• A partire dal 1819, sotto il governo austriaco, furono sciolte le Congregazioni di carità e la gestione degli Istituti acquistò autonomia amministrativa e di gestione.
  • Non si tornò all'antica frammentazione, ma si avviò un sistema controllato dal governo per quanto riguardava le scelte generali e l'organizzazione degli istituti in cui maggiormente erano in gioco competenze e professionalità.
  • Continuò la repressione della mendicità, con l'attuazione di misure repressive, quali l'arresto o l'espulsione dalla città.
Ancora forte era il problema derivato dalle preoccupazioni per "l'orda infesta dei vagabondi mendicanti" che "finisce per rendere vittime del libertinaggio e d'ogni genere di corruttela, innocenti creature", spinte "all'accattoneria ed all'abbandono nelle pubbliche vie, e di là con passo più o men rapido, ma quasi sempre sicuro, alla prostituzione, alle carceri, e qualche volta al patibolo".

Per dare l'idea della consistenza del numero dei questuanti da assistere basta seguire la storia del Commissariato creato per gestire il bando della mendicità, più volte sciolto per gravi problemi finanziari e successivamente ricostituito.

Nel 1842 la Delegazione provinciale pubblicava un AVVISO in cui si denunciava una situazione allarmante.

Il compito di attuare le direttive del bando fu affidato alla polizia, mentre il Commissariato agì quale organo di collegamento con la beneficenza.
Nel 1846 vennero arrestati "97 accattoni, fra i quali 91 furono diffidati con seria avvertenza a non questuare, 4 passati all'I.R. Pretura siccome recidivj, e 2 posti a disposizione di codesta I.R. Delegazione provinciale siccome estranei a questo Comune e Circondario".

 

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