grandi opere pubbliche

Alla fine degli anni venti, per combattere la disoccupazione, il governo fascista lanciò un’imponente campagna per costruire grandi opere pubbliche. Per qualche anno molti furono impiegati nella costruzione di edifici pubblici, argini e canali di scolo, strade e tronchi ferroviari. Il segno della politica fascista è, in ogni caso, molto evidente nell’Agro Pontino, bonificato dal 1931 al 1934: furono recuperati 60.000 ettari di terreno, affidati per lo più a contadini emigrati dal Veneto e dall’Emilia. Inoltre, al centro di queste nuove zone produttive, sorsero dal nulla intere città, realizzate secondo i criteri urbanistici dell’antica Roma.

Anche nell’edilizia pubblica e residenziale il regime incoraggiò nuove teorie architettoniche che privilegiavano forme imponenti e geometriche rigorosamente simmetriche e "razionali".

A Gromo abbiamo diversi esempi di opere pubbliche costruite in quegli anni. In particolare il 27 ottobre 1929 furono inaugurati il cimitero di Valgoglio, la nuova sede delle Scuole Elementari di Gromo e il Ponte di Gandellino. La data non era casuale: infatti, cadeva nel giorno fissato per la commemorazione della Marcia su Roma. Successivamente, nel 1939, venne inaugurato anche il Campo sportivo e il Monumento ai Caduti in Piazza Dante.