LA VITA IN FAMIGLIA: COMMENTIAMO UN PO’…

I RAPPORTI CON I GENITORI: IERI ED OGGI

Certo, notevoli sono stati i cambiamenti avvenuti dal 1940-‘45 ad oggi, ma, secondo me, il più rilevante riguarda i rapporti genitori-figli; ora, infatti, viviamo in una realtà totalmente diversa.

Innanzi tutto è mutato l’atteggiamento degli uni verso gli altri. Infatti, oggi giorno, "i grandi" tentano, generalmente, di proporsi "ai piccoli", non solo come coloro che dovrebbero vigilare assiduamente sulla loro vita, ma soprattutto come amici, pronti ad ascoltare i problemi ed a proporre consigli. Dalla mia ricerca è emerso, invece, che una volta la maggior parte dei genitori s’imponeva sulla prole come controllore severo ed intransigente, al quale bisognava portare obbedienza e gran rispetto, che erano spesso ottenuti incutendo paura. Inoltre, non si dava molta importanza alle preoccupazioni dei figli, oppure si aveva difficoltà a dimostrare tale interessamento.

Le motivazioni di questo cambiamento sono forse da ricercarsi nell’evoluzione culturale e tecnologica avvenuta negli ultimi anni, che spinge i genitori a cambiare il loro atteggiamento nei confronti dei figli, in base alle esigenze dettate dalla trasformazione della vita. Un’altra causa è forse da ricercarsi nei desideri degli adulti quando erano bambini: se non sempre i genitori corrispondevano a quelli ideali ecco che, probabilmente, diventati padri e madri a loro volta, hanno cercato di assomigliare a quel prototipo da loro stessi creato durante l’infanzia, apportando le modifiche suggerite dall’acquisizione della maturità.

Questa "riforma" nei rapporti genitori-figli rappresenta certamente un miglioramento per la quasi totalità delle persone. C’è, però, un rovescio della medaglia. Non tutti hanno tratto da questo cambiamento il maggior beneficio: esistono, infatti, alcuni casi in cui i figli, soprattutto dopo aver raggiunto una maggiore indipendenza, tendono a non tenere più in considerazione gli adulti, dando poca importanza ai loro consigli ed ignorando le loro disposizioni. In questo modo annullano la positività del cambiamento. Alla luce di questo ci si può quindi chiedere se un atteggiamento più severo, meno permissivo, basato su una più rigorosa disciplina possa essere un metodo migliore.

E’ anche vero, però, che la maggior parte dei giovani, oggi, vive in un ambiente più sereno, dove può esprimere tranquillamente le proprie opinioni senza aver paura di contraddire i genitori, sempre più considerati come alleati piuttosto che nemici da tenere a distanza. Certo, gli adulti non devono assumere, tuttavia, solo il ruolo d’amici, ma devono tenere conto del loro compito di "guida", in modo tale che i figli abbiano un punto di riferimento, una base sicura su cui approdare dopo una delle tante avventure della vita.

In conclusione penso che la valutazione di questa trasformazione dipenda in gran parte dalla risposta reciproca di genitori e figli. Nel mio caso si sta rivelando un metodo vincente. No, non voglio dire che la mia sia una famiglia perfetta: piccoli litigi ed incomprensioni sono all’ordine del giorno, ma se non ci fossero, la giornata non sarebbe un po’ noiosa?

Brioni Michela