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RADIO

Il 6 ottobre 1924 Luisa boncompagni annuncia il primo programma ufficiale della storia radiofonica italiana messo in onda dall'URI  che nel 1927 diventerà EIAR.
Malgrado la radio fosse principalmente il prodotto dell'opera di un inventore italiano, quando, nell'ottobre del 1922 Mussolini salì al potere, l'Italia da questo punto di vista era sensibilmente indietro. Lo dimostra il fatto che si discutesse ancora sull'opportunità di varare la radiodiffusione a livello civile, visto che questa era considerata uno strumento di uso esclusivamente militare (legge 345 del Giugno 1910). Finalmente nel 1924 si completò la prima stazione trasmittente da parte dell'URI (Unione Radiofonica Italiana), un'altra società costruita da Marconi, dopo la "Radiofono", sei anni dopo furono terminate le emittenti di Milano e Napoli.

A questo punto Mussolini comprese l'importanza del nuovo media e fu costituita una nuova società, la famosa EIAR, che assorbì l'URI e furono costruite nuove e più potenti stazioni a Roma, Genova, Firenze, Napoli, Palermo, Trieste e Torino.
Si calcola che nel 1926 gli abbonati all'URI fossero circa 26.000 e nel 1928 erano saliti a 62.000. Ma se il regime aveva dato una brusca accelerata allo sviluppo radiofonico, ben presto si rese conto che non bastava costruire nuove emittenti poichè ciò che era rimasto statico era il numero degli abbonati, a causa dell'elevato costo dei ricevitori. Bisogna considerare che agli inizi degli anni '30 il prezzo medio di una radio era attorno alle 2.000 lire e il reddito annuo medio era ancora al di sotto delle 3.000 lire. Si capisce allora come la radio in Italia fosse un bene estremamente costoso alla portata della sola alta borghesia. Nel 1937 si incominciarono a produrre apparecchi di ottima qualità al di sotto delle 1.000 lire e questo comportò un aumento del numero degli utenti radiofonici. Durante la seconda guerra mondiale la radio assunse un enorme potenziale propagandistico sia a uso interno che internazionale e a tale scopo fu creata "Radio Urbe". Inoltre la guerra pose fine all'EIAR che al termine delle ostilità prese il nome attuale di "RAI" (Radio audizioni Italiane).