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  • LA NUOVA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA DEL 1900

Nei primi decenni del nostro secolo si verifica nella fisica un vero terremoto; il primo risultato straordinario è rappresentato dalla teoria della relatività, seguita, a distanza di pochi anni, dalla teoria dei quanti e dalla meccanica ondulatoria. Il concetto fondamentale che sta alla base della celebre teoria della relatività formulata da Albert Einstein (1879-1955) è, com'è noto, la "non assolutezza" dello spazio e soprattutto del tempo. Il tempo, cioè, assume valori differenti a seconda dello stato di moto del sistema di riferimento; risulta intimamente legato allo spazio, costituendone la "quarta dimensione". Le conseguenze che Einstein ha saputo trarre da queste premesse sono sorprendenti: le dimensioni spaziali non sono costanti, la massa neppure, energia e materia sono grandezze della stessa natura. Moltissimo si è scritto in proposito e non sempre le idee sono state sufficientemente chiare: c'era chi voleva vedere in questa teoria un'invalidazione generale della scienza che avrebbe perso ogni carattere d'assolutezza e d'universalità, essendo ogni conoscenza del tutto relativa. Esiste in questa impostazione una confusione evidente tra i concetti di relativo e soggettivo: in realtà la teoria einsteniana, pur con i suoi sorprendenti risultati, non invalida affatto il valore conoscitivo della scienza in genere, e neppure, in fondo, i risultati della meccanica quantistica; essa rappresenta piuttosto uno spostamento di visuale, una correzione di errori dovuti ad una assunzione di concetti non scientificamente verificabili, come punto quelli di spazio e tempo assoluti. Lo sforzo di Einstein consiste nel formulare una serie di formulazioni che rendono possibile la descrizione di qualunque fenomeno in maniera del tutto generale, liberandolo cioè dalla dipendenza da un particolare punto di vista (più precisamente, dalla presenza da un particolare sistema di riferimento). In effetti, se pur meno famose e meno straordinarie per il senso comune, la meccanica ondulatoria e la teoria dei quanti rappresentano uno sconvolgimento assai più profondo dei tradizionali concetti: da quello di causalità a quello di oggettività e persino, in certa misura, a quello di identità.
Storicamente, la meccanica ondulatoria e la teoria dei quanti nacquero quando ci si rese conto che alcuni fenomeni non erano spiegabili alla luce della classica teoria elettromagnetica, ma soltanto attraverso una interpretazione che faceva ricorso alla vecchia teoria corpuscolare. Si dovette dunque ammettere la non continuità dell'energia , la sua natura, per così dire, granulare o "quantistica": l'energia cioè non viene assorbita o emessa in modo continuo, ma per "quanti" finiti. Il complesso edificio matematico che sta alla base di questa teoria è servito a far progredire in modo eccezionale la conoscenza delle particelle subatomiche ed i risultati conseguiti, anche sul piano pratico, sono notevolissimi ed incontestabili. Tra l'altro, è sservita più volte a confermare la stessa teoria della relatività. Ciò nonostante, la teoria dei quanti sembra fondata su presupposti contraddittori: innanzi tutto, al fondo della teoria sta un dualismo irrisolto tra onda e particella; la stessa entità, a seconda del metodo sperimentale usato, può apparire ora come particella ora come un "continuum" a carattere ondulatorio, per cui entrambe le immagini devono ritenersi valide, anche se nessuna delle due descrive esaurientemente la realtà (principio di complementarietà).
Oltre a ciò, il principio di indeterminazione di Werner Heisenberg stabilisce l'impossibilità di determinare esattamente, anche in linea teorica, due contemporanee caratteristiche dello stato di una particella, ad esempio la posizione e la quantità di moto (prodotto della massa per la velocità): quanto più precisa è la determinazione della posizione, tanto più inesatta è quella della quantità di moto (e viceversa) , poiché l'errore globale non può in nessun caso discendere al di sotto di determinati valori. In altre parole, è l'intervento stesso dell'osservatore che provoca un'alterazione nel fenomeno, introducendo un elemento di incertezza (o, più esattamente, di indeterminazione), ma non sarà mai possibile nè conoscere esattamente tutte le variabili in gioco ne prescindere dal tipo di sperimentazione utilizzata.
La netta distinzione fra soggetto indagatore ed oggetto indagato, presupposto fondamentale di tutta la scienza classica, sembra perdere qui i suoi precisi contorni. Il determinismo meccanicistico, secondo cui dalla conoscenza esatta di certe condizioni iniziali si può giungere alla previsione di ciò che accadrà, attraverso un rigido e necessario collegamento, è ormai definitivamente tramontato.

  • LE POSIZIONI ODIERNE DEL PENSIERO SCIENTIFICO

Non è il caso di insistere oltre sul profondo sconvolgimento delle stesse basi metodologiche della scienza rappresentato dai risultati del Novecento. Preme piuttosto dare un quadro d'insieme della situazione odierna del pensiero e della metodologia scientifica, sia pure in modo schematico e senza indugiare in troppi particolari. La validità di qualunque concetto e di qualunque legge, così come il significato di qualunque termine, è oggi ricercato soltanto nel contesto di una qualche teoria; in altre parole, ci si guarda bene dall'estendere un qualunque concetto a campi che fuoriescono dall'ambito della teoria nella quale esso è nato e trova collocazione. L'impostazione classica consisteva proprio nel fatto che si pensava di poter estendere automaticamente a qualunque realtà (ad esempio al mondo microscopico delle particelle atomiche e subatomiche), gli stessi concetti e gli stessi risultati ottenuti per il macrocosmo. Si dà oggi una grande importanza allo "studio dei fondamenti", cioè all'analisi rigorosa della metodologia scientifica; il termine epistemologia sta ad indicare una moderna disciplina che ha come oggetto di indagine non il contenuto delle teorie scientifiche, ma il modo in cui esse sono costruite, i presupposti consapevoli o inconsapevoli su cui esse si fondano. Si è insomma ben compreso che questo tipo di studio fa parte integrante della ricerca scientifica, se si vuole evitare di cadere negli insidiosi tranelli a cui la scienza classica non era riuscita a sfuggire. E' oggi più che mai assodato che il complesso delle conoscenze scientifiche non è affatto assoluto, ma è inserito nel generale processo storico dell'umanità: esso è cioè valido in riferimento ad una determinata epoca storica ed è senz'altro suscettibile nel futuro di correzioni o addirittura di capovolgimenti.
Da un punto di vista più generale ,si riconosce ormai da più parti la necessità dell'unificazione delle due culture, l'umanistica e la scientifica, o meglio dalla nascita di una cultura nuova che sappia tener conto dei risultati della scienza, ma non in senso specialistico e tecnico, bensì collegandoli con i grandi, fondamentali problemi che oggi l'umanità è chiamata ad affrontare come l'uso della scienza e della tecnica, l'organizzazione sociale della ricerca e la sua impostazione, il superamento del sottosviluppo economico e culturale, l'individuazione di nuovi valori morali e sociali.
Oggi la scienza è la protagonista della storia e dei destini dell'umanità, non rimane più al servizio di pochi, ma è uno strumento essenziale del progresso materiale e culturale degli uomini.

  • LA MEDICINA NEL XX SECOLO

L'approfondimento degli studi di Pasteur e Koch ha portato, nel corso del ventesimo secolo, alla scoperta di gran parte degli agenti responsabili di malattie infettive e parassitarie. L'avvento di nuove tecnologie come l'ultracentrifugazione, le procedure colturali e il microscopio ottico, resero possibile la scoperta delle strutture virali. Infatti nel 1935, grazie ai preziosi studi di Stanley, il quale dimostrò che la composizione del virus del mosaico del tabacco era una semplice struttura di nucleoproteine, si aprì la strada per uno studio biochimico dei virus, della loro riproduzione e delle terapie per contrastarli.
Lo studio dell'immunità fu approfondito da Mecnikov, il quale precisò le leggi Richer e Portier (scopritori dell'anafilassi), di Piquet (allergia) e Landsteiner (gruppi sanguinei).
Continuando la via sperimentale, vi fu l'immenso progresso della scienza fisiologica. Esempio di tale progresso fu la scoperta delle regole sulla funzione viscerale (Brown-Sequard e Tournade) e la dimostrazione dell'influenza del sistema neuropsichico sui visceri, ad opera di Pavlov.
A Widal, Achard, Volhard e Osler si deve la scoperta dei legami esistenti fra le lesioni riportate dal paziente e l'alterazione funzionale dell'organismo. La biochimica entrerà di diritto nella scienza medica e si rafforzerà la cooperazione fra i vari settori scientifici.
Pierre Marie scoprirà il nesso fra deformazione morfologica, caratterizzata dall'acromegalia, e l'esistenza di un tumore ipofisario nel paziente, avviando lo studio dell'endocrinologia. Proprio quest'ultima branca della medicina, la quale tenterà di isolare i principi attivi degli ormoni al fine di curare deficit strutturali, porterà alla sensazionale ed importantissima scoperta dell'insulina da parte di Banting e Best. 
La scoperta della struttura del DNA da parte di Watson e Creek portò l'ultimo drastico cambiamento nel modo di intendere la medicina. Infatti con le terapie geniche il medico non si limita più alla cura di malatie già in atto, ma interviene direttamente sul corredo cromosomico dell'individuo. Questo genere di terapie, che non disdegnano di suscitare dubbi morali, potrebbero rivelarsi la chiave per la cura di malattie croniche come il diabete e probabilmente evitare o diminuire l'insorgenza di tumori. E' infatti noto come i tumori si manifestino in soggetti predisposti geneticamente: con la pratica genica si potrebbero correggere i geni "difettati" e sostituirli con altri sani. Inoltre le scoperte in campo genetico possono apportare significativi cambiamenti dello stile di vita.
La farmacologia inoltre, dalla scoperta degli antibiotici iniziata con la pennicillina e il suo utilizzo terapeutico avvenuto grazie agli sforzi di ricercatori quali Flemming, Florey e Chain, è cresciuta esponenzialmente in questo secolo e soprattutto negli ultimi decenni. Essa ora non si basa più soltanto su un vasto assortimento di prodotti vegetali o animali ma dispone bensì di un elevato numero di prodotti sintetici realizzati in laboratorio. Grazie a tali prodotti ora, salvo alcune eccezioni, è estremamente comune guarire da malattie che solo mezzo secolo fa sortivano l'effetto di una condanna a morte e non lasciavano spazio a cure se non di contenimento. Anche la sintesi degli ormoni (tiroxina, insulina, cortisone) ha reso estremamente più semplice il trattamento e ha ridimensionato i rischi causati dall'utilizzo di sostanze animali e quindi not-self per il nostro organismo.

  • CHE COS'E' LA VITA?

Vitalismo e Meccanicismo

Dal punto di vista della storia del pensiero umano, due furono le concezioni prevalenti, in merito al tema della definizione della vita: il vitalismo e il meccanicismo.
Per vitalismo si intende quella corrente di pensiero che sostiene la peculiarità specifica del fenomeno vita e quindi la sua irriducibilità alla meccanica e alla dinamica dei processi puramente fisiochimici del mondo inorganico. La vita è sostenuta dai principi non materiali che assumono vari nomi: anima, forza vitale, entelechia, slancio vitale.
Per meccanicismo si intende quella corrente di pensiero che sostiene la riduzione a entità empiriche, misurabili sperimentalmente: materia e movimento. I viventi, in altre parole, sono macchine complesse, ma niente più di ciò.
Ambedue questi modi di vedere presentano vantaggi e rischi. Indubbiamente il vitalismo favorisce il rispetto e l'attenzione verso i viventi, mentre il meccanicismo induce un senso di manipolabilità e intercambiabilità nei confronti degli individui; d'altra parte però, il primo rischia di sacralizzare troppo la natura, rendendo troppo difficile l'approccio sperimentale, mentre il secondo assicura le condizioni teoriche per un'approfondita conoscenza empirica degli eventi.

La bioetica in Italia

La parola bioetica fu coniata nel 1971 dall'oncologo americano Potter ed ebbe tanto successo da venir presto adottata da tutte le lingue del mondo. Negli stati uniti fra il 1970 e il 1978 nacquero molti centri di riflessione di bioetica, che trovò la sua prima sistemazione più compiuta nella famosa "Enciclopedia of bioethics", edita a New York nel 1978. Da questa data si vanno moltiplicando in tutti i paesi del mondo sia i centri di riflessione bioetica che le pubblicazioni relative.
Sono state proposte molte definizioni di bioetica. Esse tuttavia non si discostano molto dalla prima, formulata dall' "Enciclopedia of bioetichs": " la bioetica è lo studio sistematico della condotta umana nell'ambito delle scienze della vita e della cultura della salute, quando tale condotta viene esaminata alla luce dei valori e dei principi morali".
Emerge immediatamente da questa definizione la struttura interdisciplinare che la bioetica richiama:

  • Una riflessione metafisica sull'essere e sulla persona;
  • Un quadro razionalmente coerente di principi etici;
  • L'apporto della scienza biologica e della tecnica medica;
  • L'applicazione dei principi etici all'ambito bioetico.

Poiché però non tutti i moralisti prendono come riferimento i medesimi principi etici, le loro conclusioni convergono su alcuni punti e divergono su altri. Per questa ragione è lecito non solo parlare di bioetica ma bensì di bioetiche, riferendosi così a varie scuole (personalista, utilitaristica, contrattualistica), anche se in Italia il vero dibattito è fra etica "cattolica" e "laica".
Possiamo raggruppare l'attuale ricerca bioetica italiana, che si presenta molto vivace, in quattro filoni principali: ufficiale, accademico, laico, cattolico.

La bioetica ufficiale si esprime attraverso:

  • La legislazione ordinaria: trapianti, contraccezione, aborto, consenso all'assistenza psichiatrica, ratificazione del sesso, tossicodipendenze, AIDS, accertamento della morte.
  • Il Comitato Nazionale per la Bioetica, istituito dalla Presidenza del consiglio con Decreto del 28 Marzo 1990. Il comitato è composto da quaranta membri ed ha una struttura interdisciplinare con propri pareri sulle questioni più scottanti quali: l'embrione e la riproduzione umana, la biomedica, la sperimentazione di farmaci, la fine della vita , il rapporto con il malato o gruppi di pazienti particolari.
  • I Comitati di Bioetica istituiti presso le ASL, gli ospedali e le case di cura.
  • I Codici Deontologici delle professioni sanitarie.

La bioetica accademica si esprime attraverso le cattedre universitarie o attraverso istituti di alto e riconosciuto valore scientifico.

  • Istituto scientifico ospedaliero San Raffaele;
  • Istituto di bioetica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma;
  • Società italiana di bioetica presso la cattedra di Antropologia dell'Università di Firenze.

La bioetica di ispirazione laica attraverso:

  • Centro Politeia per la ricerca e la formazione in politica ed etica, fondata nel 1983 a Milano; pubblica la rivista trimestrale "Notizie di Politeia";
  • Centro di Bioetica di Genova, fondato nel 1984;
  • Centro di bioetica presso l'istituto Gramsci;
  • Gruppo di Attenzione alle biotecnologie.

La bioetica di ispirazione cattolica attraverso:

  • Centro internazionale di Studi sulla Famiglia;
  • Progetto Etica e Medicina;
  • Istituto Siciliano di Bioetica.
  • ASPETTI FILOSOFICI

La natura è ordinata

Chi si accinge ad esaminare la realtà con l'intento di realizzare dei modelli, pensa anzitutto che la natura non sia caotica in senso assoluto, ma che essa sia ordinata secondo leggi necessarie e immutabili. Le attuali leggi naturali erano valide in passato e lo saranno in futuro: ciò offre un fondamento credibile alle sue rappresentazioni e previsioni.

La natura è complessa

Dire ordine non significa però affermare la semplicità della natura. Le leggi sulle quali essa regge i suoi processi sono numerosissime, con rapporti reciproci complessi e solo in parte conosciuti. Per questa ragione molti fenomeni reali danno l'impressione di procedere in modo casuale, disordinato.
Si tratta però di un caos non assoluto, ma deterministico, cioè dovuto al fatto che la nostra mente non può, né potrebbe cogliere l'enorme complessità dei rapporti e quindi interpretare ogni processo naturale in modo isolato dagli altri.

La natura è razionale

Oltre che ordinata e complessa, la natura è anche razionale. Razionale significa conoscibile, almeno in parte, alla mente umana, anche se il processo di conoscenza è cumulativo nel tempo e difficilmente raggiungibile generazione dopo generazione.

Aspetti epistemologici

I modelli si possono classificare secondo vari criteri.
La procedura di costruzione dei modelli prevede alcune tappe:

  • Analisi di un sistema complesso, così da individuarne le strutture fondamentali, le costanti e le variabili, le leggi che ne regolano i rapporti;
  • Scelta delle strutture e grandezze, leggi da accogliere e da ignorare in vista dell'obiettivo che ci si pone nella realizzazione del modello;
  • Calibrazione e validazione del modello attraverso esperimenti su campioni reali, nei limiti del possibile;
  • Funzionamento del modello che ci permette di simulare la realtà, così da servire come supporto alla decisione che necessariamente bisogna prendere nella pratica. Fatti e decisioni diverse producono scenari diversi nell'evoluzione del modello e quindi, si pensa, proporzionalmente anche nella realtà.

Le tappe appena elencate non sono rigorosamente in senso cronologico: ciascuna ha un effetto di rotazione sulla precedente, perciò può costringere ad un ripensamento.

 

Classe 5a S. A. Merici anno 1999-2000
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