Intervista a cura di Michela Brioni

A LEZIONE DI STORIA DAI NONNI

Intervista a: Angela Barbetta, di 78 anni

Luigi Pelegatta, di 78 anni

Luigi Morlacchi, di 68 anni

IL PERIODO BELLICO

La vita di un soldato al fronte poteva considerarsi un incubo: la paura costante della morte, la lontananza dai propri cari, la mancanza di cibo…. Infatti, era una fortuna poter mangiare: al pasto, che consisteva in una ciotola di brodo con una pagnotta, seguivano lunghi periodi di digiuno.

I soldati ancora in attesa di partire come rancio ricevevano un po’ di risotto, della carne lessa ed una piccola pagnotta per pranzo, mentre per cena un po’ di brodo.

Anche per le donne, i bambini, gli uomini non arruolati le preoccupazioni erano le medesime. Ad esempio, si temevano i numerosi bombardamenti, che hanno distrutto sia in città che in paese molti edifici; per ripararsi si scappava nelle cantine o nei rifugi improvvisati se si era nei campi.

Soprattutto le persone più povere, inoltre, soffrivano la fame: difatti le misere razioni alimentari acquisite con la tessera erano insufficienti ed i prezzi della borsa nera troppo alti.

Spesso si chiedeva l’elemosina, però nei paesi limitrofi e non nel proprio, perché si aveva vergogna.

Le persone più fortunate erano quelle che possedevano bestiame e terreno: potevano avere il pane bianco invece di quello nero (fatto con la crusca), ad esempio, oppure permettersi la carne più volte a settimana, al contrario di coloro che vivevano in città, che la mangiavano solo la domenica. Chi poteva aiutava le persone più povere ed anziane donando latte, farina, ortaggi….

A Zanica l’azione dei partigiani era molto limitata, essendo l’oratorio, la villa comunale e la frazione del Padergnone basi tedesche: per ogni soldato trovato morto sarebbero stati fucilati dieci abitanti del luogo, scelti indiscriminatamente tra donne, vecchi, uomini e bambini.

ESPERIENZE

  1. Il bombardamento del Piazzale Corvetto a Milano
  2. Alcuni ex combattenti della guerra del 15-18 si erano riuniti in un Servizio Volontario dei Vecchi (erano nati nel 1899-1900), chiamato UMPA. Appostati sui tetti con mitragliere antiaeree mal funzionanti, spararono ad alcuni aeroplani che volavano a circa duecento metri d’altezza. Questi, di conseguenza, tornarono indietro e bombardarono il quartiere, colpendo, tra l’altro, anche una banca ed i pali della corrente.

  3. Prigionia, dopo aver combattuto in Africa
  4. Dopo venti giorni di prigionia senza cibo, con l’aggiunta dei digiuni forzati durante i combattimenti, lo zio di mia nonna perse la vista quasi totalmente. Una suora italiana si prese cura di lui, nutrendolo tre volte al giorno e pian piano egli riuscì a riprendersi. (I prigionieri, mentre venivano trasferiti, erano derisi dalla gente che si radunava attorno ai camion che li trasportavano).

  5. La distruzione della Dalmine

La settimana del bombardamento, il cognato del mio bisnonno aveva avvertito quest’ultimo di rimanere a casa "se voleva bene alla sua famiglia". Entrambi lavoravano alla Breda di Milano, che insieme alla Dalmine era una delle maggiori industrie costruttrici d’armi: il primo era il capo della vigilanza, il secondo un operaio. Pochi giorni dopo la Dalmine è stata bombardata, causando la morte di molti uomini.

(Da tale episodio si può supporre che, con molta probabilità, i vertici delle industrie fossero a conoscenza dell’imminente attacco, ma non abbiano fatto nulla per impedire il massacro).

L’IMMEDIATO DOPOGUERRA

Grazie ai lavori di ricostruzione aumentò notevolmente la richiesta di mano d’opera. In questo modo la crisi economica del dopoguerra si fece meno sentire. Purtroppo, dopo la fine della guerra, uno dei problemi principali rimaneva quello di procurarsi il cibo: esistevano ancora, infatti, le tessere, che fornivano razioni insufficienti (così come durante la guerra), e la borsa nera, che aveva prezzi troppo alti.

Anche il sostegno del piano Marshall, stanziato dagli Americani, favorì un progressivo miglioramento della situazione economica. Spesso, però, erano gli stessi pochi fortunati ad usufruire degli aiuti.

ESPERIENZE

Dopo la ritirata dei Tedeschi, i partigiani catturarono i capi del partito fascista del paese, poi li portarono verso la periferia per giustiziarli. Poco prima dell’esecuzione intervennero gli Americani ed il parroco di Zanica, impedendola. Le persone scampate alla fucilazione furono poi rinchiuse in prigione.

LA VITA IN FAMIGLIA

Nella maggior parte delle famiglie il padre, che assumeva il ruolo di capofamiglia, "dirigeva" il resto della famiglia.

C’era grande rispetto per i genitori, ai quali si dava del voi e bisognava sempre ubbidire, per non essere castigati.

Per quanto riguarda l’atteggiamento dei genitori nei confronti dei figli, si nota molta difficoltà da parte dei primi: essi erano, infatti, restii a dimostrare l’interessamento, spesso notevole, che avevano nei confronti dei problemi dei figli.

I lavori di casa erano suddivisi tra tutti i componenti della famiglia. L’arredamento era molto modesto e non esistevano certo gli elettrodomestici: difatti, la corrente elettrica, erogata in quantità prestabilite, veniva utilizzata esclusivamente per l’illuminazione. L’acqua corrente non c’era, perciò l’acqua potabile veniva prelevata dalle fontane della piazza del paese, utilizzando i secchi, mentre i panni erano lavati nel torrente.

La famiglia era fondata sui valori cristiani ed era sostenuta da una fede profonda. Ad esempio, si pregava molte volte al giorno, una delle quali la sera, quando i componenti del gruppo familiare si riunivano nella stalla, d’inverno, e sotto il portico, d’estate.

Sia in famiglia che con i conoscenti si parlava il dialetto e, talvolta, chi usava l’italiano veniva deriso.

IL MONDO DELLA SCUOLA

Solo i bambini che non dovevano aiutare i genitori lavorando potevano frequentare le classi superiori alla terza elementare. Durante i primi tre anni venivano insegnate le "basi fondamentali".

Gli studenti più poveri ricevevano il materiale scolastico gratuitamente, ma poi doveva essere restituito. Per scrivere si utilizzava l’inchiostro nel calamaio, che veniva riempito ogni giorno dal bidello ed era sistemato nell’apposito foro nei banchi. Questi, insieme alla cattedra, alla lavagna, al crocifisso ed alla foto del duce, costituivano l’arredo delle classi.

Gli insegnanti tentavano di accaparrarsi obbedienza e "rispetto" per lo più incutendo paura.

Il sistema scolastico era ben diverso dall’attuale: difatti, dopo aver frequentato la quinta elementare, si era già impiegati. Non tutti i paesi, però, avevano questa classe. Ad esempio gli abitanti di Zanica andavano a Stezzano.

La maggior parte dei genitori non aiutava i figli nello studio, né tantomeno s’interessava ai problemi riguardanti il loro andamento scolastico.

IL MONDO DEL LAVORO

Innanzitutto chi non aveva la tessera del partito fascista, difficilmente trovava un impiego.

Spesso si entrava nel mondo del lavoro ancora bambini. Non c’erano norme di sicurezza ed i diritti dei lavoratori non erano tutelati, poiché non esistevano i sindacati; inoltre non era possibile farli valere con gli scioperi perché erano proibiti.

Nessuno poteva discutere o lamentarsi con il padrone, pena il licenziamento. Ad esempio, non si poteva chiedere l’aumento della paga, che era molto bassa: i piccoli aumenti necessari per affrontare il crescere dei prezzi, erano stabiliti dal padrone.

Una bambina di dodici anni, occupata in filanda, poteva guadagnare trenta lire in un mese, mentre un giovane operaio specializzato poteva prendere tre lire e cinquanta centesimi al giorno, lavorando dodici ore. Chi coltivava il terreno che aveva in affitto poteva godere solo di una piccola parte dei prodotti, mentre il restante doveva essere consegnato al padrone.

Le donne che lavoravano in filanda non ricevevano alcuna retribuzione per i giorni di malattia, che dovevano essere documentati da un certificato medico. Gli operai non venivano pagati per i primi tre giorni, mentre, poi, durante i seguenti ottenevano metà paga. Coloro che lavoravano nei campi dovevano semplicemente guarire il prima possibile.

Spesso, dopo il lavoro, si aiutava la famiglia nella coltivazione dei campi.

ATTIVITA’ DEL TEMPO LIBERO E SPORT

Durante la guerra era difficile svagarsi, non solo a causa del terrore costante, ma anche perché era quasi impossibile trovare del tempo libero. Dopo il lavoro, infatti, si aiutava in famiglia e, una volta terminato, si era troppo stanchi per pensare a qualcosa che non fosse il riposo.

I bambini si divertivano giocando a biglie, a nascondino, oppure inventando giochi sempre nuovi, ad esempio usando i pennini delle penne. Lo sport preferito, infine, rimaneva il calcio.

ATTIVITA’ DI SALVAGUARDIA DEI BENI AMBIENTALI E CULTURALI

Gran parte della gente non faceva molta attenzione ai problemi riguardanti l’ambiente, anche perché non esistevano le imponenti quantità di rifiuti che si accumulano adesso. Le uniche fonti d’inquinamento, del quale ancora non si parlava, erano costituite dalle industrie, allora per lo più adibite alla costruzione d’armi.

Per quanto riguarda i musei, l’entrata era gratuita.