Presupposti teorici

Per elaborare un modello ideale di razzismo si possono elencare i tratti comuni,distinguendo le caratteristiche cognitive del razzismo dalle sue caratteristiche pratiche.Tra le prime possiamo individuare tre generi di operazioni  ricorrenti.

Prima operazione: "categorizzazione essenzialista degli individui".

Tale operazione implica la riduzione dell'individuo alla sua comunità d'origine elevata a comunità di natura o di essenza fissa ed insormontabile.L'appartenenza  viene così pensata    come identità essenziale, che esclude  in questo modo gli altri e nega    la coappartenenza alla comune natura degli esseri umani : "Un ebreo è un ebreo e solo un ebreo", il che  significa che si assolutizza la differenza tra gruppi umani, percepiti come irriducibili.

Seconda operazione:"stigmatizzazione  e demonizzazione del diverso".

Tutti i rappresentanti di gruppi etnici differenti vengono marchiati con diverse "stigmate","tare".Li si pensa come impuri, pericolosi per il proprio gruppo,come minaccia di un pericolo incombente, come nemico da cui occorre difendersi in ogni modo,come un demonio, un bacillo,un virus,un cancro da cui nasce l'ossessione del contatto o della mescolanza. Di qui il manifestarsi della "mixofobia",paura del misto,dell'ibrido.

Terza operazione:"inassimilabilità del diverso".

La tesi dell'ineguaglianza tra le razze è la traduzione storica del postulato della non civilizzabilità che sta al centro dell'accusa di barbarie.