Laboratori

Italiani e alterità
 

Il progetto educativo proposto alle scuole elementari sul rapporto con l’alterità sviluppatosi in Italia tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento (Scheda n.6) può essere completato da un laboratorio appositamente ideato per insegnare ai ragazzi a leggere le immagini di propaganda.
Dopo la proiezione di diapositive selezionate dalle mostre sul tema del razzismo, ospitate negli anni precedenti presso il Museo storico, gli studenti ‘esplorano’ e analizzano, con la guida dell’operatore, alcune vignette, apparse sui giornali in epoca fascista, che raffigurano ebrei e africani: essi scoprono il significato e il ruolo del ‘segno grafico’ nelle campagne di propaganda razziale, acquisendo una capacità di lettura delle immagini e dei messaggi da esse veicolati applicabile anche a epoche diverse e a contesti diversi (pubblicità, religione, arte ecc).

 

L’esperienza si conclude con la realizzazione di un disegno ‘razzista’: ai ragazzi viene letta una filastrocca pubblicata nel Ventennio ed essi sono invitati a disegnare la figura da essa descritta. In questo modo sperimentano come il ‘segno grafico’ può perdere la propria innocenza e trasformarsi in un veicolo di messaggi pervasivi, recepibili più facilmente perché il veicolo prescelto, nella sua semplicità, aggira i filtri critici della coscienza.

 


La filastrocca


Pubblichiamo alcuni disegni realizzati da una classe della scuola Felice Moretti di Zanica:


Storia in musica: un percorso nel Novecento


Il percorso

L’idea di affiancare, contestualmente alla mostra-laboratorio presso il Museo storico “Age of extremes. Materiali per la storia del Novecento”, un percorso musicale-storico è parsa particolarmente significativa come occasione didattica e come uno dei possibili filoni d’indagine atti a incentivare curiosità e motivazione, a promuovere conoscenze, a sviluppare altri itinerari in un’ottica trasversale, foriera di contributi aperti alla riflessione sul nodo focale passato-presente.
Nell’“età degli estremi”, densa di eventi e processi i cui effetti perdurano ancora e sembrano proiettarsi nel futuro, le specificità del linguaggio musicale assumono una forza nuova diventando, grazie alla riproducibilità dei suoni e all’avvento dei media – si pensi in primis alla radio che ha provocato, come scrive Mc Luhan, la prima grande implosione elettronica, cioè un totale capovolgimento dei significati della civiltà alfabeta occidentale –, specchio e filtro dei cambiamenti socio-economici, ma anche della percezione, soggettiva e collettiva, del tempo esistenziale e di quello storico di un secolo che si connota essere di massa e delle masse.
La referenza cardine del Novecento, quella dei conflitti intesi in senso lato, può essere ancora una volta il punto di partenza per riflettere sull’asse binario modernizzazione-tecnologia ed evoluzione-alterazione degli equilibri storici e individuali. In tale contesto e secondo tale prospettiva, le diverse espressioni musicali (dagli inni alla canzone) sono uno strumento didatticamente duttile per aprire una pluralità di letture e di elaborazioni proprio perché si collocano in alcuni snodi fondamentali del Novecento. La musica leggera, divenuta patrimonio di massa, fruibile da tutti gli strati della società su cui ha una fortissima incidenza rispetto a tutte le manifestazioni culturali ‘dotte’, è un formidabile documento vivo dei cambiamenti e dello spirito di un intero periodo: può, quindi, essere utilizzata per richiamare e ricostruire un clima. Come ha scritto P. P. Pasolini, del resto,“Niente meglio delle canzonette ha il potere magico, abiettamente poetico, di rievocare un tempo perduto. E anche la parte odiosa, repellente di un’epoca aderisce per sempre alle note di una canzonetta”.

Partendo da queste considerazioni il Gruppo didattico culturale del Museo ha elaborato  un laboratorio sulla musica del Novecento, un percorso storico rivolto all’utenza scolastica.
Le ricerche e la strutturazione del laboratorio intendono proporre un’analisi delle manifestazioni musicali nel loro essere ‘colonna sonora’ di fenomeni complessi e sfaccettati in cui coesistono canti di propaganda, di lavoro, di consenso e dissenso, di sentimenti e stati d’animo di appartenenza e/o allontanamento.
Canzoni e canzonette rimandano ai rapporti con l’industria culturale che muove i primi passi all’inizio del Novecento: nel 1913 inizia l’era del disco, negli anni venti esiste già un mercato discografico, nel clima post bellico della Grande guerra si diffonde la febbre del ballo, nel 1925 cominciano le trasmissioni dell’Eiar, si hanno la nascita delle prime orchestre di musica leggera e il fenomeno del divismo. La sinergia con cui lavorano i media ha un ruolo rilevante per la diffusione di temi, gusti, mode, informazioni, miti, che possono essere analizzati da più angolazioni, ma che sono, comunque, cartina di tornasole del rapporto con il tempo in un tempo di profondi conflitti.
I mezzi di comunicazione di massa hanno una forza dirompente, perché sono in grado di modificare in un grande spazio e in poco tempo abitudini, comportamenti consolidati grazie alla propria capacità di coinvolgimento, e quindi persuasiva, incentivando l’identificazione in modelli nuovi: il divismo, il leader, la razza, ecc. La canzone come ‘oggetto’ della comunicazione si presta, in ultima analisi, a stimolare una pluralità di ricerche e approfondimenti in diverse direzioni quali ad esempio: il ruolo e la funzione dell’editoria e delle case discografiche; i rapporti con la radio e il cinema; l’intervento e il controllo dello Stato.






L’attività laboratoriale, il cui ambito cronologico abbraccia i primi 45 anni del secolo scorso, avrà come momento preliminare essenziale la visita alla mostra e come obiettivo quello di essere uno strumento per leggere soprattutto la storia del Novecento anche nelle sue propaggini attuali.
Da un punto di vista metodologico e contenutistico si focalizzerà l’attenzione sull’ascolto guidato di alcuni brani che sono stati scelti in stretta connessione con il percorso della mostra stessa, secondo la seguente scansione:

LE PREMESSE L’EMIGRAZIONE Mamma mia dammi cento lire
LE DONNE La lega
I CONFLITTI DEL LAVORO Inno dei lavoratori; Bandiera rossa
IL COLONIALISMO Tripoli; Faccetta nera; Ti saluto vado in Abissinia

LA GUERRA TOTALE CANTI DELL’ADDIO Addio, mia bella addio; Addio a Lugano
CANTI MILITARI Il Piave; Tapum; La tradotta

LA PROPAGANDA IL CONSENSO Giovinezza; Vincere
IL DISSENSO Pippo non lo sa; Fischia il vento; Bella ciao
I SENTIMENTI Mille lire al mese


Durante questo primo momento, che si svolgerà in Museo sotto la guida degli operatori, sarà dato spazio a tutte le possibili osservazioni degli studenti anche con l’ausilio di una scheda operativa da ridiscutere e sistematizzare in classe; con questo strumento si solleciteranno: l’analisi testuale delle canzoni ascoltate e l’estrapolazione delle problematiche e dei raccordi più significativi.

L’intervento proseguirà autonomamente in classe con la traduzione didattica degli strumenti e delle indicazioni date e, si spera, con la produzione di ‘elaborati’ che dovrebbero permettere la verifica delle ricadute, dell’efficacia e della ‘spendibilità’ dell’attività stessa.


Marcella Lombardo - Giovanna Manca

Sono diponibili in formato pdf i seguenti documenti:


L'immagine della Città

L’immagine della città é un laboratorio che illustra il volto di Bergamo tra Ottocento e Novecento con l’ausilio di mappe digitalizzate e cartacee, aerofotografie, brani letterari, cartoline ecc.
Duplice l’obiettivo dell’iniziativa: presentare una panoramica sulle forme di rappresentazione dell’ ‘imago urbis’ nei secoli e aiutare i ragazzi e gli adulti a collocarsi nel tempo e nello spazio in riferimento alla città, analizzandone la struttura urbana in momenti diversi della sua storia, individuando i mutamenti occorsi e i possibili legami tra questi mutamenti e gli eventi socio-politici.
Il laboratorio utilizza il lavoro dell’architetto Paolo Oscar, che ha informatizzato i dati catastali di Bergamo e dei comuni censuari, alla data del 1853, attraverso un software di Sgi (sistema geografico informativo). Le informazioni così raccolte ed elaborate sono visibili sotto forma di mappe tematiche, di tabelle, di immagini e sono ricercabili secondo differenti chiavi.

Due sono i percorsi elaborati

Per le scuole elementari (Scheda 4) è prevista un’introduzione sul concetto di ‘rappresentazione del territorio’ e sulle modalità di rappresentazione adottate in passato e oggi (cartografia, catasto, aerofotografia, digitalizzazione ecc), seguita da una panoramica sull’evoluzione urbanistica di Bergamo nei secoli. Conclude l’esperienza un gioco, che insegna ai ragazzi a leggere le mappe e le fotografie e a cogliere i mutamenti urbanistici da esse rivelati: dotati di schede illustrate, essi devono ricercare un edificio, una strada o un monumento nelle rappresentazioni della città dall’Ottocento a oggi, individuando eventuali diverse denominazioni.

Per le scuole medie (Scheda 4) il progetto prevede anche un'ampia lezione introduttiva in classe sul tema della rappresentazione del territorio.


Per le scuole superiori (Scheda 3) e per il pubblico adulto la parte ludica del laboratorio è sostituita dalla lettura di brani letterari che descrivono Bergamo in momenti diversi della sua storia e dalla possibilità di utilizzare il software di Sgi nella sala multimediale del Museo.
 


 

Una scheda illustrata consegnata agli studenti delle elementari e delle medie durante il gioco
 

Una delle mappe elaborate dall’architetto Paolo Oscar

L’aerofotografia che rappresenta città alta nel 1924