«Radetzchi, ti star porco»
La satira antiaustriaca

Dialogo
Tra Radetsky e un cane

 

Il Cane (vedendo Radetzky nel suo casotto). Che fai tu lì nella mia casa? Chi sei? parla. (Da sé) Mi credeva che fosse la mia amante; e poi è un birbante.

R. Sono un pofer omo che scappatto talle mani tel suo nemico; ti perton mi ciama se tua casa fenuto sono.

C. Ma dimmi un poco chi è il tuo nemico che dalle sue mani sei fuggito?

R. Porca taliana.

C. Come, porca taliana? parla bene degl'italiani, perché sono italiano ancor io: non sai che sei nelle mie mani e da qui non puoi fuggire? O dimmi la verità chi è questo tuo nemico, dalle cui mani sei fuggito, o altrimenti ti ammazzo.

R. E' porca Milanesa mio nemico.

C. Come, i Milanesi sono i tuoi nemici? avrai loro fatto qualche cosa, e per questo sarai diventato suo nemico; perché devi sapere che i Milanesi sono tutti buona gente; dimmi adunque il perché.

R. E' perché mi trenta milioni cercato, e loro gaente mi dato.

C. Cosa c'entri tu di cercar loro trenta milioni? ti vengono forse?

R. No: io per mia casa fado e non folere partir senza tenari.

C. Ma credi tu che i Milanesi, perché ten vai a casa tua, che abbiano da mantenerti? Va via, brutto animale peggiore di me; hanno fatto bene a non darteli subito, ché non ti vengono: è perché ci avrai fatto qualche cosa di peggio. Dimmi, dimmi cosa ci hai fatto di esser così mal veduto?

R. Mi fatto metter mia soldati nei pastioni di Milano, mi mettuto cannoni per porta tutti, mi fatto dar foco a farie case, mi in Castello fatto metter in mezzo tanta legna e porca taliana fatto bruciar, mi fatto tagliar a pezzi pampini e donna tanti, mia soldati per ordine mio fatto tanto foco con cannoni e fucili per aterar Milano; e tesso mi fogliono in grante gabbia di ferro per farmi federe per tutta Milano, mi feduto mal parata via scappato; mi sconduto in tua casa.

C. Ma dimmi un poco chi sei tu? Radetzky almeno?

R. Ja, ja.

C. Birbante che sei, ed hai avuto tanto coraggio di far tutte queste barbarità? canaglia, scellerato, infame: e tu credi forse che io ti lasci sortire, no giammai, anzi a momenti verrà la mia amante con i suoi tre fratelli, e ti divoreremo come divoriamo il lupo quando andiamo alla caccia di lui. Birbante che sei; sei fuggito dalle mani dei Milanesi, ma non potrai fuggire dalle mie: anzi ti condurremo a Milano, e colà ti faremo vedere per tutta la città, e poi ti divoreremo.

R. Perton mi ciama per ti, lasciami fenir fori che più star qui non posso; mia gampa male fa: mi serato dentro bono star, e aprir bono più star.

C. Ti sei chiuso tu stesso, hai fatto bene!

R. Lasciami fenir fori che mi daga un pel recallo, perché mi fame avere; e poi mi fado a Milano, mi daga in man di Milanesa.

C. Sei proprio una zucca da darmi ad intendere che tu vuoi renderti in mano ai Milanesi; per fuggirmi. Ma credi forse che gl'italiani siano zucche al pari di voi altri? no: sei lì, sta lì, e non star più a seccarmi con delle fandonie.

Propr. di Serafino Cappella.

Tip. Ronchetti e Ferreri.

 

Biblioteca Civica di Bergamo, Proclami, XLIII, 76; f. v.