«Ch'io vi esalti, o Prodi»
La poesia patriottica

Ecco giunta l'epoca
in cui
il sovrano popolo
per voler di Dio
si degna di detronizzare i re

 

1.

    Quando Iddio i Regi fisse
Le sue genti a governar
La giustizia li prescrisse
E' il giuraro su gli altar.

2.

    Fu quel giuro registrato
Non che in terra, in cielo ancor,
E l'avervi i Re mancato
Ben li trasse al suo malor.

3.

    L'Austro più d'ogni altro indegno
Per tirannico furor
Ad un vil lasciava il regno(1),
Al più rio dei traditor.

4.

    Desto vile sol tendea
All'Impero inimicar
Tutti i sudditi, e facea
Solamente che rubar.

5.

    E tal mostro poi fidava
Nella forza e nel poter
Delle truppe, che guidava
Miserabil condottier(2).

6.

    Costui non conoscea
Di qual tempra fosse il cor
De' Lombardi, che fervea
Per la Patria, e per l'onor.

7.

    Quell'amor che gli animava
I suoi ceppi omai a scior,
Quell'amor che gli infiammava
A risorger dal torpor,

8.

    E li fe' scuoter il giogo
E brandir l'invitto acciar,
E li trasse tutti al luogo
Della mischia a battagliar.

9.

    De' Lombardi la Milano
Fu la prima col pugnar
Che fuggir fe' l'Alemanno,
Fe' la Patria trionfar.

10.

    Prodi gli Orobi arditi
Fer prodigi di valor
Pari a quelli a quelli uniti
Mosser fervidi di cor.

11.

    Il più vil de' vili infami
Dal suo seno si scacciò,
E il vessillo che tu ami,
O Lombardo, inalberò.

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(1) Si allude al ministro Meternick.
(2) Si allude al General Radestki.

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BERGAMO 1848

 

Biblioteca Civica di Bergamo, Proclami, XLIII, 19; f.v.