I musei di storia per la didattica, una didattica per i musei di storia
Ivo Mattozzi

    0.   Una sorta di colloquio e di ragionamento con Mauro Gelfi, con Gigliola De Martini e con altri esperti di museologia.

  1. Il disagio di chi assume il punto di vista didattico
    Il museo di storia (del risorgimento .... ) ha caratteristiche peculiari. Come è stato ben detto esso è nato in un presente in cui si intendeva ingessare il rapporto presente/passato/presente in una modalità che fosse valida per sempre e funzionasse per sempre come veicolatrice dei valori legati al processo di unificazione nazionale (o al processo di riscatto dal fascismo, per i musei del "secondo risorgimento"). La selezione degli oggetti e la loro esposizione sono legati all'eventografia e ai personaggi. Il loro significato era anche quello di far pensare la storia locale come mero riflesso del processo generale. Ad ispirarne l'organizzazione c'era anche un palese intento pedagogico ed educativo. Ho fatto un esercizio di immaginazione ed ho cercato di pensare come potrebbe essere un museo archeologico organizzato con i medesimi criteri: ad esempio un museo che esponesse solo i reperti sulle guerre civili a Roma e sulla vittoria di Augusto (ad esempio la toga di Cesare, le armi dei congiurati ecc.): sarebbe poco attraente perché‚ si ridurrebbe ad essere un supporto monumentale della narrazione storica.
    Mi pare, che un museo cosi configurato possa essere pensato come risorsa didattica solo ad una condizione: che sia fatto oggetto di percorsi di riflessione sull'uso pubblico dell'immagine autorizzata del passato. Ma l'insieme di oggetti museali percepibili come "monumenti storici" è difficilissimo da convertire all'uso didattico, se l'obiettivo è la costruzione di conoscenze significative di storia contemporanea.
    E' questo, insomma un caso in cui una certa riflessione didattica porta a rivendicare un museo profondamente diverso oppure a rinunciare all'uso didattico del museo. Questa esigenza è sottostante alle idee guida del convegno e le proposte di ridefinizione e riconfigurazione sono improntate alla attenzione per i processi educativi. Mi pare che le finalità formative orientino verso le nuove soluzioni e ciò non può che essere promettente per il rapporto tra didattica della storia e musei di storia.
    lo vorrei che nei musei di storia contemporanea i visitatori potessero trovare l'archeologia della civiltà presente. Che i musei, insomma, contenessero la silloge di oggetti disponibili per ricostruire e/o comprendere aspetti della civiltà ottocentesca o novecentesca, o processi storici contestualizzati: raccolte seriali e interconnesse di oggetti, che possano essere tematizzate e possano consentire esperienze significative di ricerca storico-didattica. I musei di storia contemporanea potrebbero distinguersi dagli altri musei per la presenza non solo di oggetti, non solo di immagini, non solo di documentazione archivistica, non solo di biblioteca ma anche di tracce audio e audiovisive (discografiche, filmiche, televisive ...) adeguate per concorrere con gli altri reperti alla produzione di informazioni su aspetti durevoli di civiltà, di storia sociale, di processi di cambiamento. La combinazione delle fonti audiovisive con quelle più tradizionali potrebbe caratterizzare i musei di storia contemporanea e permettere esperienze formative nuove rispetto a quelle permesse da musei archeologici o di storia non contemporanea.

  2. Il museo fuori di sé
    Per reagire ai limiti originari mi pare che il museo intenda uscire - per così dire - fuori di sé (è un'espressione che è stata usata per gli archivi storici locali). Mostre, percorsi appositamente allestiti, uso degli archivi e dei magazzini, connessione con le tracce territoriali: sono gli ingredienti che ricorrono nelle proposte di molti musei. E' una buona soluzione ed essa permette il dispiegarsi dell'attività didattica.

  3. La questione didattica

    1. Obiettivi: "per il museo sono lo studio, l'educazione, il "far provare piacere" a conoscere i segni, le persistenze materiali delle popolazioni e il loro ambiente (Gelfi), per l'insegnamento di storia: la costruzione di conoscenze, la costruzione del pensiero storico, che vuoi dire capacità di usare le conoscenze e/o le fonti, ma anche capacità di comprendere il rapporto tra musei di storia e uso del passato.... che può dare altrettanto piacere ... ecc.
      Per raggiungere tali obiettivi io non so altro modo che di rendere gli allievi protagonisti del processo di costruzione del sapere grazie alla mediazione didattica di insegnanti e di operatori didattici museali e grazie a quella esperienza di insegnamento e apprendimento definita ricerca storico-didattica e organizzata modularmente.
      La questione della storia locale e del rapporto con la storia non locale. (esempi di Bologna: vita civile a Bologna durante la prima guerra mondiale; i prestiti e l'economia di guerra)

    2. Questione dell'attvità educativa: perché‚ l'educazione non è il punto centrale dell'attenzione? Educazione vs didattica? La didattica e i valori cognitivi come terreno di cultura dei valori civici.

    3. Questione della non episodicità, questione dei programmi e della programmazione. Questione della didattica museale nella riforma della scuola. Questione della curricolazione continuativa di esperienze di apprendimento della storia mediante l'uso di fonti proposte nei musei.

  4. La questione della formazione
    Ridefinire i musei come risorse per i processi formativi e non porsi il problema di preparare le risorse umane capaci di usare le risorse museali e di farne la chiave di volta della mediazione didattica tra i saperi di riferimento e i soggetti in apprendimento mi pare una velleità. E' essenziale, invece, far diventare prioritaria l'esigenza della formazione degli operatori didattici del museo (organici o non all'istituzione museale) e la formazione mirata degli insegnanti.