Come nasce

DALLA BIBLIOTECA PRIVATA ALL'ISTITUTO PUBBLICO

Nel testamento rogato a Roma nel 1760 il cardinale bergamasco Alessandro Furietti lascia  alla città di Bergamo la sua ricca raccolta libraria con l'obbligo "che la medesima debba servire per commodo ed uso pubblico della stessa città e cittadini" entro cinque anni dalla sua morte.

Furietti aveva sempre invitato gli amici della sua città "a salvaguardare il patrimonio bergamasco attraverso la ricerca dei manoscritti ed il loro acquisto, e la loro conservazione con la trascrizione e la pubblicazione"; pensava che "le biblioteche private non offrivano garanzie di conservazione nel tempo del patrimonio raccolto",  creavano "difficoltà di consultazione per gli studiosi"  e avevano il limite di essere parziali; in vista del lascito testamentario aveva integrato appositamente la sua biblioteca. Aveva esplicitamente dichiarato di lasciare la propria biblioteca  ai Bergamaschi, nati "nella nostra Patria (Bergamo), la di cui aria fà nascere molti con gran talento, quali potebbero molto approfittare nello studio". Non tutti i Bergamaschi erano i destinatari dell'istituenda biblioteca, ma solo l'èlite intellettuale, i "molti di gran talento". Il Furietti non escludeva a priori che tutti indifferentemente potessero divenire  utenti della biblioteca, ma è chiaro che  un prelato del primo Settecento, vissuto presso la corte pontificia e abituato a trattare con persone di alta cultura, rivolgesse il pensiero di preferenza ad un pubblico suo pari e si aspettasse che il suo dono alla città, che lo aveva visto nascere, contribuisse alla crescita culturale di personalità simili al lui.

Il Furietti muore nel 1764 ed i suoi libri sono posti nella sede del Palazzo Nuovo, l'attuale sede della Biblioteca, che viene aperta al pubblico il 3 febbraio 1768.

GIFlibro.gif (37275 byte)

Pagine di codici miniati della seconda metà del Quattrocento e della prima metà del Cinquecento, conservati nella Biblioteca Civica  di Bergamo.

bibl6min.JPG (10760 byte)

bibl8min.JPG (11713 byte)

colleonimini.JPG (4397 byte)

Ma l'iniziativa pubblica per la fondazione  della Biblioteca si fa attendere: fino al 1797 il funzionamento regolare è faticoso per scarsi finanziameneti, spazi ristretti e limitati orari d'apertura.

La caduta della Repubblica di Venezia, a causa dell'occupazione francese, porta alla soppressione dei Conventi (1797) e delle congregazioni religiose (1810) con il conseguente incameramento dei beni librari e archivistici da parte della Municipalità a vantaggio della Biblioteca.

La volontà testamentaria del Furietti, che lascia la sua Libreria all'uso pubblico e l'atto politico della Municipalità di raccogliere il patrimonio librario dai Monasteri nella biblioteca pubblica pone fine alla  egemonia che le istituzioni religiose avevano avuto sino ad allora nella gestione della cultura a Bergamo.

Nasce, agli inizi dell'Ottocento, la figura del bbliotecario moderno, che evade dalle mura della sua libreria, allaccia contatti epistolari con i colleghi italiani e stranieri, proponendosi come animatore ed intermediario culturale.

Agostino Salvioni (1800-1853) svolge il ruolo di bibliotecario della Biblioteca di Bergamo con l'incarico specifico, assegantogli dal Municipio, di "classificare quell'ammassamento di libri". Il Salvioni in un primo tempo era stato abate nel monastero benedettino di S. Paolo d'Argon, quello stesso monastero a cui, nel '700, faceva capo il circolo giansenista bergamasco (avversario dei Gesuiti), dove vennero tradotti molti testi giansenisti francesi. In seguito il Salvioni, con la "rivoluzione" del 1797, aveva smesso l'abito talare, aderendo alla massoneria in quella loggia dove, grazie alla presenza di Mascheroni, degli Ambrosioni, erano circolate le idee gianseniste e degli Illuminati di Baviera.

Com'è oggi ?   

Istruzione

Cultura

Assistenza