei vari distaccamenti si riuniscono nella caserma di S. Agostino.

23 marzo: tornano da Milano i volontari che hanno partecipato alle "Cinque giornate" e danno la notizia della fuga di Radetzky.
Durante la notte il grosso del contingente austriaco lascia la città diretto a Brescia. Nei giorni seguenti gli ostaggi riescono a liberarsi e anche gli ultimi soldati austriaci lasciano la città.

Giorni successivi: si costituiscono un Governo provvisorio (sciolto il 12 aprile, me nte resta in vita la Congregazione provinciale) e un comitato di guerra.
Festeggiamenti per la cacciata degli austriaci, a cui partecipano anche il vescovo Gritti Morlacchi e il clero cittadino.

1848
Prima guerra d'indipendenza

Dopo l'inizio della prima guerra d'indipendenza si organizza il sostegno alle truppe piemontesi. Partono due colonne di volontari, una comandata da Nicola Bonorandi diretta a Montichiari e poi al lago d'Idro, l'altra guidata da Giovanni Maria Scotti, diretta verso le valli del Sole e di Non. Dopo aver partecipato con valore ad alcuni combattimenti, un gruppo di volontari bergamaschi viene arrestato.

8 aprile: nell'abitazione delle nobili Basoni-Scotti in Città Alta muore Gaetano Donizetti.
Nei giorni successivi anche la compagnia del capitano Giovanni Maria Scotti è costretta a ritirarsi e giunge a Bergamo stanca e sfiduciata.

16 aprile: 21 bergamaschi vengono fucilati dagli austriaci nel castello del Buon Consiglio di Trento: appartengono alla colonna Bonorandi diretta nel Tirolo.

maggio: la maggior parte della popolazione si dichiara favorevole all'unione della Lombardia con il Piemonte.

27 maggio: il colonnello Nicola Bonorandi riparte per il Tonale con alcuni volontari, con l'intento di presidiare la linea di Croce Domini; ma, essendosi spostata la guerra in Alto Adige, ivolontari sono costretti ad una deprimente inazione.

7 luglio: il Governo provvisorio della Lombardia nomina commissario straordinario di Bergamo il conte Olofredi.

27 luglio: 150 bersaglieri bergamaschi al comando del capitano Pezzoli, dei tenenti Moroni, Pesenti, Zambelli e Sant'Andrea, si distinguono nelle operazioni di guerra al Tonale rioccupando le posizioni perdute.

30 luglio: viene nominato il Comitato di Difesa e di Salute Pubblica, formato da Francesco Roncalli, G.B. Piazzoni e Andrea Moretti, che si scioglierà il 6 agosto.

3 agosto: Garibaldi e Mazzini arrivano a Bergamo e incitano la folla a continuare la lotta contro l'Austria. Un gran numero di giovani segue Garibaldi, che il giorno dopo con 5.000 volontari si avvia verso Milano, ma lungo il percorso, avendo saputo della ritirata di Carlo Alberto, decide di dirigersi a Como.
Anche Carlo Cattaneo è a Bergamo.

6 agosto: La città ritorna in mano agli austriaci.

10 agosto: mentre un battaglione della Guardia nazionale bergamasca con due cannoni si unisce ai garibaldini, Gabriele Camozzi raggiunge Breno con l'intento di concentrarvi i volontari e creare un centro di guerriglia antiaustriaca.

31 agosto: Gabriele Camozzi, Luigi Terzi e Nicola Bonorandi scrivono un ordine del giorno che consiglia ai volontari che avevano seguito Garibaldi e si erano rifugiati in Svizzera di sciogliersi e di raggiungere il Piemonte sotto la guida di Caloandro Baroni.
Arrivano in città i volontari che Giacomo Durando aveva raccolto in Trentino e nella zona del Garda per spostarsi in Piemonte il giorno seguente. In Piemonte si rifugia anche l'abate Carlo Cameroni, mentre la mazziniana Teresa Mallegori Scotti e altri patrioti scelgono di ripararsi in Svizzera.

1848
Guerriglia di Palazzago

7 settembre-20 novembre: Federico Alborghetti, esule a Lugano, è incaricato da Mazzini di mettersi a capo di bande bergamasche operanti nelle valli; ma probabilmente anche Mazzini è stato mal informato perché le bande non esistono. Il 7 settembre Alborghetti arriva al suo paese natale Mapello e poi pone la base a Palazzago. A capo di circa 60 giovani, dei dintorni fra cui Carlo Agazzi detto il Barlinetto, animoso contadino di Palazzago, si rende protagonista di una campagna nella valle S. Martino e nella zona del monte Albenza. Rimasto senza rifornimenti, poiché Mazzini non aveva potuto mandarli, il 20 novembre Alborghetti e i suoi si separano. Lo storico Bortolo Belotti ha definito questa guerriglia "l'ultimo episodio di reazione antiaustriaca a Bergamo"
1848 28 novembre: Mazzini convince Gabriele Camozzi e Vittore Tasca a compiere nuove indagini nella bergamasca e nel Lombardo-Veneto per verificare la possibilità di far ripartire la rivolta. L'esito sarà negativo.
1849 Rinasce la fiducia nella lotta contro gli austriaci, anche per l'opera intensa svolta dai patrioti e dall'emigrazione in Piemonte.

febbraio: Gabriele Camozzi è incaricato dal ministro sardo Pinelli di preparare un piano per l'insurrezione in Lombardia, ma il piano presentato non sarà attuato.

12 marzo: il ministro Chiodo denuncia l'armistizio e riprendono le ostilità contro l'Austria.

14 marzo: Camozzi, che si trova a Torino, viene incaricato di preparare l'azione rivoluzionaria raccogliendo a Brescia i volontari armati e di ordinarli in colonne mobili, pronte ad attaccare alle spalle l'esercito nemico.

22 marzo: in città scoppiano tumulti e si verificano scontri tra popolazione e soldati austriaci.

25 marzo: Gabriele Camozzi, avuta notizia dei disordini, anziché dirigersi direttamente a Brescia, decide passare per Bergamo. Entra in città alla testa di una compagnia di 300 bersaglieri e resta in attesa si 80 volontari reclutati dal fratello Giovan Battista nei giorni precedenti in Valle Brembana. Decide poi di assalire la Rocca dove si era rifugiata la truppa austriaca, ma l'assalto non può essere portato a termine, perché mancano i pezzi di artiglieria, richiesti a Torino.

26 marzo: arrivano in città anche gli insorti della valle Brembana. Giunta notozia della sconfitta di Carlo Alberto a Novara da parte dell'esercito austriaco (fine della I guerra d'indipendenza), Camozzi sospende l'assalto.

30 marzo: la Congregazione municipale tratta con il capitano Plengmakers un accordo, in base al quale egli si impegna a non rinnovare le ostilità nei confronti dei "rivoltosi". Contemporaneamente 800 insorti, seguono Gabriele Camozzi al soccorso di Brescia, suddivisi in 4 colonne con i rispettivi comandanti. Tra Ospitaletto e Brescia vengono presi tra due fuochi e 35 restano uccisi nello scontro, altri 15 sono fatti prigionieri e fucilati nella fossa del castello di Brescia; gli scampati raggiungono Corneto e Iseo dove gettano le armi.
Gabriele Camozzi è ospite per qualche giorno della contessa Maffei a Clusone, poi, attraverso i monti, ripara in Svizzera. Nei mesi successivi si avvia la repressione austriaca: i giovani trovati in possesso di armi vengono fucilati.

Fonte: B. Belotti, Storia di Bergamo e dei bergamaschi, vol. VII, Bergamo, Bolis, 1989.