«Oh Alberto! alla fronte recingi il cimiero»
L'ambivalente sentimento verso Carlo Alberto

Le feste
che si faranno in Genova il 27 febbraio
per la costituzione
accordata
da Carlo Alberto

 

    Immense feste che destarono ammirazione e stupore nel petto de' riguardanti già si fecero a Genova per le prime riforme degli Stati Sardi, che già erano assai vantaggiose, ma perdonatemi l'espressione, erano nulla in confronto dell'utile riforma delle nazioni le più civilizzate che è la sempre ben augurata COSTITUZIONE.
    Essa è una riforma che onora sommamente e il Re che la dà ed i popoli che la ricevono: giacché essa fa chiaramente vedere (come fece il sempre nostro amatissimo CARLO ALBERTO) il Re che di assoluto, per sua spontanea volontà, si rende costituzionale è ben lungi dall'idea di tenere i suoi popoli in conto di schiavi e di imporre leggi colla forza, che per sé giuste non siano. Che è ben lungi dal voler aumentare (come fanno i Tiranni) ogni anno più le sue rendite coll'opprimere i popoli e ridurli alla fame. Onora i popoli che la ricevono perché dimostra assai chiaro che esso è un popolo degno di essere libero, e che dei beni della libertà crede il Re, e non a torto, che non sia per abusare giammai. Ma a far l'encomio che si dovrebbe alla COSTITUZIONE non basterebbe un grosso volume onde torniamo all'argomento.
    Siccome le altre riforme benché utilissime erano un nulla appresso a quella della costituzione, così un nulla erano le feste che si son fatte per esse presso a quelle che si faranno per questa grande riforma per sua volontà emanata dal savio ed Augusto Monarca CARLO ALBERTO.
    MARIA che fu sempre la protettrice di Genova, il cui nome era il grido terribile di guerra che infiammava di Santo amore i cuori di un CANEVARO, di un MALATESTA a tempi dei generosi nostri Avi; il cui nome era in bocca de' combattenti e suonava poi sempre trionfante sulle labbra dei liguri vincitori; non crediate o genovesi fratelli che abbia cessato di proteggere Genova e l'Italia ove il suo figlio divino ha in copia i cristiani netti di scisma.
    Egli è per MARIA che noi facciamo acquisto d'una libertà Santissima, e senza effusione di sangue, egli è per essa che tra gl'Italiani regna tanta pace e concordia ed unanimità di pensieri i più giusti e sacri che sono certa arra del completo nostro trionfo e risorgimento. Ad essa dunque rivolgiamoci nell'enfasi della gioja ed andiamo sollennemente in processione al Monte, luogo che ci commuove alle lagrime colla rimembranza di una gloriosa vittoria che ivi riportarono i nostri Avi contro lo straniero. La gioja, la devozione e l'amore regnino nel core di tutti, e se fia che lo straniero ardisca turbare la pace e la libertà che godiamo a lei pure ricorreremo nel dì del combattere, che sarà giorno di trionfo per noi, e alla nostra Madre e Avvocata invieremo questa preghiera colla mano sull'elsa vendicatrice.

    MARIA ci ascolta tu che agli avi nostri
Spiravi in petto non usato ardire,
I colpi tu contro gli empj mostri
Drizza de' nostri ferri, e aguzza l'ire
Sì che il nemico al suol trafitto cada
E benedici ogni Italiana spada.

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Tip. Dagnino – Con permiss.

 

Museo Storico della Città, Proclami, 90