Testo dell'intervista alla signora Maria Perico  


 

 

Lei ricorda come era composta la famiglia Levi?  

La famiglia era composta da  Guido  Levi  e dalla moglie Tedeschi Emma , dalla sorella di Emma , Tedeschi Eda (che abitava con loro) ,dalle due sorelle di Guido , Levi Lia e Elda ( entrambe professoresse non sposate, abitavano da sole in una casa all’inizio della mulattiera che conduce al Santuario); vi erano infine le tre figlie del dottore: Nora , Clara e Laura.[1]  

Quale attività svolgeva la famiglia nel comune di Ambivere?  

Il dottor Levi era il farmacista di Ambivere. Per la popolazione svolgeva un poco anche la funzione di medico; quando ci si recava in farmacia per avere un medicinale dava consigli. Produceva anche misture, decotti, aiutato dall’inserviente, un tale Agostino Manzoni.  

Come ha conosciuto la famiglia Levi?  

Mio padre era amico del dottor Guido. Papà non aveva studiato ma aveva un amore sviscerato per tutto quanto costituiva cultura; dipingeva, ha fatto affreschi in piccole chiese e leggeva quotidianamente il Corriere della Sera. In paese arrivavano due sole copie del giornale; l’altra era letta dal dottor Levi. Con quest’ultimo aveva lunghi colloqui, insieme ascoltavano Radio Londra; i due facevano lunghe partite a scopa. Mio padre è stato nominato sindaco dal Prefetto nel ’45 dopo la Liberazione e ha svolto tale funzione per due anni..  

Ma il signor Levi non sospettava nulla di quanto avrebbe potuto accadergli?  

Il dottore prevedeva, e come, il disastro incombente. Era uomo colto, al corrente di quanto accadeva per via delle letture e della Radio. Ripeteva spesso: se io dovessi sapere, capire, che possono portarci via, io ammazzo tutti(possedeva una pistola)  .Non avrebbe permesso, con qualunque mezzo, la deportazione.

Ma il dottor Levi si ammala gravemente; gli vengono amputate le gambe ed è ridotto su una carrozzella. Di lì a poco muore. Quando gli han fatto il funerale io ero piccola, avrò avuto cinque anni, mi sono meravigliata di vedere una cassa come le altre; me l’aspettavo piccola viste le dimensioni del farmacista malato.  

E non ha pensato a chi lasciava in pericolo?  

Certamente. Quando si sentì vicino a morire ha chiamato mio padre che era più giovane di lui e l’ha implorato: “Tu mi devi promettere che se le cose precipitano per il peggio, devi mettere in salvo le mie donne” e mio padre ha promesso di fare tutto quanto possibile. Tornato a casa , ha convocato la famiglia ed ha riferito la promessa fatta. Io ero piccola e non capivo. Alziamo su un muro in solaio e le nascondiamo; se le cose peggiorano le accompagno nei boschi.  

Ma le donne Levi non si preoccupavano?  

Le donne non hanno  mai avvertito il pericolo; ritenevano impossibile la deportazione. Il giorno prima di essere catturate, mio padre le ha avvertite di aver sentito parlare di rastrellamenti in zona.

Ma loro erano irremovibili; non si sono lasciate aiutare e pensare che ad Ambivere erano molto benvolute.  

Come è poi avvenuta la deportazione?  

Di mattino è arrivata una camionetta con il maresciallo dei carabinieri di Ponte San Pietro per prelevare le donne. Mio padre mi chiama ed insieme andiamo a casa Levi; papà si inginocchia davanti al maresciallo, lo invoca di lasciarle andare, gli suggerisce di dire che non le ha trovate. Il maresciallo risponde: ”Non si preoccupi, signor Perico, è solo per un interrogatorio”.

Clara non si trovava in casa, era a scuola a Bergamo(avrà avuto allora 13-14 anni). L’hanno aspettata che arrivasse con il treno e le hanno portate via. Ho poi saputo che erano indirizzate al Lazzaretto di Bergamo, punto di raccolta Di tutte queste donne solo Laura è tornata .  

Lei ha visto Laura di ritorno dal campo di sterminio?  

Sì quando Laura è tornata sono andata a trovarla. Sembrava una pazza; non resistevo a sentirla raccontare la vita al campo. Le parenti erano finite nelle camere a gas ad eccezione di Nora, morta dissanguata sulla neve per l’amputazione delle mani e lei si era salvata perché una febbre altissima aveva fatto sì che fosse ricoverata in un’infermeria. Qui Laura veniva ora ritenuta matta, non veniva creduta finchè....non ci fu a Bergamo, al Sant’Alessandro, la presentazione di un libro di storia con la testimonianza di alcuni ex-deportati. C’erano tanti farmacisti, tutti ebrei.

[A questo punto sull’onda dell’emozione provocata dai ricordi la signora Perico vuol raccontare un avvenimento che tanto l’aveva colpita. Ecco il racconto:

 

Durante il tempo di guerra, qui ad Ambivere fummo costretti, come altrove, a provvedere all’ammasso dei cereali prodotti in zona: Lo spazio individuato era la Chiesa Vecchia(un’antica chiesa sconsacrata situata al centro del paese). Una notte una gran folla inferocita si avvicinò alla Chiesa  e sfondò la porta; di lì a poco all’interno non restava più nemmeno un sacco di grano. Erano venuti anche dai paesi vicini a far man bassa di sacchi. Il giorno seguente arrivano i Tedeschi con gran strombazzamento, su sidecar e camionette. Sparano colpi d’arma e minacciano la popolazione che se i sacchi non fossero ritornati, avrebbero dato fuoco al paese e per dar maggior forza alla minaccia portano in piazza un po’ di bidoni di benzina . Nei giorni seguenti qualche sacco viene riportato, ma immaginati quelli dei paesi vicini se tornano con la refurtiva.

E’ durato una settimana il terrore dell’incendio. Ad ogni modo i due custodi della Chiesa, i signori Vittorio Leoni di Ambivere e Perico di Locate sono stati deportati in Germania.  Solo quest’ultimo è tornato ma nero di botte ed ha raccontato di aver visto morire l’amico Leoni.



[1] I dati relativi alle componenti femminili della famiglia si possono ricavare pure dall’opuscolo pubblicato nell’anno 1963 dall’Amministrazione Comunale  di Ambivere, in occasione dell’inaugurazione del monumento ai caduti.