L'età del gotico

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  • L'ETA' DEL GOTICO: LA SCIENZA CRISTIANA

I romani avevano riconosciuto il valore della scienza applicata (la tecnologia), ignorando però la scienza pura. L'indifferenza dei romani si allegò con quella dei cristiani, lasciando morire la corrente di studi scientifici già molto priva delle innovazioni barbariche. Ciò che era rimasto della scienza greca in Europa restò sepolto nelle biblioteche di Costantinopoli e nel nono secolo la scienza greca arrivò nell'Islam e provocò nel pensiero mussulmano uno dei più sorprendenti risvegli culturali della storia. La scienza e la filosofia nell'occidente medioevale si diffusero sotto forma di miti, leggende, miracoli, demoni, presagi, magie, astrologia, divinazione, stregoneria. Nell'Europa Occidentale dal sesto secolo al nono secolo si diffusero queste credenze soprattutto tra il popolo, ma anche tra le persone di cultura. Per esempio, l'abitudine di attribuire poteri magici a certi numeri passò da Pitagora ai padri della Chiesa. La chiesa lottò contro il paganesimo della superstizione, condannò molte credenze e pratiche ed istituì per queste pene di varia severità. La forma più semplice di magia era l'incantesimo e la validità della stregoneria era ammessa quasi universalmente. Alcune donne erano ritenute in grado di ferire o uccidere con il malocchio. La Chiesa in un primo tempo si mostrò piuttosto indulgente verso queste credenze popolari, considerandole residui di paganesimo che si sarebbero estinti da soli, ma poiché esse andavano acquistando importanza e diffusione, l'Inquisizione nel 1298 iniziò la sua campagna per la soppressione della stregoneria, mandando al rogo le streghe.

  • LA MAGIA E LA MEDICINA

La medicina nel medioevo era per buona parte un settore della teologia e del rituale ecclesiastico. I buoni medici accettavano volentieri l'alleanza della fede religiosa come mezzo per effettuare le guarigioni. Raccomandavano infatti di pregare e di portare addosso amuleti. La magia invase non solo il campo della medicina, ma anche quello della conoscenza. Gran parte degli antichi sistemi pagani di divinazione del futuro o di evocazione dei morti continuarono ad essere usati per tutto il medioevo, nonostante l'opposizione della Chiesa. Gli storici più seri del medioevo ritennero che gli avvenimenti importanti fossero preannunciati da messaggi, visioni, profezie o sogni. Quasi tutti i sistemi di divinazione praticati nell'antichità sono in uso ancora oggi. Nella maggioranza delle università medioevali si tenevano corsi di astrologia, cioè la scienza degli astri; l'astronomia era un ramo dell'astrologia e subordinata agli interessi di quest'ultima. La Chiesa e l'Inquisizione nel 13° secolo facevano sentire la loro influenza anche nel campo scientifico. Le università erano per la maggior parte soggette al controllo delle autorità ecclesiastiche. Sembrano poche le conquiste della scienza occidentale nel medioevo, ma furono raggiunte in un ambiente ostile dove regnavano superstizione e magia.

  • IL RISVEGLIO CULTURALE EUROPEO DOPO IL 1150

Dopo il 1150 la mente dell'Europa occidentale si risvegliò dal suo torpore e gli uomini cominciarono a discutere le affermazioni dell'antico mondo greco. Nel giro di un secolo tutta l'Europa latina era animata da fermenti di studi latini e filosofici.

  • LEONARDO FIBONACCI

Leonardo Fibonacci nacque a Pisa nel 1180. Il padre lavorava in Algeria dove Leonardo lo raggiunse e fu educato da un maestro mussulmano. Imparò la matematica di Archimede ed Euclide, D'Ero e di Diofanto. Nel 1202 pubblicò il "Liber Abaci", che trattava dei numeri indiani, dello zero e del sistema decimale. Quest'opera segnò il risveglio della scienza matematica nel mondo cristiano-latino, ma purtroppo soltanto pochi matematici si resero conto che il nuovo simbolo, lo zero, e la possibilità di allineare unità, decine e centinai, apriva la strada a nuove possibilità di sviluppo nel campo matematico, che l'uso degli antichi numeri greci, romani ed ebraici avrebbero ostacolato. La matematica nel medioevo aveva tre compiti: servire le meccanica, la ragioneria, e la cartografia astronomica. La matematica, la fisica e l'astronomia erano strette alleate e chi si occupava dell'una generalmente contribuiva anche allo sviluppo delle altre.

  • L'ASTRONOMIA E L'ASTROLOGIA

L'interesse per l'astronomia fu tenuto vivo dalle necessità della navigazione e dalla passione per l'astrologia. Era in uso la concezione Tolemaica della terra come centro dell'universo. Tra gli studiosi che disapprovavano questa teoria emerse la concezione di Copernico, primo a portare avanti un'altra idea, secondo cui il Sole, e non la terra, stava al centro, circondato dagli altri corpi celesti. Gli strumenti e le tavole astrologiche furono importate dall'Islam o furono copiate da originali islamici. L'accumularsi di nuove conoscenze faceva risaltare le imperfezioni del calendario di Giulio Cesare. La scienza che meno progredì nel medioevo fu la geografia. Grazie alla rinnovata passione per i viaggi e alla curiosità, però, gli uomini del medioevo iniziarono a vagabondare per l'Europa e per l'Oriente, arricchendo lentamente le conoscenze sulla geografia.

  • I VIAGGIATORI EUROPEI E L'ESPLORAZIONE DELLE TERRE SCONOSCIUTE.

Un monaco irlandese, San Fergil, intorno al 748 d.C. avanzò l'ipotesi che esistesse "un altro mondo e altri uomini sotto la terra". Alberto Magno e Ruggero Bacone accettarono l'idea, ma essa rimase solo un'ipotesi condivisa da pochi finché Magellano non circumnavigò il globo. Fra gli europei, i più famosi scopritori del lontano oriente furono i membri della famiglia veneziana dei Polo, che compirono numerosi viaggi a Costantinopoli, Bokhara, Shangtu, Giava, Sumatra, Singapore, Ceylon e il golfo persico. Nel 1298 Marco Polo fu fatto prigioniero e in carcere detto a un compagno di prigionia "Il miglione". Le notizie contenute in questo libro servirono per aprire nuove strade al commercio e per formare nuove idee e quindi le nuove teorie geografiche che Colombo avrebbe successivamente usato per il suo viaggi alla ricerca delle Indie, scoprendo in realtà l'America. Con l'aumentare del commercio e dei viaggi per mare, la cartografia cercò di raggiungere un livello più elevato di precisione, creando così delle mappe più adatte e aggiornate per lunghi viaggi. L'opera che in epoca medioevale fu più strettamente scientifica fu "De arte venandi cum avibus" , cioè "L'arte di cacciare con gli uccelli", scritta da FedericoII. Quest'opera studiava il comportamento degli uccelli, in genere falconi, che venivano addestrati per cacciare.

  • LA MECCANICA, LA FISICA E LO SVILUPPO DELL'OTTICA DELLA CHIMICA E DELL'ALCHIMIA.

La scienza della meccanica ebbe nel 13° secolo un insigne monaco domenicano precursore di molti fra i concetti basilari di Isacco Newton: Jordanus Memorarius, che fece suoi i numeri indiani e contribuì allo sviluppo dell'algebra, usando regolarmente le lettere al posto dei numeri per le formule generali. Il progresso della meccanica portò lentamente a nuove innovazioni e nel 1271 Roberto d'Inghilterra formulò in modo chiaro la teoria dell'orologio a pendolo. Nel 1288 esisteva un grande orologio in Westminster e, circa nello stesso tempo, altri giganti del genere apparvero in chiese del continente, ma nessun documento attesta che furono completamente meccanici. Per quanto riguarda l'ottica, risultato degli studi su quest'ultima fu l'invenzione degli occhiali. Già i greci antichi avevano costruito lenti d'ingrandimento, ma l'invenzione di lenti che aiutassero l'occhio a mettere a fuoco gli oggetti poté essere realizzata soltanto dopo ulteriori ricerche sulla geometria della rifrazione. L'invenzione è generalmente attribuita a Salvino d'Amato; sulla sua lapide, che porta la data del 1317, si legge: " Inventore degli occhiali". Nel 1305 un medico di Montpellier annunciò che aveva inventato la lavanda oculare che rendeva superfluo l'uso degli occhiali. La chimica invece ebbe un notevole impulso nelle ricerche alchimistiche. Dal 10° secolo in avanti si continuarono a tradurre testi in latino di questa materia e ben presto l'occidente fu invaso dall'alchimia. Numerosi re d'Europa chiamarono alle loro corti alchimisti nella speranza di recuperare i loro tesori cambiando vili metalli in oro. Nel 1307 la Chiesa condannò l'alchimia come arte diabolica, ma questa continuò al essere praticata ugualmente.

  • LA RINASCITA DELLA MEDICINA

Nel medioevo, soprattutto fra i poveri, la medicina era mescolata alla fede ed alle superstizioni. Ci si curava con erbe, impiastri, preghiere, e formule magiche. Fino al 1139 anche alcuni membri del clero praticavano la medicina e le cure ospedaliere erano solitamente disponibili nei monasteri e nei conventi; poi, con lo sviluppo della scienza medica laica, la Chiesa proibì gradatamente al clero la pratica pubblica della medicina. I medici ebrei diffusero nel mondo cristiano la cultura medica dei greci e degli arabi e la scuola di Salerno concentrò il sapere di quattro diverse tradizioni: latina, greca, ebrea e mussulmana. Dopo il 1268 questa scuola fu superata in importanza da quella di Napoli e non se ne ebbero più notizie. Tuttavia c'erano molte altre valide scuole di medicina nel XIII secolo, a Bologna, Padova, Ferrara, Perugia, Siena, Roma, Montpellier, Parigi e Oxford. Le medicine erano numerosissime, ottenute sia da sostanze animali sia da vegetali. Molte medicine furono importate dai paesi islamici e conservarono il loro nome arabo. I medici laureati non abbondavano in Europa, quindi erano una classe sociale elitaria e in alcuni casi, soprattutto per curare i poveri, erano retribuiti dalle autorità cittadine. Il più famoso tra i medici cristiani di questo periodo fu Arnaldo di Villanova. In questo periodo la chirurgia progredì rapidamente, più di qualunque altro settore della medicina, poiché le guerre fornivano moltissimi casi di soldati feriti. La chirurgia era però ritenuta inferiore alla medicina vera e propria, perché barbieri e praticanti esercitavano spesso quest'ultima. Iniziò anche la pratica di vissezionare cadaveri ed anche di pulire una ferita per curarla, in contrasto con la pratica dei chirurghi mussulmani. Il medioevo segnò un grande progresso rispetto all'antichità per quanto riguarda gli ospedali, poiché il senso di carità cristiana diede ampio sviluppo a queste istituzioni. Il primo ospedale del mondo cristiano fu fondato da Fabiola a Roma intorno al '400, ma presto ne sorsero moltissimi altri, quasi tutti gestiti da religiosi e spesso all'interno di un monastero. Le malattie considerate contagiose erano otto: la Peste bubbonica, la Tubercolosi, l'Epilessia, la Scabbia, il Carbonchio, il Tracoma, la Lebbra e la Risipola, o fuoco di S. Antonio. In particolare le ultime due erano considerate le più contagiose e richiedevano speciali precauzioni. Nel medioevo la gente era troppo povera per essere pulita e nutrita convenientemente, questo spiega l'eccezionale frequenza di epidemie; sembra probabile che solo la metà dei nati giungesse alla maturità. L'Italia era il paese più progredito quanto ad eliminazione dei rifiuti, ma le infezioni malariche che infestavano le pianure attorno a Roma rendevano la città insalubre, causando così la morte di messi politici e visitatori.

  • ALBERTO MAGNO : 1193-1280

Tre uomini si distinguono in questo periodo come benemeriti della scienza: Abelardo di Bath, Alberto Magno, Ruggero Bacone. Il primo formulò in modo chiaro la teoria dell'indistruttibilità della materia, divenendo un brillante esempio del risveglio intelletuale nell'Europa cristiana nel XII° secolo. Alberto Magno non ebbe lo spirito scientifico di Abelardo, ma con la sua curiosità cosmica e le varie e numerose sue opere gli guadagnarono l'appellativo di "magno". Egli si rifiutò di spiegare i fenomeni naturali in termini teologici, ricorrendo alla volontà di Dio: "Dio", egli sostiene, "agisce attraverso cause naturali e qui noi dobbiamo cercarlo". Il suo concetto di esperienza era condizionato dalla fiducia che riponeva nell'autorità di Aristotele. Non si fermò al di sopra del suo tempo per quanto riguarda l'astrologia e la divinazione; attribuì poteri straordinari a gemme e pietre e sostenne di aver visto con i propri occhi uno zaffiro che guariva dalle ulcere. Accettò l'alchimia, cioè la teoria della trasmutazione degli elementi, e la sua maggiore opera scentifica fu un trattato di botanica. Avvantaggiati da una distanza di secoli, noi troviamo nelle opere di Alberto Magno molti errori, ma se le consideriamo sullo sfondo intelletuale del loro tempo vediamo come esse rappresentino una delle maggiori conquiste della mente medioevale.

  • RUGGERO BACONE

Il più famoso degli scienziati del medioevo nacque nel Somerset intorno al 1214. Egli eccelse nella scienza medica e cominciò a scrivere un trattato sul modo di alleviare i malanni della vecchiaia. Per raccogliere dati, visitò l'Italia e la Magna Grecia, dove studiò il greco ed ebbe occasione di conoscere anche opere musulmane di medicina. Bacone si dedicò con passione alla matematica, anticipando notevolmente quella moderna e sostenendo che, sebbene la scienza debba usare l'esperimento come metodo, non può dirsi completamente scientifica se non dopo aver trasformato le conclusioni in forma matematica. Lavorò con tale ardore e intensità che nel 1256 le sue condizioni fisiche non lo sostennero più e dovette ritirarsi dalla vita universitaria. Probabilmente fu in tale periodo che Bacone compose alcune delle sue opere, tra le quali, la maggiore fu "L'opus Maius": 800 pagine divise in 7 trattati. La più profonda intuizione di Bacone fu la sua anticipazione di un problema che si è presentato chiaramente soltanto nel nostro tempo, vale a dire la convinzione che la sola scienza non basti a salvare l'uomo.

  • GLI ENCICLOPEDISTI

Tra la filosofia e la scienza, si trovano gli INDANIH, spiriti enciclopedici che tentarono di ordinare e unificare il sapere sempre più vasto del loro tempo, riducendo la scienza e l'arte, l'economia e la politica, la filosofia e la religione, la letteratura e la storia, inquadrandole in un tutto unico che servisse come base alla scienza. Il 13° secolo fu ricco di enciclopedie e di summae, sintesi di tutto lo scibile. Intorno al 1266 Brunetto Latini scrisse una breve enciclopedia della scienza, della morale, della storia e del governo. La più nota enciclopedia del medioevo cristiano fu lo Specolum Maius di Vincenzo Beauvais. Egli non aveva pretese di originalità, ma proponeva semplicemente di raccogliere trattati da autori latini, greci e arabi. Trasmise fedelmente gli errori di Plinio, accettò le meraviglie dell'astrologia e riempi le sue pagine con le qualità occulte delle pietre e delle piante.

 


Classe 5a S. A. Merici anno 1999-2000
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