Testo dell’intervista a Suor Generosa Dalla Vecchia


   

Quando è venuta a conoscenza del lavoro di suo zio nella rete assistenziale di ebrei e partigiani?

 

Dunque mio zio....    solo nel ’44 che io ho saputo di questa faccenda e mi trovavo a Grumello del Monte e terminavo la preparazione della Professione religiosa. E’ venuto anche un mio zio che era podestà a Malo[1], nostro paese di nascita, e non mi ha detto niente .

Io ero all’oscuro che mio zio si trovasse in prigione.

 

Era rinchiuso a San Vittore?

 

No era già a Cesano Boscone... credo sia una casa per menomati ,è finito qui grazie all’intervento del cardinale Schuster.[2] [...]

Io ho saputo che mio zio era in carcere , allora sono andata a trovarlo...si figuri il dispiacere. E ho saputo che mio zio era lì per aver  aiutato alcuni ebrei, con un aiuto concreto, un aiuto forte. E questo lo faceva anche in collaborazione con la  Superiora di Torre Boldone, e lì c’è n’erano tanti e tanti ebrei: a Torre  ricoveravano  gli ammalati per curarli e salvarli.

Qualcuno di questi deve aver riferito l’attività di mio zio , per cui le SS  hanno saputo che era lui il massimo “aiuto”  lì a Torre Boldone   per queste persone. Dopo di che sono riusciti a prenderlo , mentre stava celebrando il funerale  di una persona di Torre Boldone, perché aiutava  anche la parrocchia mio zio, e sono capitate queste SS , e lo volevano portare via subito e mio zio ha detto: “Lasciatemi seppellire questa persona, e poi vengo con voi”, lo lasciarono e tornarono . Allora lui dice : “ Lasciatemi andare a casa a prendere qualcosa da mettermi addosso ”.  Li hanno aspettati giù, mio zio ha preparato la valigetta  e dopo insieme sono partiti. Questo nel  ’44.

 

Cosa ha provato nel  trovarlo in carcere?

 

E’ stata una disperazione vedere mio zio così... e c’era là anche un altro sacerdote .

E l’hanno trattenuto ancora alcuni mesi là, dopo la mia visita.

E sarebbe anche dovuto partire per destinazione ignota , ma solo per un caso fortuito al momento della partenza  il camion non si è messo in moto, sicchè lui si è salvato , anche se un grosso contributo lo deve al cardinale di Milano.

Poi mio zio è venuto a star male, quando è uscito da Cesano Boscone , e da lì è stato portato a Torre Boldone  e dopo un  intervento chirurgico è vissuto due mesi, non di più .

L’ultimo mese di vita sono stata chiamata dai miei superiori per assisterlo; quindici giorni prima di morire è arrivato  uno  delle SS  e ha voluto entrare da mio zio.  Mio zio però mi ha avvertito: “Guarda, qualora venisse questa persona o anche altri , tu vattene e aspettami fuori.” Questo era uno delle SS, che deve avergliene  fatte passare  in carcere. [...]

E’ entrato ed è rimasto dentro circa mezz’ora: una persona alta, vestita di scuro , vedevi anche all’occhio che era uno di quelli, ...e quando è uscito mio zio non mi ha riferito niente , era solo felice. Cosa avranno detto, cosa avranno fatto, non lo so.

Lui non me ne ha parlato ma traspariva il suo volto: che si sia confessato, gli abbia domandato scusa per quello che gli aveva fatto passare, non lo so. Questa è stata la mia  impressione , ma lui non mi ha detto niente , solo era felice.

 

Quando è andata  a visitarlo in carcere sapeva già tutto?

 

Si, i miei superiori mi hanno raccontato cos’era avvenuto, ma solo dopo aver fatto la Professione.  E’ venuto anche questo mio zio dal paese nativo (era il podestà del paese ), ma non mi ha detto niente, mi ha lasciato così. Ho saputo solo dopo che era venuto a trovare suo fratello in prigione.

Unica consolazione  era  il pensiero che l’istituto pensava ai carcerati, a portare i panni da cambiare, qualche alimento , perché nelle carceri ci siamo noi suore , di assistenza alle donne  .

Insomma aveva un certo aiuto. Lo stesso aiuto l’ha ricevuto successivamente a Cesano Boscone.

Ha tanto sofferto , ma con dignità. Perché di male non aveva fatto niente, anzi, tutt’altro.

Anche le mie consorelle hanno passato tanti tormenti, anche la superiora di Torre Boldone, sì .

Lei è scappata ed è andata in montagna , nelle nostre Case .

Ricordo la Madre Anastasia, è stata anche la mia superiora di Brescia, quanto ha sofferto...perché poi erano in pericolo anche le comunità dove lei passava , tutti avevano quel timore.[3]

 

Dopo il dialogo nelle carceri ha avuto più occasione di parlare a Don Tranquillo riguardo queste faccende?

 

No, posso solo dire che aveva un gran desiderio di garantire la  libertà alle persone...ma deve aver sofferto al punto di ammalarsi così, per le tensioni , la paura...

Ma a Torre Boldone  era trasparente dalla gioia che aveva , che emanava dal suo volto...sembrava che fosse stato appagato  da quello che si erano detti lui e il tedesco.

Voglio  insistere su questo, lui voleva salvarne tanti altri ,e solo la prigione non gli permise di portare a termine  il suo progetto. Avrebbe voluto salvarne tanti altri.



[1] Morti i genitori nella prima infanzia Tranquillo rimase con sei  fratelli . Tre di loro andarono in collegio a Vicenza, e uno di questi divenne podestà di Malo .

 

[2] Il Cardinale Schuster propose all’autorità tedesca alcuni Istituti quali campi di internamento per i Sacerdoti e per le Suore : essa scelse per gli uni e per le altre , Istituti di deficienti e di frenastenici , Cesano Boscone e Grumello.

 

[3] Madre Anastasia Barcella , ricercata, fu costretta a vagare, sotto falso nome, da una Filiale all’altra del suo Istituto fino al giorno della liberazione .