«Sui futuri destini di questa nostra carissima terra»
Aprile-maggio 1848: il dibattito attorno alla fusione con il Piemonte

W PIO IX

W ITALIA LIBERA

W CARLO ALBERTO

Vivano i costituzionali
Statuto poi Re, non Re poi Statuto

 

    Poiché la Congregazione Provinciale di Bergamo, aderendo al desiderio di alcuni Cittadini, propose a questa Città e Provincia il seguente atto di dedizione a Carlo Alberto (All. B), a noi sottoscritti Italiani di Bergamo incombe dovere sacro di protestare innanzi all'Italia contro l'operato di essa Congregazione.

  1. Protestiamo contro l'accusa onde Ella si fece organo, dichiarando innanzi a Dio Onnipotente, a Pio IX… a tutti i fratelli d'Italia… che il dispotismo dell'Austria fomenta la divisione delle nostre opinioni coll'oro della corruzione… E noi dichiariamo disconvenirsi a Italiana Magistratura il gettare questo fango sul volto d'uomini Italiani. Havvi in Italia Costituzionali più o meno larghi, havvi Repubblicani; spie e prezzolati dell'Austria non v'ha.
  2. Protestiamo contro il subdolo e ipotetico motivo che (All. B)… per garantire le nostre proprietà… per tutelare la vita e l'onore delle nostre famiglie abbiasi a dichiarare questa Provincia di Bergamo parte della nobilissima Monarchia di Savoja. Protestiamo che la proprietà e la vita e l'onore ebbero in questo mese, dacché la mite e profonda sapienza del Governo Provvisorio di Lombardia ci regge, più assai rispetto che non si sarebbe aspettato in tempi successivi a sì grande scossa politica: protestiamo che la moralità, la religione e l'assennatezza del popolo Bergamasco riuscirono caramente evidenti ad ogni anima capace di sentire l'affetto dolcissimo del luogo nativo: protestiamo che l'insinuare con vaghe parole che la morale e il possesso – cardini a ogni umano consorzio – fossero qui tra noi crollati o minacciati è discordarsi dalla santità del vero.
  3. Protestiamo contro il voto (All. B) che la Provincia di Bergamo sia immediatamente aggregata agli Stati di S. M. Carlo Alberto, e desideriamo che anteriormente a questa aggregazione sia l'Assemblea Costituente Lombarda, sia lo Statuto che Ella voterà. Non municipalmente soli, non servilmente ossequiosi, ma italianamente concordi, ma liberamente devoti vogliamo unirci alla gloriosa Monarchia di Piemonte. Invidiabile dono è la ferrea corona di Monza; e noi vogliamo porla dignitosi sul capo del salvatore Guerriero.
  4. Protestiamo contro l'ordine di questa Congregazione Provinciale (All. C) che la votazione sia assolutamente compiuta per la fine della corrente settimana; il che viene a dire, in alcuni paesi entro tre giorni, in alcuni entro due, altrove in uno solo. L'atto più importante che un popolo possa fare è darsi un Re. Ora è egli leale chiamarlo a questo voto senza una previa istruzione? L'abitatore dei nostri villaggi, inscio per lo più di coltura politica, firmerebbe così un atto di cui non intende il valore. Per l'onore dei nostri donatori, per l'onore del grande Re a cui offresi il dono, per l'onore dell'umana natura, protestiamo che il procurarsi di tal modo la maggioranza dei voti è una cinica e crudele beffa di quelle libere istituzioni che conquistate co' nostri petti contro le palle dell'Austria ci valsero il sangue di tanti prodi e le lagrime di tante madri. E qual uomo oserebbe contraddirci senza disconoscere i benefizj indefettibili e gli indistruttibili diritti della intelligenza? Desideriamo che il patto costituente della magnanima Lombardia non pericoli di essere l'affrettata opera di alcuni doviziosi usanti accortamente l'influenza e di moltissimi villici divenutine inconsapevole stromento: ma sia indubbiamente la liberissima e tranquilla decisione dei popoli sufficientemente istruiti nei collegi elettorali, legalmente adunati a votare e nominanti con piena coscienza il Deputato. Lo desideriamo pel bene della nazione, pel bene del re; poiché alla votazione emersa dalle legali forme si acquieterà la coscienza del popolo Italiano, quindi avremo stabile Monarchia, cittadini riconoscenti, Re venerato; ma contro una votazione affrettatissima, ignara, influita, dubitosa, avremo perpetua e giusta la protesta del partito rimasto in minorità. Quindi le ire prepotenti, le agitazioni sfrenate, le irriverenze al potere. Oh uomini del passato! Persuadetevi una volta che le nazioni non riveriscono altra autorità che la derivata dalla vera e leale maggioranza delle opinioni.
  5. Protestiamo contro la evidente sopraffazione che verrà alle menti dei villici votatori dalla firma del Vescovo e dei Parrochi inviata loro con queste parole (All. C): Dando con ciò testimonianza del come l'Augusta nostra religione a mezzo de' suoi degni ministri concorra pronta e volenterosa a tutto ciò da cui dipende il benessere della popolazione Italiana… Qui protestiamo e non commentiamo perché il commento lampeggia troppo chiaro nella mente di ogni assennato.
  6. Protestiamo contro quel doloroso concetto, che assai traspare (Allegato A) dalla tostamente esaudita supplica alla Congregazione Provinciale cioè essere…. l'incorporamento al regno sardo… unico rimedio… che torrebbe all'anarchia ogni speranza. Ah Signori! come vi bastò l'animo a tanto rimprovero verso fratelli? quali anarchisti vedete voi minacciare la bella Lombardia? o forse chiamate anarchisti quelli che abbandonarono lieti e fidenti un edificio sociale, che da tutte parti si sfascia?
  7. Protestiamo contro l'uso che fece di sua influenza la Congregazione Provinciale, quando contro il nobile esempio dell'unica autorità da cui emana, del Governo di Milano (il quale si tenne sempre neutrale nei dibattimenti politici, ed esortò a differire le questioni a causa vinta) ardì farsi legale promotrice e consigliera e quasi comandatrice a' suoi amministrati di una elezione di forma di governo, inviando a ciò per tutta la Provincia suoi Commissarj con adatti proclami.

Protestiamo ? Che se, contro i reclami da noi esposti a voce ed in iscritto a questa Congregazione Provinciale, la fittizia e precipitata e inconscia e influita votazione avesse luogo, noi Italiani di Bergamo saremmo dolenti che la santità eterna della giustizia cadesse anche questa volta alle influenze di alcuni potenti; eppure andremmo mestamente orgogliosi d'avere alzato una libera voce nel pauroso silenzio di molti, nella vergognosa indifferenza dei più. E per tanti esigli e tanti patiboli e tante prigioni, già gloria e castigo a que' martiri della italica libertà, che negli ultimi sei lustri serbavano gloriosi la favilla celeste, cui l'alito di Pio IX riaccese a gran fiamma; per i futuri destini d'Italia, che è oggimai chiamata a riunirsi ed a signoreggiare, e forse a dare all'attonita Europa la quarta civiltà, noi sottoscritti protestiamo innanzi a Dio che il dono della nostra corona si debba fare dalla libera istruita e tranquilla maggioranza della Nazione.

Bergamo 3 Maggio 1848

Rota Giuseppe – Gambarini Carlo – Bana Benedetto – Mariton Enrico – Federico Alborghetti – Pavesi Giovanni – Arrigoni Giuseppe – Novati Girolamo – Caroli Lodovico – Cattaneo Giuseppe – Della Bianca Giovanni – Belcredi Carlo – Corti Alessandro – Carcano Girolamo – Venanzio Alessandro – Cornetti Carlo – Dall'Ovo Ermenegildo – Canali Eugenio – Ruspini Giovanni – Casali Deodato – Sozzi Pietro

 

Le firme di 1500 onorevoli Cittadini, raccolte in poche ore nella sola città di Bergamo, non ché tutti gli allegati sono verificabili presso la Stamp. Mazzoleni.

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Dalla Stamperia Mazzoleni

 

Biblioteca Civica di Bergamo, Proclami, XLIII, 101