L'Eco di Bergamo e le leggi razziali: 1938


 

 

 

 

Cronologia

Sitografia

Eco di Bergamo

 

Questo  contributo si propone di documentare la posizione di un giornale cattolico di provincia, e, conseguentemente, delle gerarchie ecclesiastiche proprietarie del periodico, nel momento storico in cui ebbe inizio la persecuzione degli Ebrei  in Italia. Per effettuare lo studio  si è proceduto allo spoglio de  "L'Eco di Bergamo" per tutto l'anno 1938. L'indagine, nata all'interno di uno stage concordato tra il Museo storico della Città e il Provveditorato agli studi di Bergamo, ha preso avvio dalla mostra realizzata presso il Museo dal titolo “Razzismo di Stato e razzismo quotidiano. Tra centro e periferia” e dalla necessità di approfondire l'affermazione dello storico Renzo De Felice[1] che nella sua opera ha individuato "L'Eco di Bergamo" come uno dei giornali più accesamente antisemiti.

All’inizio del secolo ventesimo in  Italia l’accanimento contro il popolo ebreo e l’avversione nei suoi confronti non trova radici culturali ed ideologiche  profonde e ciò spinge Mussolini a dover tener conto per lungo tempo di tale caratteristica nazionale. In seguito, spinto dalla consolidata ideologia totalitaria, dalla coscienza di “razza” maturatasi nel periodo coloniale (con la ripresa nel 1922 dell’espansione in Libia e quindi nel 1935-1936 nell’ Africa Orientale) e,  ancor più influenzato dalle opinioni naziste, si avvicinò all’antisemitismo. Da qui la necessità di preparare l’opinione pubblica all’introduzione in Italia di un razzismo di stato e alla condivisione  di severi provvedimenti antiebraici, esigenza che fu  risolta attraverso l’attuazione di una vasta politica propagandistica..

Come sostiene De Felice , la stampa fu il mezzo privilegiato e più efficace per la diffusione ideologica e così, al seguito del “Tevere”, del” Quadrivio”, e de “Il Regime Fascista”, periodici che sostengono la politica di regime, la stampa nazionale tutta si gettò in una polemica antisemita, dando prova di un ripugnante servilismo e arrivando, in un preoccupante crescendo, a richiedere a gran voce provvedimenti e discriminazioni contro gli ebrei .Il “Manifesto degli scienziati razzisti”[2] , reso pubblico il 14 luglio 1938 , segnò l’inizio ufficiale di questa campagna che pretendeva di dare fondamento “scientifico” al concetto di superiorità della razza ariana e di quella italica in particolare.

Dall’attento spoglio degli articoli de “L’ Eco di Bergamo” dell’anno 1938  , emerge  la posizione sbigottita e turbata, ma certamente non passiva, di almeno una parte della Chiesa, e più precisamente  dell’Azione Cattolica, nell’immediato impatto con l’antisemitismo italiano secondo un percorso che merita una descrizione accurata.

Un atteggiamento critico rispetto al razzismo tedesco è  riscontrabile già prima del 14 luglio; il 12 maggio l’articolo di fondo de “L’Eco di Bergamo” [3] è dedicato ad un documento della S. Congregazione dei Seminari in cui si richiamano gli insegnanti delle università ecclesiastiche con le seguenti parole :

”Pertanto gli insegnanti , secondo le loro forze, traggano assiduamente dalla biologia , dalla storia , dalla filosofia , , dall’apologetica e dalle discipline giuridiche morali le armi necessarie per confutare validamente e competentemente le seguenti assurde proposizioni”

per poi concludere con l’appello  

“ad  operare con indefesso lavoro tutto ciò che la scienza offre per dimostrare - ciò che è evidente per molte ragioni - la fallacia delle dottrine razziste.”

Il lungo pezzo contiene quindi la sintesi dei principi razzisti in otto punti e sostiene che  tale dottrina diffonde una  “forma mentis che va seminando gravi e pericolosi errori”,  e che nel complesso si tratta di “false dottrine causa di confusione e scandalo in mezzo al popolo cristiano”.

Pochi mesi dopo ,precisamente l’11 luglio[4],  l’ecclesiastico P. Rosa[5]  riprende le suddette otto tesi proponendo al lettore  una completa e accurata confutazione di ogni singola proposizione mostrando l’assurdità e l’inconsistenza di quel pensiero distruttivo di ogni etica “naturale” e della morale cristiana, mentre si fanatizza ed esagera l’amore per la patria e per la stirpe, diffondendo grandi falsità scientifiche. Così conclude :

“il razzismo pertanto, o socialismo nazionalista (razzismo) dei Tedeschi, raggiunge di fatto il comunismo internazionalista dei Russi...Ed è questo che noi abbiamo ragione di temere. Sta qui il più grande e spaventoso pericolo della civiltà, ai nostri giorni, ben più che della religione e della Chiesa cattolica, sicura della sua indefettibilità per le infallibili promesse divine.”

Alla luce di queste chiare posizioni della “Civiltà Cattolica” e de “L’Eco di Bergamo” contro il razzismo tedesco, è facile immaginare la sorpresa di quest’ultimo all’improvvisa nascita della politica razzista del regime fascista che introduceva nell’intimità della nazione problematiche e timori rimasti confinati fino ad allora fuori dall’Italia.

Il 15 luglio in prima pagina[6] vengono riportate le 10 tesi del “Manifesto degli scienziati razzisti”; in calce, l’allora direttore don Piermauro Valoti  ricorda  come le differenze razziali, indubbiamente esistenti,  debbano  essere perpetuamente vincolate al primato dello spirito e invita alla prudenza :

“L’uomo, essendo votato a un destino di immortalità , non può fare di tali differenze un assoluto a sé , che posponga a una valutazione umana e contingente i valori perenni dello spirito , le supreme esigenze della civiltà , creando antagonismi irreparabili...”

In conclusione  ribadisce l’inesistenza di razze superiori, affermando che

“l’uomo, essendo perfettibile , non è legato a un  principio fatalistico e aprioristico di minorità , ma indica che in ogni razza, come in ogni uomo, è implicito il possibile sviluppo e perfezionamento delle più alte verità della civiltà e della verità ”.

Il giorno seguente con lo stesso titolo[7], e analogo contenuto, un articoletto tratto 

dall’ “Osservatore Romano” sottolinea come il “Manifesto” faccia riferimento a  concetti puramente biologici e non filosofici; lasciando trasparire una evidente  preoccupazione per le conseguenze possibili relative a quelle affermazioni.

Un articolo del 19 luglio [8] dedicato alle riforme del Terzo Reich contiene un’accesa polemica contro le leggi tedesche che tendevano a salvaguardare la purezza della razza nei matrimoni e a impedire assolutamente i connubi misti di ariani con ebrei; l’indignazione si esprime con queste parole:

“Da ciò appare che nella nuova legislazione non  si è tenuto conto ne della legge cristiana, ne della morale, ne del diritto canonico, né ,infine, dello stato di fatto del Concordato austriaco . Nemmeno la volontà dei partecipanti è stata tenuta presente. Su questa via si può anche arrivare al matrimonio obbligatorio fra esemplari scelti, per assicurare - come si fa coi cani e coi cavalli da corse - una posterità selezionata e standardizzata”.

In Italia  la diffusione del “Comunicato del P.N.F.[9] a proposito del “Manifesto degli scienziati razzisti”  del 25 luglio che promette imminenti sviluppi politici e legislativi, e ricorda come ormai gli ebrei siano diventati una razza totalmente distinta e  come essi  abbiano costituito in ogni nazione lo stato maggiore dell’antifascismo suscita la reazione del L’Eco di Bergamo del 27 luglio.

Quest’ultimo con articolo “Razzismo Italiano”[10] si pone pesanti interrogativi rispetto l’entità  delle future azioni concrete del regime e riporta le parole del Papa:

 “Cattolico vuol dire universale, non razzistico, nazionalistico, separatistico; no, cattolico: e così deve essere l’Azione Cattolica ed inspirarsi a questo spirito ,...   

L’articolo si  chiude quindi con una speranza:

“Ci auguriamo che il razzismo italiano abbia a svilupparsi entro queste linee di rispetto alle leggi e allo spirito del Cattolicesimo romano e universale”.

Se tale posizione può forse apparire accondiscendente alla definizione biologica di razza, al termine del mese di luglio il Papa Pio XI  definisce la sua posizione in modo  fermo e deciso in occasione di una speciale udienza con oltre 200 giovani della “Congregazione De Propaganda Fide” appartenenti a 37  nazioni.

Il  30 luglio il quotidiano locale dedica una pagina[11] al suddetto incontro  dando spazio alla lezione del Papa e alla sua preoccupazione rispetto agli allarmanti avvenimenti legati al razzismo: partendo dal ricordare come l’Azione Cattolica fosse la vita stessa della Chiesa, dichiara che essa non ha alcun rapporto con gli errori commessi dal potere politico che è dimentico

“che il genere umano, tutto il genere umano, è una sola grande, universale razza umana...”

alla cui essenza concorrono in modo determinante le diverse nazionalità:

“nella stessa guisa in cui nelle importanti composizioni musicali vi sono le grandi variazioni nelle quali pur si riscontra lo stesso generale motivo che le ispira, ritorna sovente. ma con tonalità, intonazioni, espressioni diverse così anche nel genere umano è una sola grande universale cattolica razza umana, una sola grande universale famiglia umana e, con essa, in essa, variazioni diverse”.

Il Pontefice si chiede

come mai disgraziatamente l’Italia abia [sic] avuto bisogno di andare ad imitare la  

 Germania”

e arriva ad un minaccioso avvertimento:

“...Con la Chiesa bisogna prendersela, non con l’Azione Cattolica: altrimenti si tratta di un’ipocrisia che forse copre l’insidia di chi vorrebbe colpire l’Azione Cattolica senza colpire la Chiesa.

...Io vi raccomando di non colpire l’Azione Cattolica; ve lo raccomando, ve ne prego per il vostro bene,  perché chi colpisce l’Azione Cattolica colpisce il Papa e chi colpisce il Papa muore. Qui mange du Pape en meurt.. E’ una verità e la storia dimostra una tale verità.”

Il pontefice spiega infine il significato della riunione dei giovani delle 37 nazioni: sono testimoni dell’appartenenza ad una stessa famiglia, educati ed allevati “alla comune mensa della stessa verità e degli identici beni”:

“Propaganda è la vera e giusta e sana pratica di un razzismo rispondente alla dignità e alla realtà umana, perché la realtà umana è di essere degli uomini e non delle belve, delle esistenze qualsiasi, la dignità umana è di essere  una sola grande famiglia, il genere umano, la razza umana”.

Nel frattempo l’azione politica antisemita del governo italiano procede; il 5 agosto viene reso pubblico il primo provvedimento contro gli ebrei stranieri, contemporaneamente vengono attaccati gli ebrei nella scuola e quindi i “semiti avvocati, medici, impiegati nella stampa nell’agricoltura, nell’industria, nell’artigianato, nel commercio, nel teatro e nel cinema, nella finanza e nella borsa, nella marina, ecc.”[12]

Sugli articoli del quotidiano bergamasco fanno la loro sempre più frequente comparsa i risultati del censimento degli ebrei nelle varie professioni, si elencano sempre nuovi provvedimenti, discriminazioni, limitazioni, persecuzioni; da notare inoltre la presenza di brevi notizie sui campi di concentramento[13] .

Dall’ottobre appaiono frequenti dispacci di agenzia che denunciano  “efferati complotti ebraico/antifascisti”, numerose le notizie di ebrei scacciati dalle nazioni europee.

E’ importante a questo punto  segnalare come a fronte della diffusione di notizie sull’argomento vengano a mancare negli articoli commenti e giudizi: si può leggere in ciò la manifestazione della presenza di una notevole censura durante il regime dittatoriale;  parallelamente  l’atteggiamento della Chiesa subisce un cambiamento radicale con la morte di papa Pio XI e il successivo avvento nel 1939  di papa Pio XII che pubblicamente non esplicitò una netta avversione al regime .

 

Da questa ricerca si possono quindi ricavare i seguenti punti di interesse:

1.   la posizione de “L’Eco di Bergamo”, e della parte del clero  di cui si fa portavoce, che propone una critica al razzismo mediante la confutazione dei suoi precetti contrari alla morale cristiana e umana, e si pone così in contrasto all’imposizione del regime;

 

2.   la superficiale valutazione da parte dello storico Renzo De Felice della realtà particolare [14], nel nostro caso specifico della situazione bergamasca, nell’attenzione a riportare i processi storici a livello generale  . Ricordiamo a proposito che lo studio delle piccole realtà locali può essere punto di partenza fondamentale per meglio comprendere i complessi meccanismi nazionali   ;

 

3.   la consapevolezza,  almeno in alcuni strati della popolazione, della tragica situazione  d’Oltralpe che, accolte le simili premesse , avrebbe potuto portare a simili degenerazioni: dalle notizie apparse sul quotidiano cattolico emerge infatti con chiarezza come ampi strati della popolazione sapessero ciò che stava accadendo in Germania. Non solo perchè il violento antisemitismo nazista era dichiarato, ma perchè già nel 1938 trapelavano informazioni sull'esistenza di campi di concentramento in Germania. Ciò, evidentemente, pone numerosi problemi che il mio breve saggio non ha certo potuto indagare: perchè,a livello generale, le democrazie e lo stesso Vaticano non intervennero subito contro l'attuazione dell'Olocausto? Come furono recepite le notizie e i commenti de "L'Eco di Bergamo" a livello locale? Recentemente è stata pubblicata una lettera su L'Eco di Bergamo [15] in cui l'autore ricordava come all'uscita del giornale il ... ci furono atti di intimidazione e veri e propri interventi squadristici da parte delle milizie fasciste. Se questa testimonianza fosse confermata ci troveremmo certo di fronte ad una delle prime proteste in Italia contro le disposizioni fasciste antisemite.

 

4.   scaturisce infine l’opportunità di meglio approfondire le vicende di questo periodo storico, già così ampiamente analizzato, soprattutto  per quanto riguarda  l’ambito locale, che sembra dar origine ad una visione dei fatti differente a quella ufficialmente delineata.

 



[1]De Felice Renzo, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo,  Einaudi,1972. Si veda in particolare cap.6, paragr.2:La preparazione psicologica dell’opinione pubblica.  p.254.

[2] documento n.16: “Manifesto degli “scienziati” razzisti” , in De Felice , op.cit., p.541.

[3] La dottrina razzista e un documento della S. Congregazione dei Seminari, Deplorevole confusione in:  “L’Eco di Bergamo”, 12/5/1938, p.1.

[4] I principali errori del Razzismo, in: “ L’Eco di Bergamo”,11/6/1938, p.3.

[5]Il padre gesuita E. Rosa scriveva nel 1934 su “La Civiltà cattolica” un articolo dal contenuto antisemita: La questione giudaica e l’antisemitismo nazional socialista. ( si veda De Felice , op.cit., p126.) . Nell’anno 1938 assume sull’argomento razziale diversa posizione.

[6] Il Fascismo e i problemi della razza, in .”L’Eco di Bergamo”, 27/7/1938, p.1.

[7] Il Fascismo e i problemi della razza, in . “L’Eco di Bergamo” , 16/7/1938, p.2.

[8] Le riforme del Terzo Reich, in “L’Eco di Bergamo” , 19/7/1938, p. 3.

[9] documento n.17: “Comunicato del PNF a proposito del “Manifesto degli scienziati razzisti”  , in De Felice Renzo,op.cit, p.543.

[10] Razzismo italiano, in “L’Eco di Bergamo” , 27/7/1938, p.2.

[11] Chi colpisce l’Azione Cattolica colpisce il Papa, in “L’Eco di Bergamo” , 30/7/1938, p.1.

[12] De Felice Renzo ,op.cit., p.266.

[13] A Dachau mancano i servizi religiosi, in “L’Eco di Bergamo”, 3/9/1938, p. 1.

[14] Si ricorda che lo storico utilizzò fonti d’archivio statali senza consultare direttamente le fonti locali .

[15] Nel ’38 “L’Eco” si schierò coraggiosamente contro il razzismo, in “L’Eco di Bergamo”, 25/5/2000, p.24.

 

                                                                                                        

 

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