Deicida!

ricco!

sovversivo!

 

Per orientare l'opinione pubblica e caricarla di passione antisemita, la propaganda  enfatizza pregiudizi   e luoghi comuni di vecchia data.

 

 

Nelle società cristiane dell'Occidente europeo, dal medioevo alla Rivoluzione francese, la diversità ebraica si caricò di molti significati, oltre, naturalmente,a  quello religioso. 
Gli ebrei furono  considerati ovunque "stranieri", benchè parlassero agevolmente la lingua delle comunità in cui vivevano;
stranieri per il luogo da cui provenivano, per il cibo che consumavano e le prescrizioni alimentari che seguivano;
stranieri per le attività economiche che praticavano, così diverse da quelle agricole prevalenti nell'epoca medievale;
stranieri, soprattutto,  per la fede professata, anche nel caso di ebrei membri di comunità stanziate in Europa da tempi molto antichi.
"Stranieri", per di più eredi di una  terribile responsabilità   che solo nel 1963 il Concilio Ecumenico Vaticano II inizierà a    rimuovere dall'immaginario collettivo:

appartenere a un popolo deicida

Per secoli, nell'Europa occidentale,il potere politico concedette agli ebrei  di vivere tra i cristiani, solo a condizione che fossero molto ricchi e   praticassero attività economiche delicate (bancarie, commerciali, finanziarie), pagando, d'altra parte, tasse altissime.
Così, mentre la massa degli ebrei poveri venne cacciata verso l'Est europeo, l'immagine degli ebrei occidentali si legò a un preciso stereotipo:
l'ebreo è ricco e si arricchisce con attività economiche malvage, anche se lecite.

 

Dal 1800 in poi ebrei illustri   militarono con determinazione nei partiti socialisti e comunisti. Inevitabile l'associazione con un terzo stereotipo: l'ebreo  è sovversivo e cinico cospiratore in un tragico complotto pluto-demo-giudaico.