Su Un politico di fine '800 Il duce

 

 

"FRANCAMENTE PER UN'IMPRESA NON NOBILE NON CI SENTIAMO DI DARE NÉ' UN UOMO NÉ' UN SOLDO"

"Fin da quando, nel maggio del 1885 si discusse la politica coloniale del governo […] proponevamo il richiamo delle truppe nostre dall'Africa. Ora di fronte all'avvenimento doloroso […] Noi vi diciamo oggi come allora: cessate di queste imprese pazze o criminose; richiamate le nostre truppe dall'Africa. E non ci lasciamo impressionare dalle frasi altisonanti di onore della bandiera, di prestigio militare, o che so io […]

Io non ho bisogno infatti di insegnarvi la storia; voi la sapete quanto e più di me, e sapete quante volte questi argomenti sono stati adoperati per fini più o meno ignobili.

La patria? Ma dove la vediamo noi nelle imprese africane? E la bandiera? La bandiera della patria la vedo sui campi di battaglia per la libertà e per la indipendenza, la vedo nelle imprese civili che fanno salire sempre più la nazione verso le altezze dell'ideale; non la vedo, non la posso vedere nell'impresa africana.

Così Andrea Costa, deputato socialista, concludeva il suo intervento in Parlamento il 3 febbraio 1887, pochi giorni dopo la strage di Dogali.

L'impresa cui si riferiva era dunque quella africana, che all'epoca di quel dibattito era appena iniziata e già mostrava i segni della sconfitta militare e morale.

L'eco del massacro di Dogali, parve, per qualche tempo, aver posto fine ad ogni velleitarismo coloniale italiano, ma Crispi premette per una ripresa delle operazioni diplomatiche, coronate, nell'ambiguità, dal trattato di Uccialli, e in seguito per nuove azioni militari, sino al disastro di Adua.

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