l'autarchia

In seguito alla conquista dell’Etiopia, la Società delle Nazioni emanò una serie di sanzioni contro l’Italia, consistenti nel divieto di esportare nella penisola le merci necessarie per l’industria bellica. Le sanzioni non ebbero un grande effetto pratico, ma Mussolini ne approfittò per lanciare una nuova campagna nazionalistica. Innanzitutto, fu richiesto di versare oro alla patria: seguendo l’esempio della regina e del re, migliaia di coppie donarono allo Stato le fedi nuziali nel corso di manifestazioni pubbliche. A questa raccolta si aggiunse la politica economica autarchica, cioè il tentativo del regime di rendere il paese economicamente autosufficiente. Ai giovani scolari, per esempio, veniva richiesta la creazione di orti di guerra. Tra le tante conseguenze dell’autarchia ci fu l’incoraggiamento rivolto agli italiani a ingegnarsi nella ricerca di nuovi materiali, in grado di sostituire quelli importati dall’estero. Si distinse in quest’opera un signore marchigiano, Antonio Ferretti, il quale mise a punto una serie di innovazioni destinate a entrare per qualche anno nella vita degli italiani: per esempio, il "cuoio rigenerato" detto anche "salpa", realizzato utilizzando i cascami del cuoio fino ad allora ritenuti inutili. E così ai piedi di molte persone comparvero scarpe con la suola di salpa. Ferretti scoprì anche che dalla caseina del latte si poteva trarre un tessuto con caratteristiche simili alla lana: il "lanital". Sempre in quegli anni la seta venne sostituita con il raion e il cotone con fiocchi di canapa, vale a dire il "cafioc". Alcuni tram, infine, furono dotati di un’enorme stufa sul retro: si trattava di un impianto alquanto complesso, che rendeva possibile la locomozione dei mezzi di trasporto con il "gassogeno" da legna al posto della benzina.

Tuttavia l’autarchia finì con chiudere sempre più in se stessa l’economia italiana, privandola di quella circolazione di beni che caratterizza da sempre lo sviluppo e la crescita della ricchezza delle nazioni.