«Ch'io vi esalti, o Prodi»
La poesia patriottica

Il marzo del 1848

Viva l'Italia!
Viva Pio IX!

 

    Mentre fra l'onta e i danni
Di lunga schiavitù
Ludibrio dei tiranni
L'italica virtù

    Oppressa, ma non doma,
Nel vedovo suo vel
Volgea lo sguardo a Roma
E le preghiere al Ciel,

    La tirannia che cieca
Fra i precipizi va
Guatava irosa e bieca
L'Amor di Libertà,

    Amor che vivo resta
Tra le ruine ancor,
Qual sull'altar di Vesta
Del fuoco il sacro ardor.

    Ed alla santa voce
Del voto popolar
Godea con gioja atroce
I ceppi raddoppiar.

    Ad ogni generoso
Fremer de'nostri cor,
Spinta dal cenno esoso
D'iniqui delator.

    Essa d'Europa in faccia
Schernendo al nostro duol,
Far ne parea minaccia
Fin di rapirci il Sol:

    Mentre il vorace mostro,
Bicipite vampir,
Con turpi leggi il nostro
Oro godea rapir,

    Che, a noi lasciando i ferri,
Sull'Istro tutelar
Sardanapali e Verri
Correva ad impugnar.

    E del rapito censo,
Del conculcato onor
Scendea, regal compenso,
Il laccio punitor.

    Oh! stupida fidanza
Di ciechi regnator!
La nordica jattanza
E' figlia del terror;

    Di quel terror che il petto
Rodea fra l'orgie a te,
Ministro reo d'inetto
Di travïato re!

 

 

    Al tuo Giovannisbergo,
Decrepito Sejan,
Va con le furie al tergo
Pace implorando invan;

    E poichè fosti al mondo
Fabbro di schiavitù,
De'tuoi rimorsi al pondo
Non isfuggir mai più!

    Que'stolti oltramondani
Dicean con piglio alter:
La mitra agl'Italiani,
La spada agli stranier!

    Agl'Italian le molli
Lascive, il circo, i fior.....
Ben v'insegnammo, o folli,
Se abbiamo e spada e cor.

    Quel PIO che al Tebro in riva,
Leone insieme e agnel,
Fe'sorger rediviva
Roma dal muto avel;

    Che i Giuli e gl'Ildebrandi
Vincendo in senno e in cor
Fidò a non compri brandi
La causa del Signor;

    Appena del Riscatto
Fe'il segno sventolar
Stringendo al prisco patto
La Libertà l'Altar,

    Dalla cittade eterna
Forte una voce uscì,
Che d'amistà fraterna
Tutta l'Italia unì.

    Di nordiche falangi
Il barbaro furor
Non fia più mai che cangi
Quel giuro salvator.

    Cristo il Vangel protegge,
Cristo per noi sarà;
Chè fanno una sol legge
Vangelo e Libertà.

    A legge tal ribelli
Non son che gli oppressor....
O Popoli fratelli
Fidanti nel Signor,

    Unitevi da forti
L'Italia per salvar!
L'Italiche coorti
Son use a trionfar.

    Già la città di Giano
Fraterno un grido alzò,
Nè pei Lombardi invano
Quel grido risuonò:

    Chè di Liguria uscito
Per monti, valli e pian
Volò di lito in lito
Dal Varo al Vatican.

    Di noi maravigliando
Anche il Sabaudo re
Snudò l'antico brando
Temprato a nuova fe'.

    E non più bianca o nera
Ma stretta a un patto sol
Plaude l'Etruria intera
Di Libertade al Sol.

    Coi liberi stendardi
Che PIO già benedì
Roma ai fratei lombardi
I figli suoi spedì,

    Lo stolto Unno moderno
Frementi d'afferrar,
Che il nome dell'Eterno
Osando bestemmiar,

    Giurò nel cieco orgoglio
Di folle avventurier
Sul vinto Campidoglio
Salir col suo destrier,

    E là d'un colpo solo
Del suo tremendo acciar
Stender distrutti al suolo
Roma, triregno, altar.

    L'Etna e il Vesuvio anch'essi
Fan plauso al nostro ardir,
E se dagli ampli fessi
Non cessan di muggir,

    Di gioja nell'ebbrezza
Cangia ciascun il lor
In fuochi d'allegrezza
Il vampo struggitor.

    Scosse dal sonno imbelle
Che i barbari affidò,
Venti città sorelle
Sorgon dall'Alpi al Po.

    Vinegia e quante un giorno
Pendean dal suo voler
Hanno già il capo adorno
Di libero cimier.

 

 

    Con sovrumana possa
Di tutta Italia a prò
L'onta di Barbarossa
Milan già vendicò.

    Dal visconteo castello,
Ove ogni fe' tradì,
Già l'Attila novello
Dal ferro ultor fuggì.

    Fùr di Milano i figli
Eroi più che guerrier....
E li dicean conigli
Dell'Austria i masnadier!

    Di schiavi in ma le spade
Non son che un giunco, un stel;
In man di Libertade
Son fulmini del ciel.

    Giù dall'eccelsa vetta
Che Brenno edificò *
La slava maledetta
Orda fugata andò;

    E in prova che non langue
Degli Orobi l'ardir
Bruttò le vie di sangue
Nel rapido fuggir.

    La longobarda Atene,
Brescia dal cor guerrier
Già infrense le catene
Del perfido stranier.

    E Como la turrita
Feroce in armi uscì.....
La lega di Pontida
Rinacque in un sol dì.

    L'augel bifronte fugge,
Fugge e in tremendo suon
Intorno a lui già rugge
Della vendetta il tuon.

    E all'imprecar lombardo
Contro l'austriaco augel
Sorge tremendo al guardo
Dal sanguinoso avel

    Della Gallizia oppressa
Lo spettro punitor,
Che ergendo la dimessa
Fronte e sperando ancor,

    Le oscenepiaghe accenna
Al mostro che il ferì
Maledicendo a Vienna
Che l'empie stragi ordì.

    Fugge: del nostro sangue
L'ultimo pasto ei fe';
Supplice, infranto, esangue
Dove trovar mercè?

    La sua vandalic'orda
Dispersa errante va,
E come a belva ingorda
La caccia ognun le dà.

    Alle native sponde
Come potrà fuggir,
Se il ciel, la terra e l'onde
A'danni suoi s'unir?

    Ma non possiam le spade
Fino ch'un sol di lor
Dall'Itale contrade
Il suol profani ancor.

    Jene spietate e dire
Sono talvolta, il so....
Ma delle jene all'ire
Quando il Leon tremò?

    Codardi coi pugnanti,
Fèr segno ai colpi lor
I bamboli lattanti,
Gl'inermi genitor.

    Se sorpassàr d'Uraja
L'antica crudeltà,
Son degli di mannaja,
Non degni di pietà.

    Uniamoci da forti
L'Italia per salvar:
L'italiche coorti
Son use a trionfar.

    Fratei dall'Alpi siamo
Sin dove Appenin va;
Un grido solo abbiamo:
O Morte o Libertà!

    Trionfi ovunque il santo
Vessillo tricolor:
Più secoli di pianto
Redime il suo splendor!

O.T.

* Bergamo

 

Biblioteca Civica di Bergamo, Archivio Gamba, XXVIII, 2153; op.