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La scienza nella Grecia del V secolo a.C. era condizionata dalla filosofia; in Atene gli scienzati ed i filosofi proseguivano nel loro lavoro senza attaccare esplicitamente la fede popolare. Per i Greci la matematica era uno strumento che serviva alla logica, anzicché alla pratica. L'aritmetica prima dell'età di Pericle era ancora primitiva. Essi usavano un segno verticale per indicare l'uno, due segni per indicare il due, tre segni per il tre; il cinque, dieci, cento, mille, diecimila erano espressi con le lettere iniziali della parola greca corrispondente, pente, deka, ekaton, chiboi, myriai. Essi avevano un sistema decimale, dueodecimale e sessagesimale e utilizzavano un abaco per semplificare i calcoli. La geometria era uno degli studi preferiti dai filosofi per il suo interesse teorico, per il fascino della logica deduttiva e per l'unione di precisione e chiarezza, nonché' per i suoi valori pratici. Tre problemi attrassero i geometri e i matematici greci: la quadratura del cerchio, la trisezione dell'angolo ed il raddoppiamento del cubo. Nel 440 a.C. circa Ippocrate di Chio pubblicò il primo testo di geometria che si conosca e risolse la questione della quadratura della luna. La geometria entrò anche nella loro arte, costituendo, il motivo ornamentale di numerose forme di ceramica, nonché determinando le proporzioni e le curve del Partenone. L'astronomia fu proibita dalla legge ateniense durante il governo di Pericle, a causa delle continue lotte tra la religione e la scienza .Ad Agrigento, Empedocle fu il primo a suggerire che la luce impiegava tempo per raggiungere un altro punto. A Elea, Parmenide annunciò la sfericità della terra e divise il pianeta in 5 zone, osservando che la luna ha sempre la parte luminosa rivolta verso il sole. A Tebe, Filolao affermò che la terra non era al centro dell'universo e la classificò uno tra i tanti pianeti che ruotano attorno al sole. Leucuppo attribuì l'origine delle stelle alla combustione incandescente. Democrito descrisse la via lattea come una moltitudine di piccole stelle. Ma quando Anassagora tentò simili studi ad Atene trovò ostili il popolo e l'assemblea. Giunto da Claromene nel 480, egli trascurò persino il proprio patrimonio per dedicarsi a tracciare mappe della terra e del cielo, e cadde in povertà mentre il suo libro era proclamato il più grande lavoro scientifico. L'universo, diceva Anassagora, era in origine un caos di diversi semi (spermata), pervaso da una mente che ordinava i semi primordiali, disponendoli in un vortice rotatorio. Questa rotazione deviava i semi in quattro elementi: fuoco, aria, acqua e terra e separava il mondo in due strati: etere (esterno) e aria (interno). Egli sosteneva che il sole e le stelle fossero mosse da rocce ardenti, mentre i venti fossero dovuti alla rarefazione dell'atmosfera prodotta dal calore del sole e che il tuono fosse causato dalla collisione di masse d'aria e i lampi dall'attrito che ne derivava. Cleone, suo rivale, presentò un'accusa contro Anassagora, imputandolo di aver descritto il sole (ancora un dio per il popolo) come una massa infuocata. Anassagora sostenne l'accusa con la difesa anche di Pericle, ma poi fu condannato. Per sfuggire alla condanna Anassagora fuggì a Lampsaco, dove si guadagnò da vivere insegnando filosofia (secondo un'altra versione egli fu imprigionato ad Atene ma mentre era in attesa della sentenza Pericle ne organizzò la fuga). Morì pochi anni dopo all'età di 73 anni. La mancanza di cognizioni astronomiche degli Ateniesi si rifletteva sul loro calendario. Non ne esisteva uno unico per tutta la Grecia, ma ve ne erano di diversi in ogni città-stato. Un calendario attico calcolava i mesi in base alla luna e gli anni in base al sole. Poiché' gli anni solari formavano 360 giorni, si aggiungeva un tredicesimo mese. Siccome questo computo portava 10 giorni in eccedenza, Solone introdusse mesi alterni di 29 giorni e di 30, formati da tre settimane di dieci o nove giorni. Altre scienze fecero grossi passi in avanti, come la geologia formulando anche ipotesi come la nascita dello stretto di Gibilterra in seguito ad un terremoto e che il Mediterraneo ed il Mar Rosso fossero un tempo comunicanti con Suez. La fisica invece rimase inesplorata. Nel V secolo a.C. la medicina greca era in gran parte legata alla religione e le cure delle malattie erano ancora praticate dai sacerdoti del tempio. La terapia usata si serviva di una combinazione di medicina empirica e di solenne rituale, probabilmente venivano utilizzate anche l'ipnosi ed alcune forme di anestesia. Dalla medicina religiosa si separò la medicina laica, ma tra queste due non ci fu mai accordo. La medicina laica fondò quattro grandi scuole: Cos, Cnido, Crotone e Agrigento, da dove uscirono medici come Empedocle, Democede e Ippocrate. Quest'ultima nacque a Cos nello stesso anno di Democrito e i due divennero grandi amici. Suo padre era medico e fece il suo tirocinio tra gli invalidi. Ippocrate conquistò una grande fama tra Perdicca di Macedonia e Anterse I; nel 430 fu chiamato anche ad Atene per curare una grave pestilenza. Morì all'età di 83 anni, lasciando molti testi di medicina, letture per studenti, rapporti su ricerche, annotazioni cliniche. Di tutte queste composizioni solo quattro sono da attribuire veramente ad Ippocrate: "Aforismi" e "Prognostici". Il regime delle mallattie acute e "Le ferite del capo", il resto fa parte del "Corpus Hippocratianum". Ippocrate consigliava di pregare per scacciare le malattie e a volte ai suoi pazienti recitava frasi filosofiche. L'intelligenza di Ippocrate fu tipica del periodo di Pericle: contrario al mestiere e stanco del mito, riconosceva il valore della religione. Egli affermava che le cure dovevano procedere in base ad accurata osservazione ed attento studio dei casi e dei fatti specifici. Ippocrate sosteneva che il corpo fosse composto di sangue, catarro, bile gialla, bile nera, e che godesse di una perfetta salute se questi elementi fossero stati proporzionati. Tra le malattie in quell'epoca si conosceva l'epilessia, la parotite epidemica, setticemia puerperale o febbre quotidiana. Ma rimanevano ignoti il vaiolo, la scarlattina, la rosolia e la sifilide. Il punto debole della medicina di Ippocrate era la diagnosi, infatti gli era convinto che il buon medico dovesse imparare con esperienza e prevedere gli effetti delle varie condizioni del corpo (prognosi). Le cure ippocratiche si servivano ben poco dei medicamenti, ma si basavano in massima parte sulle virtù terapeutiche dell'aria aperta, dalle supposte, degli enemi, dei salassi, degli unguenti, dei massaggi e della idroterapia. La chirurgia nella Grecia del V secolo era un'attività non specifica: la letteratura ippocratica descrive alcune operazioni e dei metodi per le slogature delle spalle e della mascella. Il trattato di Ippocrate "del medico" impartiva indicazioni per la preparazione della camera operatoria, per la pulizia delle mani, per il modo di usare gli strumenti e per le posizioni per il paziente. A quell'epoca c'erano dei medici falsi, che usavano la medicina come metodo di vendetta. Così Ippocrate portò ad un altissimo livello la medicina con il famoso "Giuramento di Ippocrate" che imponeva al medico di:

  • cercare di aiutare e guarire i pazienti;
  • astenersi dall'abuso di qualsiasi uomo o donna;
  • astenersi dal divulgare fatti personali del paziente;
  • curare la pulizia;
  • non approfittare della ricchezza del paziente;
  • prestare qualche volta la propria arte gratuitamente.

 


Classe 5a S. A. Merici anno 1999-2000
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