I pii istituti, per lo più di origine privata, si sostenevano grazie ai contributi dello Stato fin dall'epoca del governo veneto; ma erano soprattutto gli interventi dei benefattori a garantirne la sussistenza, soprattutto nei periodi di crisi economica.

Esponenti dei ceti più elevati erano chiamati a gestire le istituzioni sociali, essendo sensibili "all'aspetto commovente d'oggetti a noi simili, che per loro sfortunio cercano aita ai loro malori che li tormentano, o mezzi di loro necessaria sussistenza, o ricovero perchè derelitti appena ebbero la sorte di vedere la luce".

Chi erano gli amministratori dei pii istituti?

  

"In generale tutti questi pubblici stabilimenti ricevettero a' dì nostri dalla malvagità ed imperiosa influenza delle circostanze, molte scosse, e perdite irreparabili, e furono soggetti a' fatali cangiamenti; ma l'amministrazione de' medesimi sempre sostenuta con esattezza, e zelo generoso in ogni momento da' cittadini benemeriti, ed interessati per il patrio bene, è giunta a preservarli dalla rovina totale, e a conservarli nello stato possibilmente migliore". 

 

Nel 1811 il Viceprefetto rivolse un appello straordinario alla generosità dei possidenti, per far fronte alla carestia determinata dalla crisi produttiva, aggravata dal blocco continentale e dal cattivo raccolto, segnando il tracollo della vita sociale.

 

Sia il governo napoleonico sia quello del Lombardo-Veneto cercarono di destinare le rendite di beneficenza a un fine di utilità collettiva, mentre lasciarono l'organizzazione straordinaria del soccorso elemosiniero ad apposite commissioni incaricate di distribuire le elemosine.

Qual era la situazione dei poveri?

 

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