«Oh Alberto! alla fronte recingi il cimiero»
L'ambivalente sentimento verso Carlo Alberto

Ritirata
di
Carlo Alberto

 

CARLO ALBARTO addormentato, varj soldati col fucile che vanno a poco a poco addormentandosi, giunge il Duca di Genova di carriera aperta, smonta da cavallo e volgendosi precipitoso al padre gli dice:

    Padre svegliati, siamo perduti
Soldati inutili or siam battuti,
E già l'Austriaco di noi più forte
Fece esterminio, portò la morte,
I nostri armigeri (che son pur frivoli)
Si lasciar prender con Sona-Rivoli;
Oh! quanto sfregio! Santa Giustina
A noi ci presero jeri mattina,
E quasi subito con Villafranca
Quel Castelnuovo che stalle a manca,
E poi ci presero Somma Campagna
Deh! figuratevi quanta cucagna,
Oh ludibrio, poi questa mane
Con genio indomito di Mozzacane
S'impossessarono (crudo destino!)
Poi si rivolsero a Solferino
Dove in un subito la grande azione
Coronò l'opera Castel Leone.
Morti vi furono tanti e poi tanti
Che descriverlo lo lascio ai Santi,
Feriti… oh miseri! non l'ho contati
Ma un grosso numero v'è d'ammalati;
Poi ne perdettero quei sonnacchioni
Numero sedici scelti cannoni,
Sì fe' quel stupido quel tal Mantone
Col suo satellite farsi prigione;
Ed altri intrepidi d'istessa fila
Prender si fecero quasi due mila.

ALBERTO

    Incauto giovane non t'affannare
La vita restaci, si può scappare
Io sono sveglio, io non vaneggio
Ancora restaci quel gran Valeggio
E poi per ultimo, forte Peschiera
Che potrà chiudere tutta la schiera.
Se poi dovessimo per rio destino
Qui tutto perdere, avrem Torino.
Chi vuol prodigio, sul campo muoja,
Ti puoi rivolgere nella Savoja
Che son quei popoli nel pensar tardi.
Lasciamo ai Veneti ed ai Lombardi
Che si disbrighino come lor piace,
Infin dei calcoli farò la pace.
E s'avrò a perdere qualche milione
Non stati a piangere non son minchione
Con gran politica saprò levare
Dai nostri popoli… lasciami fare;
Intanto muoversi è necessario
E col mio cerebro fò il Calendario.

P. R.

 

Biblioteca Civica di Bergamo, Proclami, XLIII, 64; f.v.