Dalla guerra coloniale al fascismo

 

 

Particolare importanza assume il colonialismo per una analisi dei modelli culturali  razzisti: la copertura ideologica fondamentale rimane quella dell'uomo bianco portatore di civiltÓ.

Scrive  lo storico G. Rochat:"Tutto il fascismo italiano Ŕ nutrito di razzismo e sopraffazione(..) l'idea di voler disporre delle sorti di un popolo militarmente pi¨ debole Ŕ profondamente razzista e sopraffattoria ".

Come ci˛ fosse radicato nell'immaginario anche dei soldati reduci della Libia, si veda il menu di una cena in onore di un commilitone, nel quale sono presenti evidenti tracce  di razzismo.

 

Uno degli elementi costanti della mentalitÓ razzista lo si ritrova negli apprezzamentio e nella considerazione degli italiani nei confronti delle "negre". Le donne dei paesi colonizzati sono considerate doppiamente inferiori, nella migliore delle ipotesi oggetto passivo di pesanti attenzioni da parte dei conquistatori.

Vale la pena di riportare una testimonianza citata dallo storico A. Del Boca:

 "Anch'io avevo una nera e ho fatto una vita normale, la presi che aveva tredici anni, io ne avevo pi¨ di venti. L'ho tenuta per due anni, poi l'ho lasciata. Era considerata una donna di servizio, ma la tenevo anche di notte, anche se non si poteva".

E' importante sottolineare come la mentalitÓ razzista non apparttiene soltanto al popolo e alle persone di scarsa cultura, ma fa parte di una intellighentia in grado di orientare e di condizionare l'opinione pubblica.
La lettera di L. Barzini a L. Albertini, direttore de "Il Corriere della Sera", ai tempi della guerra di Libia, conferma questa tesi:

"L’arabo Ŕ diffidente incredulo(..,). La sua mente non arriva alla comprensione dei problemi di interesse pubblico, non intravvede le possibilitÓ del progresso(… ). Lo sguardo Ŕ tetro e accidioso; Ŕ fatalista (…). Non Ŕ facendo della democrazia e della fratellanza che si domina un popolo barbaro. Fra un popolo indigeno e la piccola minoranza civile passa la stessa distanza abissale che esiste tra un domatore e le fiere. L'arabo Ŕ, come tutti i selvaggi, un bambino feroce"