«Oh Alberto! alla fronte recingi il cimiero»
L'ambivalente sentimento verso Carlo Alberto

Il popolo
a
Carlo Alberto

 

    Alberto! discendi dal soglio regale
Che il grido del popolo tant'alto non sale;
T'invola agli incensi d'un stuolo codardo
Che bacia il tuo scettro, che lambe il tuo piè
Con fronte serena, con libero sguardo
Il popolo s'alza e parla al suo Re.

    Alberto! rispondi, ci passa davanti
Immensa una turba di poveri erranti
Son d'essi, che un giorno festosi ridenti
Spargeano i tuoi passi di canti, di fiori.
Perché ti sogguardan paurosi silenti
Col ghigno sul labbro, coll'ira nel cor?

    Perché sotto l'ali del patrio stendardo
Non brilla la spada del grande Nizzardo?
Quel brando che invitto sui liberi campi
Di Monte-Video tant'anni splendé;
Ha forse in Italia perduti i suoi lampi
Perché non pugnava pei troni, pei Re?

    E là quella Selva di lance, di spade
Perché ora minaccia le Tosche contrade?
È forse sui petti dei loro fratelli
Che i forti del Mincio vorranno passar?
Tornate, tornate; d'Italia i flagelli
Discendon dall'Alpi, non vengan dal mar.

    Alberto! rispondi, l'insano consiglio
Che attosca per tanti raminghi l'esiglio
Che copre d'un scudo la Volpe Toscana
Partìa dal tuo labbro, o venne da lor
Che pari alla bruna, lisciuta sottana
Han l'anima negra, han infido il cor?

    Oh! tronca una volta l'astuta parola
Ai saggi bastardi del frate Lojola
Oh! troppo fin d'ora di rancide fole
Travolsero, o Prence, la facil tua fé.
Il popol ti guarda, il popol non vuole
La spada d'Ignazio sul petto d'un Re.

    Al popolo svela, al popol sovrano
Dei giorni che furo l'orribile arcano
La strada distesa sui campi di Volta
Del popolo al guardo sollevesi alfin.
Ch'ei sappia, per Cristo, ch'ei sappia una volta
Se martire fosti, o fosti assassin.

    Finché non baleni la luce del vero
Agli occhi del mondo è ancora un mistero.
Nel dubbio fatale, chi t'odia, chi t'ama
Chi vuolti tradito, e chi traditor;
Se l'uno la spada d'Italia ti chiama,
E l'altro ti grida suo feritor.

    Dall'ira travolto di un nero sospetto
Il labbro di mille t'ha già maledetto
Chi accenna fremendo Milano caduta
Chi addita il destriero trafitto a' tuoi piè,
E come una vela dal vento sbattuta
Il popolo ondeggia fra il dubbio e la fé.

    Ti chiama tradito, ma forse il passato
Che muto fantasma s'asside al tuo lato
Un lembo solleva dal manto regale
E sotto le gemme che a noi fe' celare
Agli avidi sguardi con dito fatale
Due macchie di sangue lo vedi accennar.

    Oh Alberto! alla fronte recingi il cimiero
Oh! slancia quel manto sul campo guerriero
E allor che le macchie saranno lavate
Nel sangue esecrato dei nostri oppressor,
Ai popoli grida: guardate, guardate
È tinto il mio manto d'un solo color.

    Oh guai se t'arresti! la man del destino
Ti spinge, t'incalza nel grande cammino
Un giuro solenne dal labbro t'è uscito
Oh! guai se bugiardo quel giuro sarà!
Non vedi la spada del popol tradito?
A un filo sospeso sul capo ti sta.

    Cammina, cammina, nell'ora solenne
All'ire discordi cadranno le penne,
Un'onda insurita di popol fremente
Sui franchi tuoi passi concorde verrà
Sarà quella falda di neve caduta
Che giù per la china valanga si fa.

    Cammina, cammina, sui campi Lombardi
Ti aspettano l'ombre dei nostri gagliardi.
L'Italia redenta dal giogo abborrito
Verrà sul tuo capo l'alloro a posar
E forse allo sposo che riede pentito
Dirà: ti perdona la Bella del mar.

    Cammina, cammina – Davanti la gloria,
Il facil trionfo, la certa vittoria;
Di dietro l'infamia col marchio infuocato
Che il tempo né Dio potran cancellar,
Alberto decidi – Il dado è gettato
Il trono o la polve – L'avello o l'altar.

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ITALIA
Febbrajo 1849

 

Biblioteca Civica di Bergamo, Proclami, XL, 221; f.v.