«Sui futuri destini di questa nostra carissima terra»
Aprile-maggio 1848: il dibattito attorno alla fusione con il Piemonte

Al N. 9442 – 1111 del 30 aprile 1848

Allegato A

Alla Onorevole Congregazione Provinciale di Bergamo

 

    Il concorso unanime dei Popoli, che hanno scosso l'odioso giogo Austriaco, vede nella fraterna fusione di tutti gli Abitatori dell'Italia Settentrionale in un solo Stato retto da libere Istituzioni, la più sicura, l'unica egida di una durevole indipendenza, ed a nessuno, cui batta in petto cuor grato ed Italiano, può nascer dubbio, che la Divina Provvidenza non abbia chiamato ad essere Capo di quello Stato il Magnanimo Principe, che, Figlio di illustre Schiatta Italiana, ha saputo farsi interprete dello slancio generoso dei Popoli da Esso retti accorrendo con cavalleresco valore al primo grido d'allarme in soccorso della Sacra Causa.
    L'atto, che per tal modo consacrerebbe i futuri felici destini della Patria nostra, sarebbe certamente proclamato non appena fosse riunita la Nazionale Rappresentanza; e se, senza gravissimi danni, si potesse attendere una tal epoca, la quale, a malgrado delle migliori disposizioni, sarà ancora per alcuni mesi protratta, rimarrebbero i sottoscritti silenziosi ad aspettare con piena confidenza la solenne manifestazione. Ogni giorno però si fa sempre più sentire l'urgenza di creare un forte ed ordinato esercito, ed ognuno si accorge, che per formarlo non bastano uomini e coraggio, ma ci vuole organizzazione, e che a noi manca il tempo, unico elemento per ottenerla. Ogni giorno si fanno più lenti i legami, che tener devono connessi tra loro i varj rami della Pubblica Amministrazione: quindi minaccia di dissoluzione, e conseguente pericolo di veder compromesso l'ordine pubblico. A toglierci da questa pericolosa posizione ravvisano i sottoscritti sicuro, unico rimedio, una pronta unione con il vicino Regno Sardo. Questa con l'incorporare negli agguerriti Battaglioni di quella Nazione i nostri Prodi, li porrebbe in misura di prontamente mostrare all'inimico il valor loro, e riordinando, e rinvigorendo con il prestigio dell'opinione i Poteri Civili, toglierebbe all'anarchia ogni speranza.
    Le istituzioni politiche di quello Stato, i sentimenti generosi, e liberali di quel Monarca, sono sicuri guaranti dell'adesion loro, e delle onorevoli condizioni.
    Se codesta Congregazione Provinciale trovasse, come i sottoscritti, urgenti le circostanze, potrebbe aderire al loro desiderio provocando con una categorica petizione dal Governo Centrale della Lombardia l'esecuzione di un tal progetto; e perché il voto Nazionale fosse consultato sottoporre la petizione medesima alla firma di tutti li abitanti di questa Provincia, e proporla ad esempio alle Congregazioni delle altre Provincie.
    Qualunque sia poi per essere la risoluzione di codesta illuminata Magistratura si lusingano i sottoscritti, che questa rispettosa loro domanda verrà riconosciuta quale espressione del più puro e patriotico zelo per la cosa pubblica.

FRANCESCO RONCALLI
LUIGI TERZI
GABRIELE CAMOZZI
G. A. PIAZZONI
GIO. BATTISTA PIAZZONI
CAPIT. VITTORE TASCA
ANDREA CUSATELLI
BENIGNO GIULINI
GIUSEPPE ZANCHI
FRANCESCO CEDRELLI
CARLO PEZZOLI
PIETRO AGLIARDI
GEROLAMO MANGILI
GIO. BATTISTA CAMOZZI
GIUSEPPE BEOLCHI
ALESSANDRO MORONI
AVV.° GIO. GALDARINI
GUIDO CARRARA BEROA
ALESSANDRO FINARDI
GIO. BATTISTA BERIZZI
ANGELO FINARDI
GIO. PESENTI MAGAZZENI

 

Biblioteca Civica di Bergamo, Archivio Gamba, XXIX, 2337